Conto del capitale
Il conto del capitale, o “conto capitale”, è uno dei conti fondamentali del sistema dei conti nazionali (SEC 2010) e rappresenta la sede contabile in cui viene determinata la capacità o necessità di finanziamento di un settore istituzionale a partire dalle operazioni relative alle attività non finanziarie e ai trasferimenti in conto capitale (componente della bilancia dei pagamenti che registra i trasferimenti di capitale e le acquisizioni/cessioni di attività non finanziarie non prodotte tra residenti e non residenti).
In termini strutturali, il conto del capitale registra, sul lato delle risorse, il risparmio lordo generato dal settore istituzionale e i trasferimenti in conto capitale ricevuti. Il risparmio lordo (parte del reddito disponibile di famiglie o imprese non spesa per consumi finali, calcolata prima della deduzione degli ammortamenti) costituisce il saldo del conto della formazione del reddito ed esprime la parte di reddito disponibile non destinata al consumo finale. I trasferimenti in conto capitale ricevuti comprendono, tra l’altro, contributi agli investimenti, cancellazioni di debito e altri trasferimenti di natura non ricorrente che incidono direttamente sul patrimonio.
Sul lato degli impieghi, il conto registra la formazione lorda di capitale fisso (investimenti), le variazioni delle scorte, gli acquisti meno cessioni di attività non finanziarie non prodotte (ad esempio terreni o attività immateriali non prodotte) e i trasferimenti in conto capitale effettuati verso altri settori istituzionali.
La struttura contabile (ossatura organizzativa che registra le operazioni di gestione di un’impresa, basandosi solitamente sul metodo della partita doppia e sul piano dei conti) del conto consente di determinare il saldo finale, denominato “capacità” (+) o “necessità” (-) di finanziamento, che rappresenta l’eccedenza o il fabbisogno di risorse finanziarie del settore. Tale saldo è formalmente coerente con la variazione delle attività e passività finanziarie registrate (componenti fondamentali dello Stato Patrimoniale di un’impresa o della situazione finanziaria personale, distinguendosi per la loro natura di diritti o obbligazioni contrattuali.) nel conto finanziario e costituisce il collegamento tra economia reale ed economia finanziaria.
In forma sintetica, l’identità contabile può essere espressa come:
“Risparmio lordo” + “trasferimenti in conto capitale ricevuti” − “investimenti” − “trasferimenti in conto capitale effettuati” = “capacità/necessità di finanziamento”
Dal punto di vista interpretativo, un saldo positivo indica che il settore istituzionale (raggruppamenti statistici di unità economiche con comportamento simile, utilizzati nella contabilità nazionale, definita dal SEC 2010 per analizzare i flussi finanziari) genera risorse finanziarie nette impiegabili verso altri settori o strumenti finanziari, mentre un saldo negativo evidenzia un fabbisogno di finanziamento che si traduce in indebitamento netto.
Per le partite IVA e, più in generale, per i soggetti economici che operano in autonomia fiscale e gestionale (art. 119 Costituzione), il concetto è rilevante in quanto consente di comprendere la distinzione tra flussi reddituali correnti (o flussi finanziari della gestione reddituale) e dinamiche di accumulazione del capitale (processo continuo attraverso il quale il plusvalore ottenuto dalla produzione viene reinvestito per espandere la scala produttiva, aumentando mezzi di produzione e forza lavoro). In particolare, gli investimenti in beni strumentali e le operazioni straordinarie di natura non ricorrente, o M&A (Mergers and Acquisitions), incidono direttamente sulla PFN (Posizione Finanziaria Netta), indipendentemente dalla redditività operativa di breve periodo (misura la capacità di un’azienda di generare ricchezza attraverso la sua gestione caratteristica, o operativa, nell’arco di un singolo esercizio o periodo contabile).
In un’ottica di analisi economico-finanziaria (studio dei risultati aziendali attraverso la riclassificazione del bilancio, il calcolo di indici e l’analisi dei flussi di cassa), il conto del capitale fornisce quindi una misura sintetica della sostenibilità degli investimenti, o SRI (Sustainable and Responsible Investment) rispetto alla capacità interna di autofinanziamento, rappresentata dal risparmio generato dalla gestione corrente (insieme delle operazioni ordinarie e ripetitive come acquisto, produzione e vendita che un’azienda compie per il suo funzionamento quotidiano).