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Contratto

Il contratto è l’accordo diretto a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale (art. 1321 cod. civ.) e si colloca nell’ambito del diritto privato che lo disciplina giuridicamente nell’interessi di natura patrimoniale.

Alla disciplina generale del contratto (Libro IV, Titolo II, artt. da 1321 a 1469 cod. civ.) si affiancano le norme relative alle obbligazioni (Libro IV), ai singoli tipi contrattuali (Libro IV, Titolo III), alla tutela dei consumatori (d.lgs. n. 206/2005), al commercio elettronico (d.lgs. n. 70/2003), ai contratti a distanza (d.lgs. n. 206/2005) e, più recentemente, alla fornitura di contenuti e servizi digitali (artt. 135-decies e seguenti, introdotti dalla Direttiva europea 2019/770 tramite il d.lgs. 173/2021).

Una caratteristica del contratto è la libertà contrattuale (art. 1322 cod. civ.); prevede che le parti possono determinare liberamente il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge e possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi disciplinati, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico. Per autonomia contrattuale si intende:

  • decidere se concludere o meno un contratto;
  • scegliere la controparte, salvo i limiti previsti dalla legge;
  • scegliere il tipo contrattuale;
  • determinare il contenuto dell’accordo;
  • utilizzare schemi contrattuali non espressamente disciplinati dalla legge;
  • stabilire condizioni, termini, modalità di esecuzione e altre clausole compatibili con le norme imperative.

L’autonomia privata non è però assoluta perché il contratto opera all’interno dell’ordinamento e deve rispettarne le norme imperative, l’ordine pubblico e il buon costume, oltre alle specifiche limitazioni previste dalla legislazione speciale.

La libertà contrattuale assume inoltre caratteristiche differenti quando una delle parti si trova in una posizione giuridica o economica particolarmente protetta dall’ordinamento. È il caso, soprattutto, dei contratti conclusi tra professionista e consumatore, nei quali numerose disposizioni sono inderogabili a tutela della parte considerata strutturalmente più debole.

Il contratto può essere diviso in tre macro aree:

  • contratti tipici (nominati): sono quelli ai quali l’ordinamento dedica una disciplina specifica. Tra questi rientrano, per esempio, la vendita, la locazione, il mandato, l’appalto, la somministrazione, il mutuo e molti altri contratti disciplinati dal Codice civile;
  • contratti atipici (art. 1322 cod. civ.): non corrispondono a un modello contrattuale compiutamente disciplinato dalla legge. La loro ammissibilità deriva dall’autonomia contrattuale purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela;
  • contratto misti: indica sia una figura generale del diritto civile (un contratto atipico che unisce elementi di più contratti tipici) sia, più recentemente, una specifica formula introdotta nel diritto del lavoro:
    • nel diritto civile: è un accordo che fonde insieme frammenti di schemi negoziali diversi (ad esempio locazione e lavoro subordinato, come nel portierato) uniti da un’unica causa. Si usa di solito il criterio dell’assorbimento (prevale la disciplina del contratto principale) o il criterio della combinazione (ogni parte del contratto segue le sue regole specifiche);
    • nel diritto del lavoto: è la coesistenza, con lo stesso datore di lavoro, di un contratto di lavoro subordinato part-time e di un secondo contratto di natura autonoma o professionale (partita IVA).

La distinzione non significa che i contratti atipici siano privi di disciplina. Anche un contratto non espressamente previsto dal legislatore è soggetto alle norme generali sui contratti, alle norme sulle obbligazioni e, quando applicabili, alle disposizioni relative a istituti o tipi contrattuali compatibili con la sua struttura.

Il contratto non è quindi semplicemente un documento firmato tra due soggetti che manifestano una volontà ma è un istituto giuridico attraverso il quale l’autonomia privata produce effetti riconosciuti dall’ordinamento. La disciplina contrattuale può essere ricondotta a diversi livelli:

  • regole generali (art. 1321–1469 cod. civ.);
  • regole sulle obbligazioni (disciplinano le conseguenze delle prestazioni dovute e dell’inadempimento);
  • disciplina dei singoli contratti (regola figure come vendita, locazione, appalto, mandato, somministrazione e altre);
  • norme speciali (applicabili a determinati settori o categorie di rapporti);
  • disciplina consumeristica (quando il contratto è concluso tra professionista e consumatore);
  • disciplina del commercio elettronico (quando il contratto è concluso nell’ambito di servizi della società dell’informazione);
  • disciplina dei contratti digitali (nei casi previsti dalla normativa sui contenuti e servizi digitali).

Il contratto appartiene alla categoria più ampia dei negozi giuridici (manifestazione di volontà diretta a produrre effetti giuridici riconosciuti e tutelati dall'ordinamento), intesi, in termini generali, come atti attraverso i quali l’autonomia privata produce effetti giuridicamente riconosciuti.

L’ordinamento conosce anche atti unilaterali, atti non patrimoniali e altre figure negoziali che seguono discipline differenti.

Una funzione importante del contratto consiste nell’allocazione preventiva dei rischi perché parti possono stabilire chi debba sostenere determinati costi, quali siano le conseguenze di un ritardo, come debbano essere gestite determinate variazioni delle condizioni operative, quali garanzie siano prestate e quali eventi possano determinare lo scioglimento del rapporto. Questa funzione incontra tuttavia i limiti imposti dalla legge. Le clausole contrattuali non possono eliminare o modificare validamente disposizioni inderogabili quando l’ordinamento non consente tale deroga.

Le parti del contratto​

Le parti sono i soggetti sui quali ricadono le posizioni giuridiche derivanti dal contratto.

Una parte può assumere contemporaneamente più posizioni come, ad esempio, in un contratto di vendita il venditore è obbligato a consegnare il bene e il compratore è obbligato a pagare il prezzo, mentre ciascuno è titolare di diritti nei confronti dell’altro.

La capacità di concludere contratti dipende dalle regole sulla capacità giuridica e di agire. Particolare rilievo assume la capacità di agire, poiché l’incapacità può incidere sulla validità o sull’efficacia dell’atto secondo quanto previsto dalla legge.

Il contratto può inoltre essere concluso attraverso un rappresentante. In questo caso il soggetto che agisce manifesta la volontà in nome e per conto del rappresentato, nei limiti dei poteri conferiti.

La rappresentanza deve essere distinta dall’ipotesi nella quale un soggetto conclude un contratto in nome proprio ma nell’interesse economico di un altro soggetto.

Secondo la disciplina prevista dall’ordinamento civile (Libro IV, Titolo II, Capo II, art. 1325 cod. civ.) vengono individuati quattro requisiti del contratto:

  • l’accordo delle parti;
  • la causa;
  • l’oggetto;
  • la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità.

La mancanza o il vizio di uno di questi elementi può determinare conseguenze sulla validità del contratto secondo le disposizioni applicabili.

Accordo​

L’elemento caratterizzante del contratto è l’accordo perché si presuppone la presenza di almeno due parti (persona fisica, da una persona giuridica o, nei casi previsti dall’ordinamento, da una pluralità di soggetti) o soggetti, i cui interessi possono essere contrapposti, complementari o convergenti. L’accordo nasce quando le manifestazioni di volontà delle parti si incontrano secondo le modalità previste dall’ordinamento.

L’accordo può essere raggiunto attraverso una negoziazione articolata oppure attraverso procedure standardizzate (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione I, art. 1326 cod. civ.) nelle quali una parte predispone unilateralmente le condizioni contrattuali (proposta) e l’altra si limita ad accettarle (accettazione). Può inoltre manifestarsi attraverso comportamenti concludenti quando l’ordinamento riconosce a quel comportamento valore negoziale.

La conclusione del contratto deve essere distinta dalla sua documentazione. Un contratto può essere valido anche senza un documento materiale, quando la legge non richiede una particolare forma. Al contrario, quando la legge prescrive una determinata forma a pena di nullità, la forma diventa un requisito necessario del contratto.

L’accordo può tuttavia derivare anche da modalità diverse, quando la natura dell’operazione e le norme applicabili consentono di attribuire valore contrattuale a determinati comportamenti.

Causa​

La causa rappresenta la funzione giuridico-economica del contratto e costituisce una delle categorie attraverso cui l’ordinamento valuta la ragione giuridicamente rilevante dell’operazione contrattuale e non deve essere confusa con i motivi individuali che spingono una persona a contrattare.

Il Codice civile considera espressamente il motivo illecito quando sia comune alle parti e abbia costituito la ragione determinante del contratto. Ciò conferma la distinzione tra la funzione del contratto e le ragioni soggettive che possono aver indotto una parte a concluderlo.

La valutazione della causa deve inoltre essere distinta da quella dell’oggetto del contratto e dalla verifica della liceità (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione II, art. 1326 cod. civ.) delle singole clausole.

Oggetto​

L’oggetto del contratto deve (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione III, art. 1346 cod. civ.):

  • essere possibile: riguarda l’eseguibilità della prestazione o dell’operazione prevista dal contratto;
  • avere la liceità: richiede che l’oggetto non sia contrario a norme imperative, ordine pubblico o buon costume;
  • avere la determinatezza (o determinabilità): richiede che il contenuto della prestazione possa essere individuato sulla base del contratto o attraverso criteri oggettivi previsti dalle parti o dalla legge.

Il Codice civile disciplina anche particolari ipotesi relative ai beni futuri, alle cose determinate solo nel genere e alla determinazione dell’oggetto da parte di un terzo.

Forma​

La forma è, in generale, libera, salvo che la legge prescriva una determinata forma (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione IV, art. 1350 cod. civ.).

Secondo la disciplina prevista dall’ordinamento civile vengono individuati i seguenti atti per i quali è richiesta la forma scripta (forma scritta):

  • i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili;
  • i contratti che costituiscono, modificano o trasferiscono il diritto di usufrutto su beni immobili, il diritto di superficie, il diritto del concedente e dell'enfiteuta;
  • i contratti che costituiscono la comunione di diritti indicati dai numeri precedenti;
  • i contratti che costituiscono o modificano le servitù prediali, il diritto di uso su beni immobili e il diritto di abitazione;
  • gli atti di rinunzia ai diritti indicati dai numeri precedenti;
  • i contratti di affrancazione del fondo enfiteutico;
  • i contratti di anticresi;
  • i contratti di locazione di beni immobili per una durata superiore a nove anni;
  • i contratti di società o di associazione con i quali si conferisce il godimento di beni immobili o di altri diritti reali immobiliari per un tempo eccedente i nove anni o per un tempo indeterminato;
  • gli atti che costituiscono rendite perpetue o vitalizie, salve le disposizioni relative alle rendite dello Stato;
  • gli atti di divisione di beni immobili e di altri diritti reali immobiliari;
  • le transazioni che hanno per oggetto controversie relative ai rapporti giuridici menzionati nei numeri precedenti;
  • gli altri atti specialmente indicati dalla legge.

Quando la forma è prescritta dalla legge a pena di nullità, la sua osservanza diventa un requisito essenziale del contratto.

La forma richiesta ad probationem (ai fini della prova), invece, ha una funzione prevalentemente probatoria e deve essere distinta dalla forma richiesta ad substantiam (ai fini della sostanza), la cui mancanza incide sulla validità dell'atto.

La disciplina della forma assume particolare importanza anche nei rapporti digitali, nei quali il documento informatico e la firma elettronica (FEA e FEQ) possono assumere rilevanza giuridica secondo la normativa specifica applicabile.

Proposta e accettazione​

Nella forma classica di conclusione del contratto una parte formula una proposta (contenere gli elementi necessari affinché l’accettazione possa determinare la conclusione del contratto) e l’altra manifesta la propria accettazione (corrispondere alla proposta nei limiti stabiliti dalla legge).

La proposta deve contenere gli elementi necessari affinché l’accettazione possa determinare la conclusione (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione I, art. 1326 cod. civ.) nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte.

La disciplina considera anche l’efficacia della proposta, la revoca della proposta e dell’accettazione, la proposta irrevocabile, l’offerta al pubblico e altre modalità di formazione dell’accordo.

Trattative e responsabilità precontrattuale​

Il rapporto contrattuale non comincia necessariamente con la firma del contratto ma, a volte, durante le trattative in cui le parti possono scambiarsi informazioni, formulare proposte, effettuare verifiche e negoziare le condizioni dell’eventuale accordo secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione dello stesso (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione I, art. 1337 cod. civ.).

La responsabilità precontrattuale può sorgere, per esempio, quando una parte conduce trattative senza rispettare i doveri di correttezza e lealtà previsti dall’ordinamento.

Questa responsabilità è distinta dalla responsabilità contrattuale, perché presuppone una violazione avvenuta nella fase precedente alla conclusione del contratto o comunque nell'ambito della formazione dell'accordo.

Condizioni generali di contratto e contratti per adesione​

Nella contrattazione economica attuale esistono un insieme di condizioni generali (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione I, art. 1341 cod. civ.) che possono essere predisposte da uno dei contraenti, destinate a essere utilizzate per una pluralità di rapporti e possono essere efficaci nei confronti dell’altro contraente se, al momento della conclusione (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione I, art. 1342 cod. civ.) del contratto, questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza.

Alcune clausole particolarmente gravose richiedono una specifica approvazione per iscritto nei casi previsti dalla legge.

La disciplina generale del contratto disciplina che i contratti conclusi mediante moduli o formulari, nei quali le condizioni sono predisposte unilateralmente per una pluralità di rapporti.

Questa disciplina deve essere distinta da quella delle clausole vessatorie nei contratti con i consumatori, predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, le clausole aggiunte al modulo o al formulario prevalgono su quelle del modulo o del formulario qualora siano incompatibili con esse, anche se queste ultime non sono state cancellate.

Interpretazione del contratto​

Il contratto non deve essere interpretato esclusivamente sulla base del significato letterale delle singole parole (Libro IV, Titolo II, Capo IV, art. 1362 ss. cod. civ.) ma secondo una serie di criteri interpretativi partendo la comune intenzione delle parti, valutando il loro comportamento complessivo e, successivamente, la conclusione del contratto.

Quando una clausola può avere più significati, assumono rilievo il contesto complessivo del contratto, la natura dell’operazione, gli usi e gli altri criteri (Libro IV, Titolo I, Capo IV, art. 1363 ss. cod. civ.).

L’interpretazione deve inoltre essere coordinata con il principio di buona fede (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione I, art. 1375 cod. civ.).

Integrazione del contratto​

Il contenuto del contratto non è determinato esclusivamente dalle clausole materialmente scritte dalle parti (Libro IV, Titolo II, Sezione I, art. 1374 cod. civ.) e obbligate non soltanto a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, gli usi e l’equità.

Il contratto è quindi inserito in un sistema normativo più ampio che può integrare il contenuto dell’accordo.

Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione I, art. 1375 cod. civ.) che non coincide con una generica esigenza morale ma costituisce un criterio giuridico di comportamento che opera nella valutazione dei rapporti tra le parti e nell’esercizio dei diritti derivanti dal contratto stesso.

Effetti del contratto​

Secondo il diritto contrattuale (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione I, art. 1372 cod. civ.) il contratto ha forza di legge tra le parti perché, na volta validamente concluso, vincola le parti e non può essere sciolto unilateralmente se non nei casi previsti dalla legge o dal contratto stesso.

Le parti possono sciogliere consensualmente il contratto attraverso il mutuo consenso, oppure possono verificarsi le altre cause di scioglimento previste dall’ordinamento.

Il contratto, in linea generale, non produce effetti nei confronti dei terzi. Questo principio, tuttavia, conosce diverse eccezioni, tra cui il contratto a favore di un soggetto terzo (Libro IV, Titolo II, Capo IX, artt. 1411 ss. cod. civ.).

Contratto tipo​

Il contratto tipo è uno schema contrattuale predisposto per essere utilizzato nella conclusione di una pluralità di contratti dello stesso genere. Quando lo schema stabilisce preventivamente le condizioni destinate a disciplinare futuri rapporti tra le parti, può assumere la funzione propria del contratto normativo.

Contratto normativo​

È un accordo con cui le parti stabiliscono preventivamente il contenuto o le condizioni che dovranno disciplinare uno o più contratti da stipulare in futuro, senza con ciò concludere direttamente i singoli contratti cui tali regole sono destinate ad applicarsi.

Contratti a effetti obbligatori e a effetti reali​

Una distinzione importante riguarda gli effetti prodotti dal contratto che possono essere:

  • obbligatori: producono principalmente obbligazioni a carico delle parti. Un contratto di locazione, per esempio, genera obblighi reciproci relativi alla disponibilità del bene e al pagamento del canone;
  • reali: sono invece idonei a produrre, nei casi previsti dalla legge, il trasferimento della proprietà o la costituzione o il trasferimento di altro diritto reale.

Secondo il principio consensualistico (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione 1, art. 1376 cod. civ.) nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la costituzione o il trasferimento di un diritto reale o il trasferimento di altro diritto, la proprietà o il diritto si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso legittimamente manifestato, salvo le disposizioni specifiche previste dalla legge.

Questa categoria non deve essere confusa con quella dei contratti reali, nei quali la consegna della cosa costituisce elemento necessario per la perfezione del contratto.

Contratti consensuali e contratti reali​

Una distinzione dei contratti si ha nel momento del suo perfezionamento e non sul fatto che produca o meno effetti reali:

  • contratti consensuali: si perfezionano attraverso il consenso delle parti, quando non è richiesta dalla legge un'ulteriore attività costitutiva;
  • contratti reali: richiedono, oltre all’accordo, la consegna della cosa secondo quanto previsto dalla disciplina del singolo contratto.

È pertanto possibile che un contratto consensuale produca effetti reali, mentre la categoria dei contratti reali riguarda la modalità attraverso la quale il contratto si perfeziona.

Contratti a titolo oneroso e a titolo gratuito​

L’ordinamento sui contratti può applicare discipline differenti a seconda della natura onerosa o gratuita dell’operazione e per questo abbiamo:

  • contratti a titolo oneroso: ciascuna parte sostiene un sacrificio patrimoniale o assume un’obbligazione in funzione di un vantaggio corrispondente;
  • contratti a titolo gratuito: il vantaggio patrimoniale di una parte non trova necessariamente una corrispondente controprestazione dell’altra.

Contratti sinallagmatici e contratti unilaterali​

Nei contratti le prestazioni corrispettive, ossia le “prestazioni delle parti”, sono collegate da un rapporto di interdipendenza (sinallagma) e assume particolare rilievo in materia di inadempimento, perché consente l’applicazione delle norme sulla risoluzione per inadempimento e dell’eccezione di inadempimento.

Ad esempio quando, nella situazione di una vendita, la prestazione del venditore corrisponde quella del compratore.

Il termine “contratto unilaterale” va utilizzato con attenzione perché, per definizione, richiede almeno due parti. La distinzione riguarda invece i contratti nei quali l’obbligazione grava su una sola parte, secondo la struttura prevista dalla legge.

Contratti di durata e contratti a esecuzione istantanea​

Un contratto può essere eseguito in un’unica soluzione (esecuzione istantanea) oppure svilupparsi nel tempo (contratti di durata); nel primo la prestazione principale viene eseguita in un momento determinato o attraverso un’attività concentrata nel tempo mentre, nel secondo, l’interesse delle parti viene realizzato attraverso una prestazione continuativa o attraverso una successione di prestazioni.

La distinzione assume particolare rilevanza nei contratti nei quali il protrarsi dell’esecuzione costituisce un elemento essenziale del rapporto (ad esempio la locazione, la somministrazione, numerosi contratti di servizi e i contratti di abbonamento).

Contratti preliminari​

Il contratto preliminare è l’accordo con il quale le parti si obbligano a concludere successivamente un contratto definitivo e non deve essere confuso con una semplice trattativa o con una manifestazione di interesse. È un vero contratto e produce l’obbligo di stipulare il contratto definitivo (Libro IV, Titolo II, Capo II, Sezione IV, art. 1351 cod. civ.) quando ne ricorrono i presupposti.

Contratto e obbligazione​

Contratto e obbligazione sono concetti collegati ma non coincidenti perché il contratto è una delle fonti delle obbligazioni (Libro IV, Titolo I, Capo I, art. 1173 cod. civ.) ma non ogni obbligazione nasce da un contratto che può produrre effetti reali o effetti obbligatori.

Nei rapporti economici, il contratto rappresenta il titolo giuridico dell’operazione, mentre l’obbligazione costituisce una specifica posizione giuridica che può derivarne.

Inadempimento contrattuale​

L’inadempimento è una mancata, inesatta o tardiva esecuzione di una prestazione dovuta; in via generale, la responsabilità è del debitore (Libro IV, Titolo I, Capo III, art. 1218 cod. civ.) che non esegue esattamente la prestazione dovuta, salvo che dimostri che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da un’impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

Nel rapporto contrattuale l’inadempimento può riguardare una prestazione principale oppure un obbligo accessorio.

Le conseguenze dipendono dalla natura e dalla gravità della violazione e possono comprendere l’adempimento, il risarcimento del danno e, nei contratti a prestazioni corrispettive e alle condizioni previste dalla legge, la risoluzione del contratto.

La risoluzione per inadempimento è disciplinata dagli (Libro IV, Titolo II, Capo XIV, Sezione I, art. 1453 ss. cod. civ.) e riguarda lo scioglimento del rapporto contrattuale per cause che intervengono nel corso del rapporto o che incidono sull’equilibrio funzionale dell’accordo ossia quando una parte non adempie le proprie obbligazioni, l’altra può chiedere l’adempimento oppure la risoluzione, salvo il risarcimento del danno.

La legge prevede inoltre ipotesi di risoluzione di diritto, come la diffida ad adempiere, la clausola risolutiva espressa e il termine essenziale.

L’inadempimento non determina automaticamente la risoluzione di qualsiasi contratto perché si verifichi la conclusione del contratto deve sussistere un inadempimento grave non trascurabile rispetto all’interesse dell’altra parte (Libro IV, Titolo II, Capo XIV, Sezione I, art. 1455 cod. civ.).

La risoluzione per inadempimento deve quindi essere distinta dalla semplice cessazione del rapporto per scadenza del termine, dal recesso e dalla dichiarazione di nullità.

Impossibilità sopravvenuta e eccessiva onerosità​

Il Codice civile disciplina anche la risoluzione derivante da impossibilità sopravvenuta della prestazione può avvenire quando una prestazione diventa impossibile per una causa non imputabile al debitore (Libro IV, Titolo II, Capo XIV, Sezione II, art. 1463 ss. cod. civ.) oppure nell’ipotesi dell’eccessiva onerosità sopravvenuta (Libro IV, Titolo II, Capo XIV, Sezione II, eart. 1467 cod. civ.) per i contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita.

In determinate circostanze, eventi straordinari e imprevedibili possono rendere la prestazione di una parte eccessivamente onerosa rispetto alla prestazione dell’altra. La legge disciplina in questo caso la possibilità di chiedere la risoluzione e la facoltà della controparte di offrire una modificazione equa del contratto.

Recesso​

Il recesso è il diritto di sciogliere unilateralmente il rapporto contrattuale nei casi in cui tale facoltà sia prevista dalla legge o dal contratto.

Il recesso convenzionale (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione I, art. 1373 cod. civ.) può essere esercitata secondo le condizioni stabilite dalla norma e dall’accordo se alle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto.

Il recesso non coincide con la risoluzione perché, nel primo caso, il potere di scioglimento deriva da una facoltà riconosciuta alla parte mentre, nel secondo caso, lo scioglimento è collegato a specifiche cause previste dall'ordinamento.

Un’ulteriore forma di recesso è quella prevista dalla legislazione a tutela dei consumatori per determinati contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali.

Nullità, Annullabilità e Recessione​

La nullità è una forma di invalidità particolarmente grave, l’annullabilità riguarda situazioni nelle quali il contratto presenta un vizio che consente al soggetto protetto dall’ordinamento di chiederne l’annullamento mentre la rescissione costituisce un rimedio distinto dalla nullità, dall’annullabilità e dalla risoluzione.

Il contratto è nullo (Libro IV, Titolo II, Capo XI, art. 1418 cod. civ.) quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente. Producono nullità del contratto la mancanza di un accordo delle parti, la causa (art. 1345 cod. civ.), l’oggetto (art. 1346 cod. civ.) e la forma (art. 1325 cod. civ.).

Il contratto nullo non produce gli effetti propri dell’atto valido secondo le regole stabilite dall'ordinamento.

La nullità può essere fatta valere nei modi previsti dalla legge e, in linea generale, può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

La nullità deve essere distinta dall’annullabilità.

Tra le principali ipotesi di annullabilità rientrano l’incapacità e i vizi del consenso, quali errore, violenza e dolo (Libro IV, Titolo II, Capo XII, Sezione I, art. 1425 ss. cod. civ.)

A differenza della nullità, l’annullabilità opera secondo una disciplina caratterizzata dalla tutela di uno specifico interesse e dalla possibilità di convalida nei casi previsti dalla legge.

La rescissione è disciplinata dal Codice civile nei casi di un contratto concluso in stato di pericolo e/o in stato di bisogno ossia quando ricorrono le condizioni previste dalla legge.

La rescissione per lesione non coincide quindi con una generica situazione di svantaggio economico o con qualsiasi squilibrio tra le prestazioni. Sono necessari i presupposti specificamente stabiliti dal Codice civile.

Simulazione​

La simulazione si verifica se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma (Libro IV, Titolo II, Capo X, art. 1414 ss. cod. civ.), distinguendo gli effetti tra le parti e nei confronti dei terzi.

La simulazione deve essere distinta dalla frode alla legge e dalla nullità, poiché opera attraverso una particolare divergenza tra volontà effettiva e dichiarazione esterna.

Contratto a favore di terzo​

Il contratto può produrre effetti anche a vantaggio di un soggetto che non è parte dell’accordo (Libro IV, Titolo II, Capo IX, art. 1411 cod. civ.) qualora lo stipulante vi abbia interesse.

Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della stipulazione. Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finché il terzo non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare.

In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante, salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto.

Cessione del contratto​

La cessione del contratto consente la sostituzione di una parte con un altro soggetto nel rapporto contrattuale (art. 1406 ss. cod. civ.) se queste non sono state ancora eseguite, purché l’altra parte vi consenta.

È diversa dalla cessione del credito e dall’assunzione del debito.

Nella cessione del contratto viene trasferita la posizione contrattuale complessiva, comprendente diritti e obblighi derivanti dal rapporto.

Clausola penale e caparra​

Il contratto può prevedere strumenti destinati a rafforzare l’adempimento o a disciplinare preventivamente le conseguenze di determinate vicende (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione I, art. 1382 cod. civ.) ed ha l’effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

Per quanto riguarda la caparra possiamo avere:

  • caparra confirmatoria (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione II, art. 1385 cod. civ.): al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta. Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali;
  • caparra penitenziale (Libro IV, Titolo II, Capo V, Sezione II, art. 1386 cod. civ.): se nel contratto è stipulato il diritto di recesso per una o per entrambe le parti, la caparra ha la sola funzione di corrispettivo del recesso. In questo caso, il recedente perde la caparra data o deve restituire il doppio di quella che ha ricevuta.

Contratti con i consumatori​

La disciplina generale del Codice civile viene integrata dal Codice del consumo (d.lgs. n° 206 del 6 settembre 2005) per i rapporti tra professionista e consumatore.

Il consumatore è tutelato attraverso disposizioni specifiche riguardanti, tra l’altro:

  • informazioni precontrattuali;
  • clausole vessatorie;
  • contratti a distanza;
  • contratti negoziati fuori dai locali commerciali;
  • diritto di recesso;
  • obblighi del professionista;
  • garanzia e conformità dei beni;
  • contenuti e servizi digitali.

La disciplina delle clausole vessatorie costituisce una deroga importante rispetto alla semplice logica della libertà contrattuale: determinate clausole possono essere considerate abusive quando determinano, a danno del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, secondo i criteri stabiliti dal Codice del consumo.

Contratti a distanza​

I contratti a distanza sono caratterizzati dall’assenza della presenza fisica simultanea del professionista e del consumatore e dall’impiego di una tecnica di comunicazione a distanza nell’ambito di un sistema organizzato di vendita o prestazione di servizi.

La disciplina europea e quella italiana impongono specifici obblighi informativi prima che il consumatore sia vincolato dal contratto:

  • identità del professionista (Nome, ragione sociale e indirizzo);
  • caratteristiche principali del prodotto o servizio (specifiche tecniche, funzionalità e finalità);
  • prezzo complessivo (inclusivo di tasse e costi aggiuntivi);
  • modalità di pagamento e consegna (tempi e costi di consegna e metodi di pagamento accettati);
  • diritto di recesso (termini, condizioni e modalità per esercitare il diritto di recesso, incluso il modulo standard per la comunicazione);
  • garanzia legale e assistenza post-vendita (durata e modalità di esercizio dei diritti di garanzia).

Per i contratti conclusi attraverso mezzi elettronici che comportano un obbligo di pagamento sono previste anche specifiche regole sulla presentazione delle informazioni e sull’inoltro dell'ordine. La disciplina europea richiede che il consumatore sia posto in condizione di comprendere chiaramente che l’ordine comporta un obbligo di pagamento.

Contratti elettronici​

Il fatto che un contratto venga concluso attraverso strumenti elettronici non crea, di per sé, una categoria autonoma di contratto dal punto di vista civilistico.

Un contratto di vendita, di servizi, di licenza o di altra natura può essere concluso anche mediante strumenti elettronici, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla legge.

La disciplina del commercio elettronico introduce tuttavia obblighi specifici (d.Lgs. 70/2003) ad esempio le informazioni relative alla conclusione dei contratti per via elettronica, le modalità tecniche necessarie per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati e le modalità attraverso cui le condizioni contrattuali devono essere rese disponibili affinché possano essere conservate e riprodotte.

Il contratto elettronico deve quindi essere analizzato attraverso due piani distinti:

  • le regole civilistiche sulla formazione, validità, interpretazione ed esecuzione del contratto;
  • le regole speciali applicabili al commercio elettronico e, quando il cliente è un consumatore, alla tutela del consumatore.

Firma elettronica e contratto​

La firma elettronica (FEA o FEQ) non coincide con il contratto.

La firma può svolgere una funzione di identificazione del sottoscrittore, manifestazione della volontà, autenticazione o prova, secondo il tipo di firma utilizzato e la normativa applicabile.

La validità del contratto deve essere quindi valutata separatamente dalla questione relativa alla firma.

Quando la legge richiede una determinata forma, occorre verificare se e con quali strumenti elettronici tale requisito possa essere validamente soddisfatto.

Contratti digitali e contenuti digitali​

La digitalizzazione dell’economia ha portato alla diffusione di contratti aventi per oggetto software, applicazioni, servizi cloud, piattaforme, contenuti digitali e altri servizi forniti attraverso ambienti digitali.

Per i rapporti tra professionista e consumatore, l’ordinamento italiano (d.lgs. 173/2021) ha recepito la direttiva comunitaria (UE 2019/770) e inserito nel Codice del consumo (d.lgs. n° 206 del 6 settembre 2005) la disciplina i contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali (Capo I-bis).

La disciplina riguarda, tra l’altro:

  • la fornitura del contenuto o del servizio digitale;
  • la conformità al contratto;
  • i requisiti soggettivi e oggettivi di conformità;
  • gli aggiornamenti;
  • i rimedi in caso di mancata fornitura o difetto di conformità;
  • la riduzione del prezzo;
  • la risoluzione;
  • determinate modifiche al contenuto o al servizio digitale;
  • la restituzione dei contenuti forniti o creati dal consumatore in determinate circostanze.

La direttiva europea (UE 2019/770) distingue espressamente tra contenuto digitale e servizio digitale e disciplina la conformità, i rimedi e le modifiche del servizio o del contenuto.

Questa disciplina è particolarmente importante per servizi SaaS (Software as a Service), piattaforme digitali, applicazioni e altri servizi nei quali il rapporto contrattuale non si esaurisce nella consegna di un bene materiale.

Contratti tra imprese e attività professionale​

Nei rapporti B2B (Busines to Business) trova applicazione principalmente la disciplina generale del Codice civile, integrata dalle norme speciali relative al settore economico nel quale il contratto viene concluso.

La qualifica delle parti è importante perché determina l’eventuale applicazione di discipline speciali.

Un contratto nel B2B non è, in linea generale, soggetto alla disciplina protettiva prevista dal Codice del consumo (d.lgs. n° 206 del 6 settembre 2005) per il rapporto professionista-consumatore. Questo non significa che le imprese possano liberamente derogare a qualsiasi norma anzi rimangono applicabili le norme imperative, le disposizioni sulla validità del contratto, sulla responsabilità, sulla concorrenza, sulla protezione di determinati interessi e le altre discipline speciali applicabili al rapporto.

Attraverso il contratto possono essere disciplinati:

  • l’oggetto della prestazione;
  • il prezzo o i criteri per determinarlo;
  • i tempi di esecuzione;
  • le modalità di pagamento;
  • la durata del rapporto;
  • gli obblighi delle parti;
  • le responsabilità;
  • le garanzie;
  • le condizioni di recesso;
  • le cause di risoluzione;
  • la proprietà intellettuale;
  • la riservatezza;
  • il trattamento dei dati quando rilevante;
  • le modalità di gestione delle controversie.

Il contratto svolge quindi una funzione sia giuridica che organizzativa.

Contratto e fattura (elettronica e digitale)​

Il contratto e la fattura elettronica o fattura digitale sono atti diversi.

Il contratto disciplina il rapporto giuridico tra le parti e può costituire la fonte delle obbligazioni.

La fattura elettronica e la fattura dogitale sono documenti fiscali e commerciali collegat a una determinata operazione economica e soggetto alla relativa disciplina tributaria.

La fattura non sostituisce normalmente il contratto quando l’operazione richiede o presuppone un accordo contrattuale, né la semplice emissione di una fattura può essere automaticamente considerata prova dell’esistenza e del contenuto di ogni elemento del rapporto contrattuale.

La corretta gestione di un rapporto economico richiede quindi di distinguere il titolo giuridico dell'operazione dalla relativa documentazione fiscale.

Fonti normative principali​

La disciplina generale utilizzata per questa voce è costituita innanzitutto dal Codice civile (Libro IV, Titolo II – Dei contratti in generale, artt. 1321–1469). Per la disciplina consumeristica è rilevante il Codice del consumo (d.lgs. 206/2005) e le modifiche introdotte dalla normativa europea sui contratti a distanza e sui contenuti e servizi digitali come, ad esempio, la disciplina del commercio elettronico (d.lgs. 70/2003).

Per i contratti a distanza, la direttiva 2011/83/UE costituisce una fonte europea fondamentale per gli obblighi informativi, i requisiti formali e il diritto di recesso.

Per i contenuti e servizi digitali si veda la direttiva europea (UE 2019/770é) recepita nell’ordinamento italiano (d.lgs. 173/2021), che ha inserito rivisto il Codice del consumo gli (art. 135-octies e ss.).