Che cos’è l’analisi di bilancio?
Definizione
L’analisi di bilancio rielabora i dati contabili, verifica lo stato di salute dell’azienda in relazione alle potenzialità di sviluppo nonché, verifica e studia i risultati presenti nel bilancio d’esercizio sotto i profili:
- economico (la capacità di far fronte tempestivamente ai propri impegni economici);
- finanziario (la capacità di produrre reddito al fine di remunerare la produzione);
- ratrimoniale (la capacità di equilibrio tra gli investimenti a lungo termine programmati e le fonti di finanziamento individuate a sostenere tali investimenti).
L’analisi può essere di due tipi:
- statica: basata sullo studio di indici e margini;
- dinamica: basata sull’analisi per flussi.
L’analisi di bilancio varia al variare delle informazioni disponibili agli analisti interni o esterni all’organizzazione aziendale; queste informazioni, inizialmente, determinano il punto di partenza dello studio generale del sistema impresa (profitto, sviluppo e sopravvivenza).
Un elemento importante è il fattore tempo che si divide in:
- tempo economico-tecnico: è il tempo necessario affinché venga attuata la produzione;
- tempo monetario: è la posticipazione nell’incasso del fatturato (crediti incagliati).
Le informazioni raccolte devono essere valutate su:
- dati: individuare le fonti da cui prendere i dati da elaborare partendo dal bilancio d’esercizio integrandolo con i dati ricavabili dal budget, piani aziendali, bilanci contabili e dalle situazioni contabili infrannuali;
- struttura dei dati: capire la struttura delle informazioni contenute (ad esempio un bilancio civilistico è diverso da un bilancio contabile di verifica estratto tramite software gestionale, e diverso, a sua volta, dal bilancio abbreviato o consolidato);
- periodo da analizzare: verificare periodi contabili differenti (ad esempio analizzare dati relativi ad un intero periodo amministrativo, oppure ad un trimestre a un livello mensile);
- schemi di riclassificazione: i prospetti che compongono il bilancio (Stato Patrimoniale e Conto Economico) che possono essere riclassificati seguendo criteri diversi, in base agli obiettivi da raggiungere e agli aspetti da analizzare;
- indicatori: individuare quali indicatori si vuole calcolare in base alla finalità;
- cash flow (flussi di cassa): analizzare le informazioni relative alla liquidità tramite il rendiconto finanziario.
Fatte le dovute considerazioni si procede partendo dalla riclassificazione (art. 2424 del c.c.) dello Stato Patrimoniale (criterio funzionale o di pertinenza gestionale, gestione caratteristica e finanziario, grado di liquidità ed esigibilità), composto dal patrimonio attivo (Stato Patrimoniale Attivo) e dai finanziamenti (Stato Patrimoniale Passivo), e del Conto Economico (evidenzia i componenti positivi e negativi del reddito e il risultato economico dell’esercizio) perché, nella pratica, i dati di bilancio (rielaborati e aggregati) devono fornire delle informazioni che vanno oltre a quelle civilistiche e, successivamente, si passa all’analisi degli indicatori ricavati dalla riclassificazione (Stato Patrimoniale e Conto Economico).
- Stato Patrimoniale:
- funzionale:
- posizione finanziaria netta: misura quanto è esposta un’azienda nei confronti dei terzi finanziatori;
- posizione finanziaria netta / MOL (Margine Operativo Lordo): indica il numero di anni necessari per la chiusura dei debiti finanziari in atto tramite solo l’autofinanziamento;
- posizione finanziaria netta / cash flow operativo (flussi di cassa): indica il numero di anni necessari per la chiusura dei debiti finanziari in atto tramite il cash flow generato dalla gestione ordinaria operativa.
- finanziaria:
- margine struttura primario: misura se l’azienda riesce con il capitale proprio a finanziare le attività immobilizzate;
- indice struttura primario: misura la capacità di acquistare le immobilizzazioni esclusivamente tramite il proprio patrimonio netto;
- margine struttura secondario: indica se ci sono e sono sufficienti fonti durevoli per il finanziamento dell’attivo immobilizzato dell’azienda;
- margine di liquidità primario: indica la solvibilità immediata senza contare sui crediti da riscuotere e sul magazzino;
- capitale circolante netto (“cash flow” o “liquidità immediata”): misura quanto è sano il ciclo monetario della gestione caratteristica se l’azienda ha un equilibrio finanziario di breve termine;
- funzionale:
- Conto Economico:
- reddittività:
- ROE (Return on Equity): misura il rendimento economico del capitale proprio (rapporto tra l’utile netto e il capitale proprio);
- ROI (Return on Investment): misura la redditività del capitale investito (rapporto tra l’EBIT e il capitale investito);
- ROS (Return on Sales): misura la redditività economica delle sole vendite (rapporto tra il reddito operativo e i ricavi netti);
- CMU (Capacità di Mantenimento Utile): capacità di un’azienda di mantenere un livello di utile soddisfacente nel tempo, ovvero di generare profitti in modo costante e stabile (rapporto tra il reddito netto e il reddito operativo);
- indici di rotazione:
- magazzino: valuta la gestione del magazzino misurando quante volte in un arco di tempo la merce prodotta ruota (rinnovo del magazzino);
- crediti: misura il grado di riscossione dei crediti (rapporto fra il fatturato e il numero di crediti verso i clienti);
- capitale investito: misura quanto i ricavi provenienti dalla gestione caratteristica vanno a remunerare il capitale investito.
È possibile utilizzare, per l’analisi di bilancio, anche:
- l’indice di incidenza dei costi (valutano, all’interno del singolo esercizio, il peso che determinati costi, considerati determinanti nell’organizzazione d’impresa, assumono sul totale dei costi di produzione - fatturato per dipendente, valore aggiunto operativo per dipendente, costo del lavoro per dipendente, costo del lavoro su ricavi e il valore aggiunto operativo su fatturato):
- consumi di materie;
- costi esterni;
- costo del lavoro;
- ammortamento e svalutazioni;
- l’indice di produttività (misurano le performance sull’utilizzo delle risorse finanziarie che non per la produzione):
- del capitale investito (valore aggiunto su totale impieghi);
- media per addetto (fatturato netto su numero addetti);
- del lavoro (valore produzione su numero dipendenti);
- del valore aggiunto per addetto (valore aggiunto su numero dipendenti);
- della rotazione delle immobilizzazioni (valore aggiunto su immobilizzazioni);
- dell’incidenza del costo del lavoro (costo del personale su valore della produzione);
- del costo medio del personale (costo del personale su numero totale dipendenti);
- l’indice di sviluppo (variazione annua delle grandezze fondamentali che qualificano la crescita dimensionale di un’azienda):
- variazione del fatturato (%);
- variazione totale attivo netto (%);
- variazione dei dipendenti (%);
- variazione del reddito operativo caratteristico (%);
- variazione del reddito netto (%).
Quali documenti allego al bilancio?
I documenti da allegare al bilancio sono:
Stato patrimoniale
Lo stato patrimoniale indica il valore dei beni e dei capitali di cui dispone un’azienda; si divide in attivo e passivo:
- rientrano nello stato attivo tutte quelle voci che comportano un’entrata o un reddito; crediti, disponibilità liquida, immobilizzazioni;
- rientrano nello stato passivo il capitale sociale, l’utile (o la perdita) e i debiti.
Conto economico
Il conto economico è un documento contabile che aiuta a capire quanta ricchezza è stata prodotta, come è stata ottenuta e come è stata utilizzata.
Riporta i ricavi e i costi di competenza dell’esercizio, dalla cui differenza risulta l’utile o la perdita d’esercizio. Il conto economico è redatto in forma scalare e suddiviso per macro classi:
- valore di produzione (ricavi da vendita, variazioni rimanenze, altri proventi);
- costi di produzione (materie prime, variazione rimanenze materie prime, personale, ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti);
- proventi e oneri finanziari (proventi da crediti immobilizzati, interessi passivi);
- rettifiche sul valore dell’attività finanziaria (rivalutazioni e svalutazioni titoli e immobilizzazioni);
- proventi e oneri straordinari (plusvalenze);
- risultati prima delle imposte;
- imposte;
- risultato economico dell’esercizio (utile o perdita).
Il valore di produzione e i costi di produzione rappresentano la gestione ordinaria; i proventi e oneri finanziari rappresentano la gestione finanziaria mentre i proventi e oneri straordinari rappresentano la gestione straordinaria.
Nota integrativa
È un documento analitico che integra tutte le informazioni contenute nello stato Patrimoniale e nel conto Economico; arricchisce il documento di dettagli che aiutano a comprendere i dati esposti nei prospetti numerici del bilancio.
Rendiconto finanziario
È una fotografia sulla salute aziendale; illustra, attraverso i movimenti in entrate e/o in uscita, le cause sulle variazioni finanziarie subite in un determinato periodo di tempo.
Aspetti importanti, in una corretta analisi di bilancio, sono la capacità dell’impresa di sostenere gli oneri dell’indebitamento attraverso i flussi di cassa che è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi d’impresa rispetto ai mezzi avuti da terzi.
Come iniziare l’analisi di bilancio?
L’analisi di bilancio può essere statica o dinamica.
Questi parametri generano risultati che si differenziano tra di loro. L’analisi statica individua gli indici e i margini migliori determinando limiti e vantaggi, possibili sviluppi innovativi o eventuali stati di sofferenza del business; mentre, l’analisi dinamica si focalizza sui flussi di cassa al fine di un obiettivo di indebitamento sostenibile, in funzione dello sviluppo del proprio business.
Per iniziare una corretta analisi di bilancio, bisogna affrontare le seguenti tematiche:
- equilibrio economico:
- ricavi rispetto ai costi;
- capacità finanziaria;
- profitto;
- sviluppo;
- potenzialità aziendale;
- ciclo aziendale necessario alla produzione:
- tecnologia presente;
- mercato;
- valore dei crediti verso clienti per incassi posticipati.
Il profitto è uno dei principali indicatori della performance aziendale. Calcolando il profitto, in un determinato periodo di tempo, si tiene sotto controllo lo stato di salute dell’azienda.
Il profitto lordo è la differenza tra il totale delle vendite e i costi delle materie prime. Il profitto netto, cioè il guadagno è la differenza tra il profitto lordo e le spese operative (affitti, utenze, ecc.) oltre le tasse.
Per il conseguimento del profitto si deve, quindi, attuare un ciclo produttivo:
- acquisto materie prime, servizi, forza lavoro;
- realizzazione prodotti finiti;
- vendita dei prodotti sul mercato.
Analisi statica
L’analisi statica si basa sullo studio degli indici di redditività e dei margini dello Stato Patrimoniale (SP) e del Conto Economico (CE), tramite i seguenti indicatori principali:
- CMU (Capacità di Mantenimento Utile)
- MOL (Margine Operativo Lordo)
- ROA (Return On Assets)
- ROE (Return On Equity)
- ROI (Return On Investment)
- ROS (Return On Sales)
- EBIT (Earnings Before Interest and Taxes)
- EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization)
In alcuni contesti il ROS (Return On Sales) può sostituirel EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) e il MOL (Margine Operativo Lordo) può sostituire l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization).
Gli indici di redditività servono a misurare la capacità dell’impresa di generare valore e produrre reddito.
Gli indici strutturali analizzano la composizione e l’equilibrio del patrimonio dell’impresa, evidenziando:
- la composizione degli impieghi;
- la composizione delle fonti;
- la corrispondenza tra impieghi e fonti;
Gli indici finanziari, detti anche indici di liquidità o solvibilità, misurano l’equilibrio finanziario dell’impresa e la sua capacità di generare liquidità per far fronte agli impegni assunti.
Determinazione dei margini e dell’utile netto
Per calcolare gli indici di redditività è necessario determinare l’utile netto partendo dai risultati intermedi:
- Valore aggiunto: “fatturato” - “costo materie prime” - “costo servizi” = valore aggiunto
- MOL / EBITDA: “valore aggiunto” - “costo del personale” = MOL (margine operativo lordo);
- Margine operativo netto: “MOL” (Margine Operativo Lordo) - “accantonamenti” = margine operativo netto.
- EBIT: “Margine operativo netto” - “Ammortamenti” (materiali, immateriale e svalutazioni) = EBIT (Eamings Before Interests and Taxes);
- Utile netto: “EBIT” - “Oneri finanziari” - “Tasse” = Utile netto.
Indici calcolabili a partire dall’EBIT e dall’utile netto
Una volta misurato il EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) è possibile calcolare i seguenti indici:
- CMU (Capacità di Mantenimento Utile)
- ROE (Return on Equity)
- ROI (Return on Investment)
- ROS (Return on Sales)
CMU
La CMU (Capacità di Mantenimento Utile) è un indicatore che misura la capacità di un’azienda di mantenere nel tempo un livello di utile soddisfacente e stabile. In altre parole, valuta quanto i profitti generati dall’impresa siano sostenibili e ripetibili nel lungo periodo, considerando la gestione ordinaria e straordinaria.
CMU = Utile netto / Reddito operativo
In questa formula l’Utile Netto è il risultato finale dell’esercizio al netto di tasse, oneri finanziari e componenti straordinari mentre il Reddito Operativo (“EBIT” ossia “Earnings Before Interest and Taxes”) è il risultato operativo della gestione caratteristica, al lordo di interessi e imposte.
Interpretando i risultati della formula possiamo affermare che un valore vicino a 1 indica che l’azienda riesce a trasformare quasi tutto il reddito operativo in utile netto, segnalando alta efficienza e sostenibilità mentre un valore molto basso (< 0,5) può evidenziare inefficienze operative, elevati oneri finanziari o costi straordinari che riducono la capacità di generare utili sostenibili.
Il CMU (Capacità di Mantenimento Utile) è utile per monitorare la stabilità dei profitti nel tempo, confrontare i periodi contabili per valutare la consistenza del modello di business ed è un supporto nelle decisioni di investimento, pianificazione strategica e gestione dei flussi finanziari.
La CMU non sostituisce altri indicatori di redditività come ROI, ROE o ROS, ma li integra offrendo una visione sulla sostenibilità del profitto nel tempo, utile soprattutto per analisi di lungo periodo e valutazioni aziendali strategiche.
ROE
Il ROE (‟Return On Equity” ossia la ‟Redditività del capitale proprio) misura la redditività qualitativa del capitale aziendale e si ricava rapportando il EBIT (numeratore) con il capitale proprio (denominatore).
Il risultato fornisce la relazione tra il NT (reddito netto) prodotto in un anno e il MP (mezzi propri).
Viene espresso in percentuale.
Il ROE è ricavabile anche attraverso i tre indici sviluppati dalla DuPont (schema DuPont): “ROI” (Return On Investment) x (capitale investito/capitale proprio) x (utile netto/EBIT).
Se ne deduce che il ROE si ricava dal ROI, quindi dal ‟capitale di indebitamento” e dal ‟tasso di incidenza” della gestione atipica del MON (margine operativo netto).
È un indicatore di redditività usato per riclassificare il conto economico come valore aggiunto e si ottiene sottraendo dal MOL (margine operativo lordo) gli accantonamenti e gli ammortamenti.
ROI
Il ROI (‟Return on Investment” ossia il ‟Ritorno sull’investimento”) si ricava dividendo il “reddito operativo” rapportando il EBIT (numeratore) con il Capitale Investito (denominatore).
Il risultato fornisce il tasso di redditività, tra investimento e gestione aziendale.
La redditività è direttamente influenzata dal fatturato, dai costi aziendali tipici e dal capitale investito.
Il ROI è un indice ricavabile dalla moltiplicazione del ROS e del AT (Assets Turnover - Tasso di rotazione del capitale).
L’Assets turnover, conosciuto con l’acronimo di AT (o “ATO”), è l’indice di rotazione del capitale investito; rappresenta, quindi, il ricavo medio per unità di investimento, impiegato nella gestione operativa dell’impresa. Si ricava rapportando il fatturato (numeratore) con il Capitale investito (denominatore).
Il Capitale investito (rendimento), noto anche come ROCE (Return On Capital Employed), è un indice economico molto importante in quanto indica il ritorno economico degli investimenti effettuati da una società. Indica, cioè, l’ammontare dei guadagni in relazione agli investimenti.
Il Tasso di remunerazione (oneri finanziari), generalmente indicato con la lettera i, si calcola dal rapporto tra gli oneri finanziari (numeratore) e il capitale di credito (denominatore).
È un parametro importante e variabile nel tempo in quanto soggetto agli accordi economici stabiliti tra cliente e fornitore e alle fluttuazioni del mercato.
ROS
Il ROS (‟Return on Sales” ossia il ‟Ritorno sulle vendite”) misura la redditività delle vendite si ricava rapportando il EBIT (numeratore) con il Fatturato (denominatore).
Il risultato fornisce la relazione tra il risultato operativo e i ricavi netti sulle vendite.
È particolarmente utile per valutare l’efficienza dei vari segmenti di vendita.
Analisi dinamica
L’analisi dinamica si concentra sullo studio dei flussi di cassa dell’impresa, al fine di valutare la capacità dell’azienda di generare liquidità e di sostenere l’indebitamento nel tempo. A differenza dell’analisi statica, che si basa su valori di bilancio puntuali, l’analisi dinamica considera le variazioni nel tempo delle disponibilità liquide.
Tipologie principali di flussi di cassa
- FCFO (“Free Cash Flow from Operations” ovvero “Flusso di casa operativo”): flusso di cassa generato dalla gestione operativa, equivalente al “MOL” (Margine Operativo Lordo) espresso in termini monetari (EBIT + Ammortamenti e Accantonamenti − Tasse operative pagate);
- UFCF (“Unlevered Free Cash Flow” ovvero “Flusso di cassa d’impresa”): flusso di cassa disponibile per tutti i finanziatori, al netto degli investimenti e delle imposte, indipendente dall’indebitamento (CF operativo − Investimenti netti − Variazioni del capitale circolante);
- FCFE (“Free Cash Flow to Equity” ovvero “Flusso di cassa per gli azionisti”): flusso di cassa residuo spettante agli azionisti dopo il pagamento di interessi e restituzione del debito (UFCF − Oneri finanziari netti + Δ Debito netto).
È la variazione del debito a breve o lungo termine ossia un su aumento equivale a entrata di cassa (l’impresa ha preso in prestito denaro aumentando il debito) mentre una sua riduzione equivale a uscita di cassa (l’impresa ha rimborsato prestiti o obbligazioni riducendo il debito).
ΔDebito netto = Debito totale periodo corrente − Debito totale periodo precedente
Dove:
- Debito totale: debiti a breve termine + debiti a lungo termine (finanziamenti, prestiti, obbligazioni);
- Periodo corrente: fine del periodo contabile considerato;
- Periodo precedente: inizio del periodo contabile.
Determinazione del cash flow operativo
Per calcolare il cash flow operativo:
- Partire dal MOL / EBITDA;
- Sottrarre ammortamenti e accantonamenti per ottenere il Margine Operativo Netto;
- Correggere per variazioni di capitale circolante e investimenti operativi;
- Sottrarre tasse per ottenere il UFCF.
Indicatori derivabili dai flussi di cassa
- copertura interessi / debito: misura la capacità di pagare gli interessi con il cash flow operativo;
- rapporto debito netto / cash flow operativo: indica il numero di anni necessari per estinguere il debito utilizzando solo i flussi generati dalla gestione operativa;
- liquidity ratio dinamico: analizza la capacità di coprire i fabbisogni di breve termine considerando le entrate e uscite future.
Analizzare i flussi di cassa significa studiare le entrate e le uscite di liquidità dell’impresa nel tempo, per valutare la capacità di generare cassa e la sostenibilità del business.
Il cash flow (flusso di cassa) è fondamentale per:
- comprendere la variazione della liquidità aziendale;
- valutare la capacità di sostenere investimenti e indebitamento;
- stimare il valore dell’impresa.
In sostanza, si ottiene con la differenza tra le entrate e le uscite di cassa dell’attività e questa analisi è essenziale per comprendere la sostenibilità del business.
Flussi positivi costanti indicano solidità finanziaria e capacità di crescita sostenibile.
Flussi negativi o altamente variabili possono segnalare problemi di liquidità, rischi di indebitamento e inefficienze operative.
La combinazione con l’analisi statica permette di avere una fotografia completa della salute economico-finanziaria dell’impresa.
Posizione Finanziaria Netta (PFN)
Per misurare l’indebitamento netto si procede con la determianzione del PFN (Posizione Finanziaria Netta) che rappresenta la differenza tra i debiti finanziari (mutui, prestiti, leasing finanziari) e la liquidità disponibile (cassa, depositi bancari, investimenti finanziari a breve termine).
Il calcolo del PFN (Posizione Finanziaria Netta) potrà avere i seguenti due esiti:
- con un PFN positivo l’azienda risulterà indebitata;
- con un PFN negativo l’azienda risulterà con liquidità netta superiore ai debiti.
Una PFN alta rispetto al capitale proprio o al cash flow segnala rischio di sovraindebitamento.
Una PFN contenuta, o negativa, indica una gestione finanziaria più equilibrata e capacità di investimento senza ricorrere a prestiti aggiuntivi.
La determinazione di UFCF (“Unlevered Free Cash Flow” ovvero “Flusso di cassa d’impresa”) e il FCFE (“Free Cash Flow to Equity” ovvero “Flusso di cassa per gli azionisti”) consentiranno di capire quanto della liquidità generata dall’azienda può coprire la PFN (Posizione Finanziaria Netta).
Il rapporto tra la PFN (Posizione Finanziaria Netta) e il FCFO (“Free Cash Flow from Operations” ovvero “Flusso di casa operativo”) indica il numero di anni necessari per estinguere il debito solo con i flussi generati dalla gestione ordinaria.
Gli investitori lo usano per valutare il rischio finanziario dell’impresa.
Le banche lo considerano nella concessione di nuovi prestiti o nel calcolo dei covenant finanziari.
Struttura patrimoniale
La scelta delle fonti di finanziamento viene valutata secondo i seguenti elementi:
- potenzialità del margine operativo;
- costo dei capitali;
- caratteristiche del fabbisogno finanziario (capitale investito);
- mantenimento del rapporto di indebitamento (leverage).
La valutazione degli indici fornisce una relazione fra le classi:
- impieghi dell’attivo
- fonti di finanziamento.
In sostanza, ricordiamo che il capitale investito è costituito dal AF (attivo fisso) ed dal AC (Attivo Circolante).
Sulla base di queste considerazioni oggettive nascono i seguenti indici di struttura patrimoniale:
- CP / CF: rapporto tra il “capitale proprio” (numeratore) e il “capitale fisso” (denominatore);
- (CP + Dml) / AF: rapporto tra il “capitale proprio” più i “debiti a medio lungo termine” (numeratore) e “attivo fisso” (denominatore).
Questi indici possono essere espressi in valore assoluto per creare i margini di struttura:
- CP - AF: margine di struttura primario cioè la capacità dell’impresa di investire nelle sue strutture fisse attraverso il capitale dei soci;
- (CP +Dml) - AF: margine secondario (allargato o globale) esamina la solidità dell’impresa attraverso la sua capacità di finanziarsi con un indebitamento sostenibile.
Se il CP (capitale proprio) è maggiore delle immobilizzazioni si parla di margine di struttura positivo.
Struttura monetaria
L’analisi della struttura monetaria si effettua prendendo in esame il PCN (patrimonio circolante netto) o il CCN (capitale circolante netto). Il calcolo si effettua facendo la differenza tra l’attivo circolante e le passività correnti.
Si precisa che sia le attività che le passività devono essere:
- non finanziarie;
- relative al core business;
- di natura monetaria.
Si tratta di un indicatore molto importante per misurare la liquidità, l’efficienza operativa e la salute finanziaria a breve termine dell’azienda.
Il current ratio (indice di disponibilità) valuta se l’impresa è in grado di sostenere il proprio fabbisogno a breve utilizzando gli incassi della gestione. Si calcola dividendo le attività correnti con le passività correnti.
Il current ratio fornisce un quadro statico della situazione aziendale al momento della chiusura d’esercizio quindi, per ovviare a questo problema, gli vengono, generalmente, affiancati si seguenti indici:
- GGM (giacenza media di magazzino): si calcola dal rapporto fra il magazzino (numeratore) e i ricavi di vendita (denominatore) il cui risultato viene moltiplicato per 365 (giorni dell’anno);
- GGC (giorni di dilazione media per i clienti): si calcola dal rapporto fra la liquidità differita (numeratore) e i ricavi di vendita (denominatore) il cui risultato viene moltiplicato per 365 (giorni dell’anno);
- GGF (giorni di dilazione media per i fornitori): si calcola dal rapporto fra i debiti di gestione (numeratore) e i costi tipici (denominatori) il cui risultato viene moltiplicato per 365 (giorni dell’anno).
I raggruppamenti GGM, GGC e GGF creano il gruppo degli indici di rotazione che qualificano la liquidità aziendale.