B2AI
Business to AI
Business to Artificial Intelligence
L’acronimo B2AI (“Business to AI” o “Business to Artificial Intelligence”) è utilizzato per indicare un “modello relazionale” (Edgar F. Codd, 1970) nel quale un’impresa rende, ossia mette a disposizione, i propri prodotti, servizi, informazioni e dati accessibili non soltanto ai consumatori, ma anche a sistemi di IA (Intelligenza Artificiale) e AI Agent.
L’acronimo rappresenta l’evoluzione di un modello di business nel quale l’IA (Intelligenza Artificiale) può diventare un nuovo punto di accesso all’offerta di un’impresa. Un agente AI, infatti, può ricercare informazioni, confrontare prodotti o servizi, utilizzare strumenti messi a disposizione dall’impresa e, quando previsto, compiere determinate operazioni per conto dell’prompter (colui che formula le istruzioni date al modello e ne orienta l’interazione).
A differenza del B2AI i rapporti commerciali nel B2B (Business to Business) prevedono relazioni fra imprese mentre il B2C (Business to Consumer) lo prevede tra imprese e consumatori ma questo non significa necessariamente che, nel B2AI, l’IA sia il consumatore finale perché può agire come oggetto/soggetto terzo (ad esempio interfaccia, intermediario e/o agente) per conto proprio del consumatore finale o di una partita IVA.
L’utilizzo dell’IA come interfaccia o agente non modifica automaticamente gli obblighi contrattuali, fiscali o contabili applicabili all’operazione perché il rapporto commerciale rimane riferito ai soggetti che effettuano la transazione.
Il B2AI non costituisce, allo stato attuale, una categoria giuridica equivalente a B2B (Business to Business) o B2C (Business to Consumer) per non deve essere interpretato come “Business to Artificial Intelligence” nel senso di vendita all’IA, ma come un modello nel quale l’IA entra nel processo attraverso cui prodotti, servizi e informazioni vengono individuati, valutati o utilizzati.
Per una partita IVA, questo può tradursi nella necessità di rendere i propri contenuti e servizi comprensibili e utilizzabili anche dai sistemi AI. Un professionista, un commerciante o una microimpresa può, ad esempio, mettere a disposizione informazioni strutturate sui propri servizi, API, sistemi di prenotazione, cataloghi, documentazione tecnica o strumenti che consentano a un agente AI di interagire con i propri sistemi.
Un esempio l’agentic commerce (e-commercio agentico) sviluppato da Google. Nel 2025 introdusse l’AP2 (Agent Payments Protocol), un protocollo progettato per consentire agli AI Agent di effettuare pagamenti per conto del consumatore secondo autorizzazioni, limiti di spesa e condizioni verificabili (Universal Cart) mentre nel 2026 introdusse il UCP (Universal Commerce Protocol), uno standard aperto che definisce un linguaggio comune attraverso il quale gli AI Agent, imprese e sistemi di pagamento (reti di regole, tecnologie e intermediari che permettono il trasferimento di fondi tra debitore e creditore) possono interagire lungo il percorso di acquisto, dalla scoperta del prodotto fino al checkout e al post-vendita.