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Codice fiscale

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Il codice fiscale nasce dalla disciplina che la biblioteconomica, l’organizzazione e il funzionamento delle biblioteche.

 

È un codice alfanumerico di 16 cifre che serve a identificare in maniera univoca le persone fisiche sia nei loro rapporti con gli enti sia con le amministrazioni pubbliche dello Stato italiano.

 

Per soggetti differenti dalle persone fisiche il codice fiscale si compone di 11 cifre.

 

È un codice che si attribuisce alla nascita o costituzione delle associazioni e degli enti mentre dal 6/12/2000 per le società iscritte al registro delle imprese il codice fiscale si compone:

  • le prime 7 cifre dal numero di iscrizione al registro,;
  • le seconde 3 cifre identificano l’ufficio;
  • l’ultima cifra è cdi controllo;

 

Per quanto riguarda i seguenti soggetti contribuenti (non persone fisiche) il codice di partita IVA è normalmente anche il codice fiscale:

  • trust;
  • stabili organizzazioni;
  • società;
  • associazioni con p.IVA;
  • fondazioni.

 

Viene rilasciato dall’Agenzia delle Entrate ed utilizzato da tutte le amministrazioni pubbliche per l’identificazione dei cittadini e dei contribuenti e lo possono avere anche cittadini stranieri.

 

Nascita del codice fiscale

Nasce con la creazione dell’Anagrafica tributaria (DPR 605/1973) per migliorare l’efficienza dell’amministrazione finanziaria.

 

Inizialmente veniva consegnato su stampa cartacea, poi si è passati su tesserino di plastica a banda magnetica che riportava oltre al codice fiscale anche:

  • nome;
  • cognome;
  • sesso;
  • luogo di nascita;
  • provincia di nascita;
  • anno di amissione.

 

La struttura del codice fiscale

Con il decreto del Ministero delle finanze uscito il 23/12/1976 con il titolo Sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all’anagrafe tributaria viene disciplinata la normativa che regola la struttura, quindi la creazione del codice.

 

Il codice fiscale è così composto:

  • le sei lettere iniziali corrispondono alle consonanti di cognome e nome. (Esempio, Giovanni Rossi: RSSGNN);
  • le due cifre consecutive corrispondono all’anno di nascita e la lettera corrisponde al mese. (Esempio, Gennaio 1980: 80A);
  • 2 numeri per il giorno. (Esempio, 1° del mese: 01);
  • 1 lettera e 3 cifre per il comune di nascita. (Esempio, Roma:  H501);
  • 1 lettera finale univoca.

 

È possibile calcolarlo utilizzando il sito della Agenzia delle Entrate o attraverso numerosi tools presenti sul web.

 

Codici imperfetti

L’esistenza di codici identici (situazione di omocodia) rende non univoco il codice e questa condizione obbliga l’Agenzia delle Entrate ad attribuire ad ogni persona un nuovo codice in modo da ripristinare l’univocità.

 

Ad oggi è possibile solo gestire 128 varianti dello stesso codice ed è una gestione critica in quanto con l’arrivo di  cittadini stranieri ci si è resi conto che in tanti paese del mondo non è una priorità ricordare il giorno esatto della nascita.

 

Qui di seguito indichiamo altre casistiche:

  • data di nascita – indicando solo l’anno di nascita (ultime due cifre) può esistere una omocodia a distanza di un secolo tra un ultracentenario ed una persona nata un secolo dopo;
  • luogo di nascita – l’indicazione geopolitica e amministrativa al momento della nascita deve essere riportata alla situazione attuale e la soppressione e creazione di nuovi enti amministrativi ma anche di ammissione di un ente in un altro vedeva una diversa gestione del codice.
  • carattere di controllo – esso non è in grado di riconoscere errori di battitura come lo scambio di una o più lettere tra posizioni dispari e pari;
  • cambio del nome o del cognome – con cambio di uno dei due dati obbliga l’aggiornamento del codice e questo comporta ad una criticità nella stessa generazione;
  • banche dati – il non aggiornare il proprio codice nelle banche dati porta all’inquinamento dei dati associati perchè si perde la corrispondenza tra i dati;
  • autogenerazione del codice – i servizi online privati offrono la possibilità di generare un codice sulle regole utilizzate dall’Amministrazione pubblica compente ma questa possibilità con confuta l’unicità  del codice in quanto solo l’Agenzia delle Entrate ha la conoscenza di tutti i codici creati;
  • verifica telematica – l’Agenzia delle entrate mette a disposizione un servizio online per la verifica dei codici, l’utilizzo massivo permetterebbe una bonifica delle banche dai dati errati o non aggiornati.
  • dati personali – per il GDPR i dati visibili sul tesserino non vengono riconosciuti sensibili (nome e cognome, data e comune di nascita) tutti gli altri dati associati sono tutelati al trattamento della privacy dal GDPR.

 

L’esistenza di omocodie non impedisce all’amministrazione Pubblica il suo utilizzo in quanto ad oggi è il codice più frequentemente condiviso come chiave di accesso ai dati personali/sensibili della persone fisica:

  • sul reddito;
  • catastali;
  • fiscali e contributivi;
  • genetica;
  • sanitaria;
  • biometrici;

 

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