Che cos’è l’ammortamento?
L’ammortamento è il procedimento contabile mediante il quale il costo di un bene strumentale a utilità pluriennale viene ripartito su più esercizi, in relazione alla vita utile del bene, nel rispetto del principio di competenza economica.
L’ammortamento non comporta un’uscita di denaro negli esercizi successivi all’acquisto e consente di imputare correttamente il costo del bene ai redditi prodotti nel tempo.
Sono ammortizzabili i beni materiali e immateriali (ad esempio computer, stampanti, server, attrezzature, arredi, software, licenze e mezzi di trasporto) strumentali all’attività di impresa o professionale, hanno una vita utile superiore a un anno e se sono iscritti tra le immobilizzazioni.
Non sono ammortizzabili i beni di consumo, i beni dal valore modesto (nei limiti fiscali) e i terreni (salvo casi particolari).
In Italia, l’ammortamento dei beni materiali e immateriali (sia dal punto di vista contabile che fiscale) e l’ammortamento dei finanziamenti/mutui seguono regole ben precise.
Per questo abbiamo le seguenti tipologie di ammortamento:
- ammortamento dei beni aziendali (contabile e fiscale): in ambito aziendale, l’ammortamento ripartisce il costo di un bene ad utilità pluriennale su più esercizi:
- ammortamento a quote costanti (lineare): il costo del bene viene ripartito in quote uguali per tutta la sua vita utile stimata (ad esempio il 20% x 5 anni);
- ammortamento a quote decrescenti: le quote di ammortamento sono più elevate nei primi anni e diminuiscono con il tempo. Si applica a beni soggetti a rapida obsolescenza tecnologica o a un’intensa usura nei primi anni di utilizzo;
- ammortamento per unità di prodotto (variabile): la quota annuale viene calcolata in base all’effettivo utilizzo del bene (ad esempio numero di ore di funzionamento, chilometri percorsi o unità prodotte) rispetto alla capacità produttiva totale stimata;
- ammortamento fiscale e maggiorato (regimi speciali):
- ammortamento ordinario Fiscale: calcolato in base ai coefficienti ministeriali divisi per categorie di beni e settori d’attività;
- super e iper Ammortamento (o credito d’imposta industria 4.0 / 5.0): negli anni sono state introdotte agevolazioni fiscali che consentono di maggiorare la base calcolabile dell’ammortamento per investimenti in beni tecnologici e digitali.
- ammortamento di mutui e finanziamenti: quando si parla di restituzione di un prestito o mutuo, in Italia si utilizzano diversi piani di ammortamento:
- francese (rata costante): rate costanti con quota capitale crescente e quota interessi decrescente;
- italiano (rata decrescente): quota capitale costante in ogni rata, quindi gli interessi decrescono nel tempo;
- tedesco (rata costante anticipata): simile al “francese”, ma con pagamento della rata/interessi in via anticipata;
- americano (sinking fund = quota interessi + accumulo): si pagano solo gli interessi sul prestito e contestualmente si versa una quota per accumulare il capitale da restituire in un’unica soluzione alla fine;
- libero (rata variabile): il debitore sceglie la quota capitale da restituire ad ogni scadenza, rispettando determinati limiti contrattuali.
L’ammortamento a quote crescenti non è ammesso dai principi contabili (OIC 16 - Immobilizzazioni materiali), in quanto contrasta con il principio della prudenza (regola per la redazione del bilancio d’esercizio, art. 2423-bis cod. civ.).
La regola per la redazione del bilancio d’esercizio è definita sia dal Codice Civile (art. 2426, comma 1, n. 2) che dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC 16 per le immobilizzazioni materiali e OIC 24 per le immobilizzazioni immateriali).
Per determinare la deducibilità delle quote di ammortamento ai fini del calcolo delle imposte sui redditi (IRES e IRPEF) si vedano il TUIR (artt. 102 e 103, d.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986 e d.m. 31 dicembre 1988 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 1989).
Per i metodi di restituzione del capitale presi in prestito da banche e intermediari finanziari si veda il TUB (d.lgs. 385/1993) e la sentenza della Corte di Cassazione (n. 15130/2024).
Differenza tra ammortamento civilistico e fiscale
Nel gergo comune dei professionisti (commercialisti e revisori) e degli imprenditori, la prima grande e fondamentale distinzione che si fa è proprio quella tra:
Queste due categorie non sono metodi di calcolo (come il metodo a quote costanti o decrescenti), ma rappresentano i due grandi binari normativi su cui viaggia l’ammortamento.
Ammortamento civilistico
L’ammortamento civilistico (art. 2426 cod. civ.) è finalizzato alla corretta rappresentazione della situazione patrimoniale ed economica nel bilancio e basato sulla vita utile stimata del bene, deve essere sistematico e razionale, può differire da quello fiscale e rileva nel conto economico come costo d’esercizio (onere la cui utilità economica si esaurisce completamente all’interno di un singolo periodo amministrativo - esercizio), o “costo di competenza”.
Nella valutazione delle immobilizzazioni si devono osservare i seguenti criteri principali:
- Costo di acquisto o di produzione:
- le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione, comprensivo dei costi accessori e degli oneri finanziari direttamente imputabili;
- eventuali altri costi sostenuti durante il periodo di fabbricazione, fino al momento in cui il bene è pronto per l’uso, possono essere inclusi se ragionevolmente imputabili al cespite.
- Ammortamento sistematico:
- i beni materiali e immateriali la cui utilizzazione è limitata nel tempo devono essere ammortizzati sistematicamente in ogni esercizio, in relazione alla residua possibilità di utilizzo;
- eventuali modifiche dei criteri o dei coefficienti di ammortamento devono essere motivate nella nota integrativa;
- Riduzione durevole di valore (impairment):
- se, alla chiusura dell’esercizio, il valore contabile di un bene risulta durevolmente inferiore a quello determinato secondo costo e ammortamento, occorre iscrivere il minor valore;
- tale minor valore non può essere mantenuto negli esercizi successivi se i motivi della rettifica vengono meno;
- Costi di impianto, ampliamento e sviluppo:
- possono essere capitalizzati se hanno utilità pluriennale e ammortizzati secondo la vita utile (massimo 5 anni se non determinabile);
- piano fino al completamento dell’ammortamento, i dividendi possono essere distribuiti solo se residuano riserve disponibili sufficienti;
- Avviamento:
- può essere iscritto se acquisito a titolo oneroso e ammortizzato secondo la vita utile stimata (massimo 10 anni);
- la nota integrativa deve indicare il periodo di ammortamento scelto;
- Strumenti finanziari e fair value:
- attività e passività finanziarie sono rilevate secondo costo ammortizzato o fair value, in linea con principi contabili internazionali;
- eventuali variazioni di valore devono essere rilevate in conto economico o in riserva patrimoniale, secondo il tipo di strumento.
Sintesi pratica per partite IVA:
- il costo dei cespiti deve essere ammortizzato secondo la vita utile, indipendentemente dalle modalità di pagamento o finanziamento (leasing o rate);
- svalutazioni durevoli devono essere registrate e motivate nella nota integrativa;
- costi di sviluppo e impianto seguono regole specifiche con limiti temporali; avviamento ammortizzato max 10 anni;
- fair value e strumenti finanziari applicabili solo se presenti.
Ammortamento fiscale
L’ammortamento fiscale regola la quota di ammortamento deducibile ai fini della determinazione del reddito imponibile. È disciplinato dal TUIR (artt. 102 e 103) e dai coefficienti ministeriali (d.m. 31/12/1988).
Caratteristiche:
- stabilisce aliquote massime deducibili;
- non obbliga ad ammortizzare, ma limita la deduzione fiscale;
- la deduzione può essere inferiore rispetto all’ammortamento civilistico;
- il primo anno si applica, di norma, la regola del 50%.
- Base normativa (art. 102 del d.P.R. 917/1986):
- il “TUIR” (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) stabilisce che le quote di ammortamento dei beni strumentali sono deducibili dal reddito d’impresa o professionale solo nei limiti fissati dalla legge;
- l’obiettivo è determinare correttamente il reddito imponibile, differenziando tra ammortamento civilistico (bilancio) e fiscale (imposte);
- le quote di ammortamento devono essere calcolate sulla base imponibile, ossia sul costo del bene al netto di eventuali contributi o sconti;
- Coefficienti ministeriali (d.m. 31/12/1988):
- i coefficienti indicano la quota massima deducibile annuale ai fini fiscali;
- nel primo anno, di norma, si applica la regola del 50% della quota annua;
- Beni a uso promiscuo: per beni utilizzati sia per attività professionale/impresa sia per uso personale (ad esempio autoveicoli), la deducibilità fiscale è proporzionale all’uso strumentale;
- Relazione con ammortamento civilistico: l’ammortamento fiscale può differire dall’ammortamento civilistico (bilancio), perché il civilistico segue la vita utile stimata del bene mentre il fiscale segue le aliquote ministeriali e i limiti di deducibilità.
Sintesi pratica per partite IVA:
- calcolare la quota dell’ammortamento fiscale (costo del bene × coefficiente ministeriale);
- applicare l’eventuale riduzione del 50% se prevista;
- registrare la quota come costo deducibile in dichiarazione dei redditi, separata dall’eventuale flusso di cassa legato a leasing o finanziamento.
Tabella riepilogativa
| Aspetto | Civilistico | Fiscale |
| Finalità. | Rappresentazione corretta del bilancio. | Determinazione imposte. |
| Criterio. | Vita utile stimata. | Aliquote ministeriali. |
| Obbligatorietà. | Si | Limite massimo. |
| Rilevanza. | Conto economico. | Reddito imponibile. |
Ammortamento lineare
L’ammortamento lineare consiste nel ripartire in quote costanti il costo di un bene strumentale per ciascun esercizio della sua vita utile. Si applica sia ai beni materiali (macchinari, arredi, automezzi) che ai beni immateriali (software, licenze).
La quota annua di ammortamento si calcola con la formula: quota annua = (Costo del bene - Valore residuo) ÷ Vita utile (anni)
Il valore residuo è l’eventuale valore stimato del bene al termine della vita utile. Per la maggior parte dei beni strumentali, il valore residuo viene considerato pari a zero.
Esempio pratico
Un professionista acquista un computer da 2.000,00 € con vita utile stimata di 5 anni. La quota annua lineare è di 400,00 € (2.000,00 € ÷ 5). Per il primo anno (regola fiscale 50% se prevista) la quota deducibile è di 200,00 €; per ogni anno successivo la quota è di 400,00 €. Nelle registrazioni contabili abbiamo:
- Conto economico (CE) (quota ammortamento: 400,00 €):
- Voce: “Quote di ammortamento dei beni strumentali”;
- Codice tipico (per piano dei conti civilistico-fiscale semplificato):
- CE 61 – Ammortamenti;
- Sotto voce: “Ammortamento beni materiali” / “Ammortamento beni immateriali”;
- Registrazione annuale:
- Dare: Quota ammortamento;
- Avere: Fondo ammortamento del bene (patrimoniale);
- Stato Patrimoniale (SP) (valore residuo decrescente del cespite. Costo storico computer: 2.000,00 €. Fondo ammortamento accumulato: 400,00 €. Valore netto cespite: 1.600,00 €):
- Voce: Immobilizzazioni nette: Attivo dello Stato Patrimoniale = Costo storico del bene – Fondo ammortamento accumulato;
- Codici tipici (semplificato):
- SP AII – Immobilizzazioni materiali;
- SP AIII – Immobilizzazioni immateriali;
- il fondo ammortamento viene evidenziato come contropartita passiva delle immobilizzazioni, riducendo il valore netto del cespite.
Ogni anno la quota di ammortamento viene registrata sul conto economico e accumulata nel fondo ammortamento nello Stato Patrimoniale. Alla fine della vita utile, il fondo ammortamento = costo del bene → valore netto = 0.
L’ammortamento lineare si contrappone a:
- ammortamento accelerato: quote maggiori nei primi anni;
- ammortamento a produzione: quote variabili in base all’utilizzo effettivo del bene.
Ammortamento accelerato
L’ammortamento accelerato è un metodo che consente di dedurre quote di ammortamento maggiori nei primi esercizi di utilizzo del bene, rispetto a quanto verrebbe determinato con un ammortamento lineare.
Nel contesto fiscale, l’ammortamento accelerato (art. 102, c. 2 del TUIR) consente di aumentare le quote di ammortamento ordinario quando il bene è sottoposto a “più intenso sfruttamento” rispetto alla normale utilizzazione nel settore di attività. In pratica, se l’impresa dimostra un’effettiva usura superiore alla media, può applicare quote di ammortamento più elevate rispetto al coefficiente ministeriale ordinario.
La deducibilità fiscale delle quote di ammortamento è regolata dall’art. 102 del TUIR, che fissa i limiti tramite i coefficienti del d.m. 31/12/1988. Non è un metodo civilistico obbligatorio perché deve essere supportato da giustificazioni oggettive e documentabili sul diverso utilizzo del bene.
L’ammortamento accelerato è usato quando:
- il bene è sottoposto a turni intensi, orari prolungati o utilizzo maggiore della media industriale/professionale;
- si vuole differenziare la deduzione fiscale in modo più coerente con la reale usura del bene;
- è necessario gestire il reddito imponibile per motivi di pianificazione fiscale.
Per adottare l’ammortamento accelerato è consigliabile:
- avere documentazione operativa dell’utilizzo del bene;
- indicare nella nota integrativa del bilancio i criteri adottati;
- giustificare la scelta in sede di dichiarazione fiscale.
Rispetto all’ammortamento ordinario/fiscale (lineare), dove la quota è costante e annuale in base alla vita utile:
- Ammortamento fiscale ordinario: la quota deducibile è limitata dai coefficienti ministeriali (ridotti al 50% nel primo anno);
- Ammortamento accelerato: la quota è maggiore rispetto al coefficiente ministeriale quando sussistono le condizioni di maggiore utilizzo.
Dal punto di vista civilistico, l’ammortamento è normalmente lineare e riflette la vita utile stimata del bene. Dal punto di vista fiscale, l’ammortamento accelerato può essere applicato solo nei limiti e alle condizioni consentite dalla normativa fiscale vigente.
Esempio pratico
Una ditta individuale acquista un macchinario strumentale del costo fiscalmente ammortizzabile di 50.000,00 €. Ipotizzando che il coefficiente fiscale previsto per la categoria del bene sia pari al 15%, la quota teorica annua di ammortamento fiscale, a regime, è pari a 7.500,00 € (50.000,00 € × 15%).
Nel primo esercizio, la quota fiscalmente deducibile è generalmente ridotta alla metà, risultando pari a 3.750,00 € (art. 102, comma 2, del TUIR).
L’utilizzo intensivo del macchinario può incidere sulla determinazione della sua vita utile e, conseguentemente, sul piano dell’ammortamento civilistico.
| Esercizio | Quota fiscale teorica (€) | Quota civilistica (€) |
| 1 | 3.750,00 | Da piano basato sulla vita utile |
| 2 | 7.500,00 | Da piano basato sulla vita utile |
| 3 | 7.500,00 | Da piano basato sulla vita utile |
L’applicazione dell’ammortamento accelerato richiede sempre una motivazione e una documentazione dell’effettivo maggior utilizzo del bene; non può essere arbitraria.
L’ammortamento accelerato, come quota di ammortamento, si registra nel conto economico e il relativo fondo ammortamento si riflette nello Stato Patrimoniale, analogamente all’ammortamento ordinario:
- Conto economico (CE): CE 61 - Ammortamenti beni strumentali (quota accelerata);
- Stato Patrimoniale (SP): riduzione del valore netto dell’immobilizzazione tramite il fondo ammortamento accumulato.
La contabilizzazione e le registrazioni non cambiano di per sé rispetto ad altri metodi, ma occorre giustificare il maggior valore ammortizzato rispetto alle tabelle ordinarie in sede fiscale.
Principio di competenza: l’ammortamento accelerato distribuisce il costo in modo più rapido nei primi esercizi, sempre in relazione al periodo di utilità del bene.
Flusso di cassa: l’ammortamento non comporta esborso monetario; eventuali rate di pagamento (leasing/finanziamento) rimangono separate dalla quota di ammortamento.
Deducibilità fiscale: quote maggiori nei primi esercizi ridurranno il reddito imponibile in tali anni.
L’Agenzia delle Entrate può contestare quote superiori ai limiti se non adeguatamente motivate o non coerenti con l’effettivo utilizzo del bene.
In assenza di prove di uso intensivo, una quota troppo alta può non essere riconosciuta fiscalmente.
Ammortamento a quote variabili
L’ammortamento a quote variabili è un metodo in cui le quote di ammortamento cambiano di anno in anno, in base all’effettivo utilizzo o consumo del bene.
Questo metodo non è comune; viene usato solo quando il bene ha un uso non uniforme nel tempo.
La normativa civilistica (art. 2426 cod. civ.) consente la flessibilità, purché:
- le quote siano documentabili e giustificabili;
- il criterio sia descritto nella nota integrativa del bilancio.
Dal punto di vista fiscale, l’ammortamento a quote variabili deve rimanere nei limiti dei coefficienti ministeriali (d.m. 31/12/1988) e richiede motivazioni per eventuali scostamenti.
Si utilizza per:
- macchinari o attrezzature usati solo in alcuni periodi dell’anno;
- beni che consumano rapidamente alcune componenti (ad esempio stampanti con uso intensivo a rotazione, veicoli con chilometraggio variabile).
Poiché è raro e complesso da documentare, le partite IVA lo adottano solo se è possibile misurare oggettivamente l’utilizzo del bene.
La quota annuale si calcola in base a unità di produzione o utilizzo effettivo:
Quota annua = [(Costo del bene - Valore residuo) ÷ Unità totali previste] x Unità effettivamente utilizzate nell’anno
Le Unità totali previste sono, ad esempio, il numero di ore di funzionamento, i chilometri o i litri prodotti.
Le Unità effettivamente utilizzate sono misurabili tramite contatori, registri o report di produzione.
I vantaggi dell’ammortamento a quote variabili sono che la deduzione fiscale è più vicina all’effettivo consumo del bene, migliorando la corrispondenza tra costo e ricavo con gli utili su beni con uso irregolare o stagionale.
Gli svantaggi dell’ammortamento a quote variabili sono:
- il complesso da documentare e calcolare;
- la necessità di registrazioni oggettive dell’uso;
- la conservazione delle giustificazioni dettagliate per accettare l’ammortamento variabile che potrebbero essere richiesta dal fisco.
Esempio pratico
Una ditta acquista una macchina fotografica professionale al costo di 6.000,00 €. La vita utile è stimata in 3 anni, durante i quali si prevede un utilizzo complessivo di 3.000 scatti. Il valore residuo del bene al termine della vita utile è stimato pari a zero.
Si ipotizza che l’utilità del bene sia consumata in proporzione al numero di scatti effettuati. In tal caso, è possibile utilizzare, sul piano civilistico e se coerente con le modalità di consumo dei benefici economici attesi, il metodo di ammortamento per unità di prodotto.
Calcolo delle quote variabili: quota annua = (costo ammortizzabile × scatti effettuati nell’anno) ÷ scatti totali previsti.
Il costo ammortizzabile per ciascuno scatto è pari a 6.000,00 € ÷ 3.000 = 2,00 €.
| Anno | Scatti effettuati | Quota ammortamento (€) |
| 1 | 1.200 | 2.400,00 |
| 2 | 900 | 1.800,00 |
| 3 | 900 | 1.800,00 |
| Totale | --- | 6.000,00 |
Rilevazione contabile:
- Conto economico (CE): CE 61 – Ammortamenti beni strumentali (quota variabile);
- Stato Patrimoniale (SP):
- Attivo: immobilizzazioni materiali nette;
- Fondo ammortamento: accumula le quote variabili per ridurre il valore netto del cespite.
Deducibilità fiscale: le quote devono rispettare i coefficienti massimi ministeriali. Se l’uso effettivo supera la media, è necessario motivare la scelta nella dichiarazione fiscale.
Principio di competenza: le quote devono essere registrate nell’esercizio in cui il bene è utilizzato.
Flusso di cassa: l’ammortamento variabile non influisce sul pagamento effettivo delle rate o canoni di leasing; resta una registrazione contabile.
Fondo ammortamento
Il fondo ammortamento è una riserva contabile che rappresenta le quote di ammortamento accumulate sui cespiti e non è un esborso di cassa perché il denaro, speso per l’acquisto del bene, può essere già stato pagato in precedenza o tramite leasing/finanziamento.
Nel conto economico (CE), la quota di ammortamento viene registrata come costo dell’esercizio mentre nello Stato Patrimoniale (SP), il fondo ammortamento riduce il valore contabile del bene: Valore netto del cespite = Costo storico − Fondo ammortamento.
Esempio pratico (Computer):
- Costo: 2.000,00 €;
- Quota annua lineare: 400,00 €;
- Dopo il primo anno:
- fondo ammortamento: 400,00 €;
- valore netto cespite: 1.600,00 €;
- Dopo cinque anni:
- fondo ammortamento: 2.000,00 €;
- valore netto: 0.
Il fondo ammortamento consente di collegare la deduzione fiscale delle quote annuali con la rappresentazione corretta del patrimonio aziendale, senza incidere sul flusso di cassa reale.
Spese di manutenzione
Le spese di manutenzione riguardano gli interventi sui beni strumentali o immobili utilizzati nell’attività professionale o d’impresa e si distinguono in:
- manutenzione ordinaria: sono interventi volti a mantenere il bene in efficienza o ripristinarne le normali condizioni d’uso (ad esempio la lubrificazione di macchinari, sostituzione lampadine, revisione ordinaria di computer o stampanti);
- manutenzione straordinaria: sono interventi che incrementano il valore del bene e ne prolungano la vita utile (ad esempio la sostituzione del motore di un automezzo, ristrutturazione di un laboratorio e upgrade sostanziale di macchinari).
Trattamento contabile e fiscale
| Tipo di manutenzione | Contabilità (CE / SP) | Deducibilità fiscale | Note pratiche |
| Ordinaria | CE – “Manutenzioni e riparazioni” | Interamente deducibile nell’esercizio. | Registrata come costo dell’esercizio; non influenza valore residuo del cespite. |
| Straordinaria | SP – capitalizzata come incremento del cespite; ammortizzata sul fondo | Quote ammortamento deducibili secondo coefficiente fiscale. | Aumenta il valore contabile del bene; quota deducibile nell’esercizio in cui si ammortizza. |
- Manutenzione ordinaria:
- viene registrata come costo immediato e impatta sul conto economico dell’esercizio di competenza;
- riduce il reddito imponibile nello stesso esercizio (deducibilità totale).
- Manutenzione straordinaria:
- viene capitalizzata e diventa parte del costo del cespite per essere ammortizzata secondo la vita residua del bene;
- l’ammortamento della manutenzione straordinaria entra nel conto economico a quote annuali, rispettando il principio di competenza;
- la deducibilità fiscale delle quote segue i coefficienti ministeriali o la vita utile del bene.
Esempio:
- manutenzione ordinaria: un commercialista sostituisce la batteria del PC portatile (120,00 €) e registra interamente la spesa come costo di esercizio deducibile al 100%;
- manutenzione straordinaria: lo stesso commercialista sostituisce l’hard disk con un SSD più capiente (500,00 €) che aumenta la vita utile del PC da 5 a 7 anni:
- Costo capitalizzato: 500,00 €;
- Ammortamento lineare sulla vita residua: 500,00 € ÷ 7 anni ≈ 71,43 €/anno; deducibile annualmente.
Per i beni in leasing la deduzione fiscale segue le regole specifiche sul canone e sul riscatto.
La distinzione tra ordinaria e straordinaria deve essere documentata e motivata, in caso di controlli fiscali.
Per beni finanziati a leasing o con rate, le spese di manutenzione restano deducibili secondo il tipo, indipendentemente dal pagamento effettivo.
Le spese straordinarie contribuiscono a incrementare il valore del bene nello Stato Patrimoniale, influenzando il calcolo dell’ammortamento futuro.
Esempi per partite IVA
Professionista (computer)
Costo del computer: 2.000,00 €.
Durata leasing: 2 anni, rata annua 1.050,00 € (quota capitale 1.000,00 € + interessi 50,00 €).
Ammortamento: al 20% annuo la quota è di 400,00 €.
| Voce | Importo (€) |
| Ammortamento | 400,00 |
| Interessi leasing | 50,00 |
| Totale pagamento rata | 1.050,00 |
Il costo viene dedotto gradualmente in più esercizi, secondo il principio di competenza.
Ditta individuale (macchinario finanziato)
Costo macchinario: 10.000,00 €.
Finanziamento: 4 anni, rata annuale 2.700,00 € (quota capitale 2.500,00 € + interessi 200,00 €).
L’ammortamento lineare al 15% annuo prevede una quota di 1.500,00 €.
| Voce | Importo (€) |
| Ammortamento | 1.500,00 |
| Interessi finanziamento | 200,00 |
| Totale pagamento rata | 2.700,00 |
Beni di modesto valore
I beni con un costo unitario ≤ 516,46 € possono essere dedotti interamente nell’esercizio.
Non è obbligatorio ammortizzarli secondo i coefficienti fiscali.
È ideale per gli strumenti di cancelleria, i piccoli utensili e i software per la gestione contabile ed economica dell’attività.
Rate / Finanziamenti / Leasing
Quando un bene è acquistato tramite leasing o finanziamento:
- il pagamento avviene in rate periodiche (mensili, trimestrali o annuali);
- l’ammortamento non coincide con le rate perché si calcola sul costo totale del bene;
- le partite IVA devono gestire separatamente:
- quota ammortamento (civilistica/fiscale) che è un costo deducibile annualmente;
- quota interessi, o canoni di leasing, perché si rileva come costo finanziario deducibile;
- flusso di cassa perché riguarda la gestione reale dei pagamenti.
Flusso di cassa
Le rate di leasing o di finanziamento influiscono sul flusso di cassa ma non modificano l’ammortamento contabile.
È importante distinguere tra costo fiscale/civilistico (quota ammortamento + interessi) e uscita monetaria effettiva (rate).
| Aspetto | Ammortamento | Rate/Flusso cassa |
| Registrazione contabile. | Quote di ammortamento. | Nessuna, solo interessi se finanziati. |
| Rilevanza fiscale. | Deduzione quota ammortamento. | Deduzione interessi o canone leasing. |
| Effetto economico. | Principio di competenza. | Pagamenti reali, gestione liquidità. |