Che cos’è l’attività
Definizione
Il termine attività assume diversi significati a seconda del contesto in cui viene utilizzato, e la sua comprensione corretta è fondamentale in ambito economico, contabile, fiscale e giuridico. Può riferirsi all’esercizio di un’attività economica, all’insieme dei processi operativi e decisionali che caratterizzano la gestione di un’impresa oppure all’insieme delle risorse economiche e finanziarie iscritte nello stato patrimoniale.
Questa polisemanticità richiede una distinzione precisa tra i diversi piani di analisi, per evitare ambiguità interpretative che possono avere conseguenze concrete in termini di obblighi fiscali, rappresentazione contabile e responsabilità dell’imprenditore.
L’attività come esercizio economico
In senso economico e giuridico, l’attività costituisce l’esercizio organizzato di mezzi e risorse finalizzato alla produzione e distribuzione di beni o servizi destinati al mercato, secondo i principi del codice civile (art. 2082 c.c.) e della normativa fiscale. L’attività economica implica la combinazione sistematica di fattori produttivi (lavoro, capitale e know-how) sotto la direzione dell’imprenditore, che assume la responsabilità del rischio economico.
Tipologie rilevanti di attività economica:
- Attività d’impresa: l’esercizio di attività imprenditoriale comporta la gestione di un’organizzazione volta alla produzione o allo scambio di beni e servizi con finalità di lucro. L’imprenditore deve ottimizzare le risorse e rispettare i criteri di economicità, valutando costi, ricavi e sostenibilità finanziaria. La gestione comprende le decisioni strategiche, operative e di investimento;
- Attività commerciale: include tutte le operazioni di acquisto, produzione, vendita o distribuzione di beni e servizi esercitate professionalmente, secondo quanto stabilito dal codice civile (art. 2195 c.c.) e dalla normativa fiscale. Queste attività sono soggette a regimi contabili e fiscali specifici, inclusi gli obblighi di tenuta della contabilità ordinaria o semplificata;
- Attività agricola: comprende la coltivazione del fondo, l’allevamento e le attività connesse, come definito dall’art. 2135 c.c. e dalla normativa fiscale di settore. L’attività agricola ha regole fiscali particolari, ad esempio per il regime IVA, contributi previdenziali e agevolazioni per la gestione del patrimonio aziendale;
- Attività manifatturiera: si riferisce ai processi di trasformazione delle materie prime in beni finiti o semilavorati, organizzati secondo criteri industriali. Include approvvigionamento, produzione, trasformazione e distribuzione sul mercato, con conseguenze rilevanti sulla gestione dei costi, delle scorte e della pianificazione produttiva.
L’attività come insieme di processi operativi
Dal punto di vista gestionale, l’attività è l’insieme dei processi operativi e decisionali che consentono all’impresa di realizzare il proprio modello di business. In questo senso, non coincide con ciò che l’impresa possiede, ma con ciò che l’impresa fa per generare valore economico.
Tipologie rilevanti di attività come insieme di processi operativi:
- Attività produttive: rappresentano il nucleo centrale dei processi aziendali, includendo la produzione di beni o servizi, l’ottimizzazione dei processi e il controllo dei flussi materiali e informativi. Le attività produttive richiedono la gestione coordinata di capitale, lavoro e infrastrutture e costituiscono la base per la generazione di ricavi;
- Attività operative: comprendono tutte le funzioni di supporto e gestione necessarie al funzionamento dell’impresa: logistica, amministrazione, controllo di gestione, marketing e gestione delle risorse umane. Pur non producendo direttamente valore aggiunto, queste attività sono indispensabili per la continuità e l’efficienza dell’organizzazione;
- Attività a valore aggiunto: si riferiscono alle attività che incrementano il valore percepito dai clienti e contribuiscono al risultato economico dell’impresa. La valutazione delle attività a valore aggiunto è essenziale in ottica di controllo di gestione, poich é consente di distinguere le attività strategiche da quelle necessarie ma non direttamente redditizie.
L’attività come asset nello stato patrimoniale
In contabilità e finanza d’impresa, l’attività rappresenta le risorse economiche controllate dall’impresa, iscritte nello stato patrimoniale come attivo. La corretta classificazione e valutazione delle attività è fondamentale per la rappresentazione fedele della situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, ai sensi dei principi contabili nazionali (“OIC” ossia l’“Organismo Italiano di Contabilità”) e internazionali (“IFRS” ossia l’“International Financial Reporting Standards”).
Classificazione delle attività come asset nello stato patrimoniale:
- Attività correnti: comprendono rimanenze, crediti verso clienti, strumenti finanziari non immobilizzati e disponibilità liquide. Sono destinate a essere utilizzate o trasformate nel breve periodo e costituiscono l’attivo circolante. La loro gestione influisce direttamente sulla liquidità e sulla capacità di far fronte agli impegni a breve termine;
- Immobilizzazioni: sono attività destinate a rimanere in azienda per più esercizi e si suddividono in:
- Immobilizzazioni materiali: beni tangibili a utilizzo durevole, come immobili, impianti, macchinari e mezzi di trasporto. Il loro ammortamento pluriennale riflette la logica di utilizzo economico nel tempo;
- Immobilizzazioni immateriali: beni intangibili privi di consistenza fisica, comprendenti brevetti, licenze, marchi, avviamento e costi pluriennali di ricerca, sviluppo o pubblicità. La loro capitalizzazione e ammortamento seguono regole contabili specifiche, in conformità ai principi OIC 24–24bis;
- Immobilizzazioni finanziarie: partecipazioni, titoli e strumenti finanziari detenuti a lungo termine, destinati a scopi strategici o di investimento. La valutazione può seguire criteri di costo o fair value, a seconda della natura e della destinazione dell’investimento;
- Attività finanziarie e liquide: rappresentano risorse immediatamente convertibili in denaro contante o strumenti finanziari a breve termine. La loro gestione è centrale per garantire solvibilità, equilibrio finanziario e capacità di investimento.
Attività finanziarie: operazioni e investimenti
Le attività finanziarie, in un’accezione gestionale e di strategia aziendale, comprendono le operazioni effettuate sui mercati finanziari con l’obiettivo primario di incrementare il profitto e la remunerazione economica dell’impresa. Si tratta di investimenti o strumenti che, pur non facendo parte della produzione di beni o servizi, contribuiscono direttamente al risultato economico e alla gestione ottimale della liquidità.
Queste attività rientrano tra le componenti dell’attivo corrente insieme a:
- Liquidità, ossia disponibilità immediatamente disponibili, come contante o depositi bancari;
- Scorte, cioè beni destinati alla vendita o alla produzione, che costituiscono strumenti di gestione del capitale circolante;
- Crediti verso clienti, rappresentanti il diritto a ricevere somme di denaro derivanti da operazioni commerciali o contrattuali.
L’insieme di queste componenti forma la base operativa e finanziaria che consente all’impresa di sostenere sia la gestione quotidiana sia le operazioni di investimento, integrando strategia operativa e gestione patrimoniale.
Attività nello stato patrimoniale
Tutte le attività di un’impresa devono essere rappresentate nello stato patrimoniale, documento fondamentale del bilancio di esercizio, che fotografa la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’azienda al termine del periodo amministrativo. Il bilancio di esercizio, redatto secondo i principi contabili nazionali (OIC) e le norme del codice civile, è composto da:
- Stato patrimoniale: rappresenta la consistenza e la composizione del patrimonio aziendale in un determinato momento;
- Conto economico: evidenzia i ricavi, i costi e il risultato economico del periodo;
- Nota integrativa: fornisce informazioni supplementari e dettagliate sulle voci di bilancio;
- Rendiconto finanziario: illustra la movimentazione della liquidità e la capacità dell’azienda di generare flussi di cassa;
- Relazione sulla gestione: documenta le scelte strategiche, l’andamento economico e i principali eventi significativi del periodo.
La Relazione sulla gestione, o “relazione degli amministratori sulla gestione”, trova un riferimento normativo nel Codice Civile, (art. 2428 c.c.): per le società di capitali (S.p.A., S.r.l., S.a.p.A.), il bilancio di esercizio deve essere accompagnato dalla relazione sulla gestione, redatta dagli amministratori.
Nella sua relazione sono obbligatori i seguenti contenuti (Art. 2428 c.c.):
- evoluzione della gestione e andamento della società;
- eventi significativi verificatisi dopo la chiusura dell’esercizio;
- operazioni con parti correlate;
- prevedibile evoluzione dell’attività.
La relazione è obbligatoria solo per alcune tipologie di società:
- S.p.A. e S.a.p.A.: sempre obbligatoria;
- S.r.l.: obbligatoria solo se redigono bilancio secondo principi contabili OIC in versione ordinaria, o se soggette a particolari obblighi di informativa (Art. 2478-bis c.c.);
- Piccole S.r.l.: possono essere esentate da relazione sulla gestione se redigono bilancio abbreviato e rispettano determinati limiti dimensionali.
Per imprese individuali o partite IVA che non adottano il regime societario (forma giuridica con cui un’impresa è costituita, che determina obblighi contabili, fiscali e legali specifici. È fondamentale perché influisce direttamente su bilancio, responsabilità, tassazione e adempimenti normativi.), la relazione sulla gestione non è richiesta.
Per società di capitali che redigono il bilancio ordinario (artt. 2423–2435 c.c.), invece, la relazione è un documento obbligatorio e integrativo del bilancio, con funzione informativa per soci, stakeholder e organi di controllo.
Lo stato patrimoniale si articola in due macro aree:
- Attivo: rappresenta le risorse economiche e gli investimenti dell’azienda;
- Passivo e patrimonio netto: rappresenta le fonti di finanziamento, obbligazioni verso terzi e capitale proprio.
All’interno dell’attivo, le attività sono classificate come segue:
- Liquidità immediata: contante e depositi bancari disponibili;
- Liquidità differita: crediti a breve termine e strumenti finanziari convertibili in denaro entro l’esercizio;
- Rimanenze (o attivo circolante): beni destinati alla vendita, materie prime e prodotti in corso di lavorazione;
- Immobilizzazioni tecniche: beni materiali e immateriali utilizzati in modo durevole nell’attività aziendale;
- Immobilizzazioni finanziarie: partecipazioni, titoli e strumenti finanziari detenuti a lungo termine per finalità di investimento o strategiche.
Questa articolazione consente di distinguere chiaramente le risorse destinate all’operatività corrente da quelle destinate a un utilizzo pluriennale, integrando la gestione economica, finanziaria e patrimoniale dell’impresa. Inoltre, la corretta rappresentazione delle attività nello stato patrimoniale è essenziale per la valutazione del capitale investito, l’analisi della redditività e la determinazione della solidità finanziaria dell’azienda.
Rimanenze
Le rimanenze costituiscono una componente essenziale dell’attivo circolante nello stato patrimoniale e comprendono beni destinati alla vendita, materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Insieme ai crediti a breve termine, alle attività finanziarie non immobilizzate e alle disponibilità liquide, le rimanenze rappresentano strumenti di gestione a breve termine, finalizzati a sostenere l’attività operativa dell’impresa e la produzione di ricavi nell’esercizio successivo. La corretta valorizzazione delle rimanenze, secondo i principi contabili OIC 13–14, è cruciale per determinare il risultato economico e la rappresentazione veritiera e corretta del patrimonio aziendale.
Immobilizzazioni
Le immobilizzazioni sono beni aziendali destinati a un utilizzo pluriennale, il cui impiego è definito duraturo e funzionale al processo produttivo o alla gestione strategica dell’impresa. Si suddividono in:
- Immobilizzazioni immateriali: comprendono beni pluriennali non tangibili, fondamentali per il capitale intellettuale e tecnologico dell’azienda (costi di impianto, ricerca e sviluppo, pubblicità pluriennale, diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere dell’ingegno, concessioni, licenze e marchi e avviamento aziendale). La loro capitalizzazione e ammortamento seguono regole contabili specifiche (OIC 24, IAS 38), riflettendo la vita utile stimata e la capacità di generare benefici economici futuri;
- Immobilizzazioni materiali: riguardano beni tangibili a lungo termine, utilizzati nel processo produttivo, come immobili, impianti, macchinari, mezzi di trasporto e infrastrutture. Questi beni possono rappresentare costi comuni a più esercizi e contribuiscono alla continuità operativa e alla produzione di valore;
- Immobilizzazioni finanziarie: comprendono partecipazioni, titoli e altri strumenti finanziari detenuti per più anni, destinati a scopi di investimento o a strategie di integrazione aziendale. Le partecipazioni finanziarie possono essere acquisite per consolidare rapporti strategici, ottenere controllo o influenza su altre società, o per finalità di diversificazione e rendimento. La valutazione segue criteri di costo o fair value, secondo il principio di prudenza e le norme contabili applicabili.
Questa distinzione permette di collegare le risorse durevoli dell’impresa alla strategia economico-finanziaria, alla capacità produttiva e alla sostenibilità del capitale investito, fornendo un quadro completo per analisi di bilancio, controllo di gestione e pianificazione finanziaria.
Terminologia accessoria e precisazioni concettuali
In ambito tecnico, termini come attività tangibili e attività intangibili rinviano rispettivamente ai beni materiali e immateriali iscritti a bilancio. L’espressione attività nette indica il valore residuo delle attività al netto delle passività e viene utilizzata per analisi patrimoniali, valutazioni aziendali e determinazione del capitale proprio.
È necessario evitare termini non standardizzati o obsoleti che non trovano riscontro nei principi contabili, nella normativa fiscale o nel diritto societario, poiché possono generare confusione e ridurre la precisione tecnico-legale del contenuto.