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Diritto commerciale

Il diritto commerciale è il settore del diritto privato che studia e disciplina l’‟attività economica” organizzata, i soggetti che la esercitano e i rapporti giuridici che ne derivano.

Storicamente, il diritto commerciale nacque come diritto dei commercianti. Con lo sviluppo dell’economia moderna, tuttavia, il suo centro di gravità si è progressivamente spostato dal commercio all’impresa. Per questa ragione, nella disciplina contemporanea assumono particolare importanza la figura dell’imprenditore e il modo in cui un’impresa svolga la sua attività. Il diritto commerciale è il settore del diritto privato che studia e disciplina l’‟attività economica” organizzata, i soggetti che la esercitano e i rapporti giuridici che ne derivano.

L’imprenditore è il soggetto che esercita professionalmente un’‟attività economica” organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni o servizi. L’impresa è invece l’attività economica esercitata. I due concetti, pur essendo strettamente collegati, non coincidono: l’imprenditore è il soggetto, mentre l’impresa è l’attività.

Anche l’azienda rappresenta un concetto distinto. È il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per fare impresa. Un’impresa, quindi, può utilizzare immobili, macchinari, merci, strumenti, segni distintivi e altre risorse che, nel loro insieme e nella loro organizzazione, costituiscono l’azienda che non agisce isolatamente: acquista beni, vende prodotti o servizi, affida attività a terzi, utilizza intermediari e conclude rapporti continuativi con clienti e fornitori.

Per questo motivo numerosi contratti (appalto, compravendita, locazione, nolo, agenzia, franchising, deposito, mediazione, mandato, catering, spedizione, commissione, comodato, leasing, prestazione d’opera, deposito, somministrazione) vengono siglati per consentire la circolazione dei beni e nell’organizzazione dell’attività economica.

L’impresa opera normalmente in un contesto di libertà di iniziativa economica e di concorrenza e nel quale le sue decisioni possono influire sulla posizione di concorrenti, clienti e consumatori. Il diritto commerciale comprende quindi anche la disciplina della concorrenza e dei comportamenti delle imprese sul mercato.

La libertà di iniziativa economica e di concorrenza non significa che ogni comportamento concorrenziale sia consentito. L’ordinamento stabilisce regole per distinguere la normale competizione economica da comportamenti idonei a falsare il mercato o a danneggiare ingiustamente altri soggetti. In questo ambito assumono rilievo la disciplina della concorrenza sleale e le norme poste a tutela della concorrenza e del mercato (concorrenza, antitrust, pubblicità).

La libertà di iniziativa economica e di concorrenza porta il diritto commerciale a trattare le difficoltà dell’impresa ossia il margine di rischio (ad esempio perdite, incontrare difficoltà finanziarie o non essere più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni), di insolvenza e gli strumenti attraverso i quali tali situazioni possono essere affrontate.

In passato questa materia veniva principalmente associata alle cosiddette procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata, liquidazione coatta amministrativa). La disciplina contemporanea è invece orientata anche alla prevenzione e all’emersione anticipata delle difficoltà, oltre che alla regolazione della crisi quando questa si manifesta.

Rientrano nel diritto commerciale le forme attraverso cui l’attività d’impresa può essere esercitata collettivamente. Le società permettono infatti di organizzare un’attività economica attraverso la partecipazione di più soggetti o, in alcuni casi, anche attraverso strutture societarie costituite da un solo soggetto. La disciplina societaria regola la costituzione della società, i rapporti tra i soci, l’amministrazione, la rappresentanza, il patrimonio, la responsabilità e, più in generale, il funzionamento dell’organizzazione.