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CFC

Controlled Foreign Companies

Il termine CFC (Controlled Foreign Companies) si riferisce a società estere controllate da soggetti residenti in un determinato Paese, come l’Italia. In pratica, una società è considerata CFC (Controlled Foreign Companies) quando la maggioranza del capitale o dei diritti di voto è detenuta da persone fisiche o giuridiche residenti in Italia, o quando tali soggetti esercitano un controllo effettivo sulla gestione della società estera.

Il regime CFC è rilevante soprattutto per fini fiscali: l’obiettivo delle normative CFC (Controlled Foreign Companies) è contrastare l’elusione fiscale internazionale. Infatti, se una società estera è qualificata come CFC, i redditi da essa prodotti possono essere imputati direttamente al soggetto residente controllante, indipendentemente dal fatto che siano stati effettivamente distribuiti come dividendi.

Il regime CFC è l’insieme delle norme fiscali che regolano il trattamento dei redditi prodotti da queste società estere controllate. Il suo obiettivo principale è prevenire la elusione fiscale internazionale, evitando che i redditi siano tassati solo nel Paese estero con aliquote inferiori e rimangano sostanzialmente esenti in Italia.

  • Caratteristiche principali del regime CFC:

  • attribuzione dei redditi: i redditi prodotti dalla CFC sono imputati direttamente al soggetto residente controllante in Italia, anche se non vengono distribuiti come dividendi. Questo principio si basa sul concetto di trasparenza fiscale;

  • ambito soggettivo: il regime si applica sia alle persone fisiche titolari di partita IVA sia alle società italiane che controllano partecipazioni estere;

  • ambito oggettivo: i redditi rilevanti includono tipicamente utili, interessi, royalties e plusvalenze generate all’estero, soggetti a tassazione ordinaria in Italia;

  • determinazione del controllo: si considera CFC una società se:

    • i soggetti residenti in Italia detengono almeno il 50% del capitale o dei diritti di voto;
    • i soggetti residenti esercitano un’influenza dominante sulle decisioni economiche, anche indirettamente;
  • obblighi dichiarativi: i soggetti italiani devono indicare i redditi della CFC nella dichiarazione dei redditi annuale, calcolando eventuali crediti d’imposta per le imposte già versate all’estero;

  • pianificazione fiscale e rischi: conoscere e gestire correttamente il regime CFC consente di ridurre il rischio di accertamenti fiscali e ottimizzare la pianificazione delle partecipazioni estere, valutando anche possibili convenzioni contro la doppia imposizione.

In pratica, il regime CFC non è solo un adempimento fiscale; rappresenta uno strumento strategico per chi gestisce una partita IVA o una società italiana con partecipazioni all’estero, permettendo di integrare la gestione contabile, fiscale e strategica delle proprie attività internazionali.

Esempio pratico di applicazione del regime CFC:

  • Società estera X, residente in un Paese con aliquota IRES al 12%;
  • Reddito imponibile della società estera: 100.000,00 €;
  • Partecipazione italiana: 60% del capitale sociale;
  • Aliquota IRES italiana: 24%;
  • Credito d’imposta disponibile per le imposte già pagate all’estero: fino a concorrenza dell’imposta italiana sullo stesso reddito.

Tab. 1.1 - Esempio pratico di applicazione del regime CFC

VoceCalcoloImporto ()
Reddito totale società estera---100.00,00
Quota attribuibile al soggetto residente italiano (60%)100.000 × 60%60.000,00
Imposta pagata all’estero (12%)60.000 × 12%7.200,00
Imposta dovuta in Italia (24%)60.000 × 24%14.400,00
Credito d’imposta per imposte estere---7.200,00
Imposta residua da versare in Italia14.400 – 7.2007.200,00
Reddito netto effettivo60.000 – 14.40045.600,00

I dati in tabella possono portare alla seguente interpretazione:

  • il reddito della società estera viene imputato direttamente al soggetto italiano, anche se non è distribuito come dividendo;
  • il credito d’imposta permette di evitare la doppia imposizione, ma l’Italia tasserebbe comunque la differenza tra imposta nazionale e quella estera, se quest’ultima è inferiore;
  • in questo esempio, su 60.000 € attribuiti, il titolare di partita IVA paga complessivamente 14.400,00 € (7.200,00 € già versati all’estero + 7.200,00 € in Italia).

Ulteriori considerazioni operative per un titolare di partita IVA:

  • è fondamentale monitorare la soglia di controllo (generalmente 50% del capitale o dei diritti di voto) e la residenza fiscale della società estera.
  • in caso di Paesi con regimi fiscali “privilegiati” (ad esempio aliquota effettiva < 50% di quella italiana), l’imputazione del reddito CFC è obbligatoria.
  • la gestione contabile deve prevedere la rilevazione dei redditi CFC già maturati, anche se non incassati, per evitare sanzioni e rettifiche fiscali.