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Reverse charge

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Cos’è il reverse charge?

 

Anche chiamato inversione contabile, è un meccanismo che ti permette di fare l’inversione contabile dell’IVA direttamente sul destinatario della cessione del bene o del servizio; l’IVA da normativa si contabilizza sul cedente.

 

Di regola la transazione del destinatario al cedente viene effettuata considerando l’applicazione dell’aliquota IVA in fattura calcolata dal cedente; quindi il destinatario paga una fattura con l’addebito dell’aliquota IVA e questa aliquota, successivamente, viene versata, dal cedente, allo Stato.

 

Con l’adozione del reverse charge è possibile invertire questo iter e fare in modo che l’onere di versamento dell’aliquota IVA, allo Stato, non ricada più sul cedente ma direttamente sul destinatario per conto del cedente.

 

La novità in assoluto del reverse charge è lo spostamento del carico tributario dell’IVA dal cedente al destinatario ed è stato creato per contrastare le frodi IVA ancora presenti in particolari settori.

 

Requisiti

Entrambi i soggetti siano passivi d’imposta (IVA), non è possibile effettuare l’inversione contabile ad esempio tra un’impresa e un soggetto privo di partita IVA come non è possibile effettuare il reverse charge su soggetti fiscali non residente nel territorio italiano quindi vi è l’obbligo di registrazione sul territorio italiano.

 

Il reverse charge è conosciuto anche come tax shift o self assessment.

 

Normativa giuridica

Analizzando la normativa vigente, all’art. 17, comma 1 del DPR 633/1972 e alla direttiva n. 2006/112/CE, il principio generale ai, fini IVA, per la cessione di beni e/o prestazioni di servizi definisce come figura il debitore d’imposta colui che durante il suo esercizio (impresa, arti, professioni) effettua operazioni considerate rilevanti per lo Stato. 

 

Tuttavia, per alcune operazioni, è previsto che il debitore d’imposta sia il soggetto passivo verso il quale tali operazioni si effettuino con l’inversione di imposta (reverse charge).

 

Applicazione e emissione

In pratica avviene questo:

  • il venditore non applica l’IVA quando emette fattura al cliente
  • Il cliente integra, alla fattura ricevuta, l’aliquota di riferimento all’operazione in fattura e successivamente procede con la duplice annotazione:
    • registro acquisti;
    • registro vendite;

 

E per poter applica il reverse charge si può procedere in due modi (artt. 23, 24 e 25 del DPR 633/1972):

  1. il cliente emette un’autofattura al posto del venditore e successivamente fa una doppia annotazione della stessa sul registro:
    1. fatture/corrispettivi;
    2. acquisto;
  2. ricevere la fattura senza IVA dal venditore e successivamente il cliente la integra annotandola nei registri:
    1. fatture/corrispettivi;
    2. acquisti;

 

I soggetti e beni interessati

L’inversione contabile si applica per i seguenti settori e soggetti:

    • edili;
    • per la cessione di fabbricati o parte di essi;
    • telefonia;
    • per la cessione di pc, accessori o pezzi;
    • oro;
    • servizi di pulizia;
    • installazione impianti;
    • transazioni con discount;

<li”>enti pubblici

  • enti privati
  • consorzi
  • associazioni

 

 

Reverse charge e la fattura elettronica

Con l’avvento della fatturazione elettronica il reverse charge andrà analizzato in base se si è in UE o in extra UE.

 

Questa situazione è stata definita, quindi chiarita, dalla circolare 14/E del 2019 e dalla FAQ 36 del 07/2019 dell’Agenzia delle Entrate che ricorda la non obbligatorietà di emissione della fattura elettronica bensì solo l’obbligo di trasmissione del dato (esterometro) dato che si tratta di operazioni intra ed extra UE.

 

Mentre per quanto riguarda le operazioni sul territorio italiano l’invio è facoltativo e non esiste l’obbligo di trasmissione dell’autofattura allo SdI.

 

Se si adotta la natura N6 in fattura si dichiara che si emette un documento per l’inversione dell’adempimento contabile e dalle disposizioni normative in vigore (artt. 24, 24 e 25 del DPR 633/1972) per questa operazione è previsto solo l’integrazione della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta.

 

Per i contribuenti che ricevono la fattura senza l’addebito bon sono obbligati a generare altri documenti in formato digitale per l’integrazione alla fattura.

 

Anche se la norma e la FAQ sembrano chiare rimangono ancora dei dubbi pratici nell’identificare alcuni dati nel documento da integrare dato che si tratta, comunque, di un documento digitale.

 

Leggi anche: Reverse Charge (Guida).

 
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