Aprire la partita IVA - Guida aggiornata 2026
Aprire la partita IVA può rivelarsi molto difficile, soprattutto se non si è a conoscenza dei modelli necessari da inviare, delle dichiarazioni da trasmettere ed a quale ente.
Accanto a questo aspetto ciò che turba molti professionisti, che procedono nell’iter di richiesta della partita IVA, è certamente il costo di gestione, la tassazione e gli obblighi fiscali ad essa associati.
I soggetti che possono aprire una Partita IVA sono quelli che svolgono o intendono svolgere un’attività imprenditoriale, professionale o artigianale.
Per attività con ricavi molto bassi o occasionali, molti professionisti valutano se aprire la partita IVA o operare come prestazione occasionale, sempre rispettando i limiti previsti dalla normativa.
Il primo step fondamentale per aprire la partita IVA è comunicare l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dal primo giorno di attività.
Per poter comunicare l’inizio delle attività è necessario compilare il modello AA7/10 nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche o il modello AA9/12 nel caso di imprese individuali e lavoratori autonomi.
Modelli e istruzioni sono presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate per le imprese individuali e lavoratori autonomi con il modello *AA9/12 * e i soggetti diversi dalle persone fisiche con il modello AA7/10.
Compilati i modelli è possibile presentarli in diversi modi:
- presentandosi in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate con documento di riconoscimento;
- attraverso raccomandata A/R con fotocopia del documento di riconoscimento valido;
- servizio telematico che è possibile scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Oltre alla presentazione dei modelli è necessario capire quale regime fiscale scegliere tra quello ordinario e quelli agevolati, scegliere il Codice ATECO (un codice che identifica un’attività economica sulla base del quale si determina il coefficiente di redditività) e per ultimo aprire la propria posizione previdenziale (INPS, IRPEF e/o IRES).
L’Agenzia delle Entrate consente di aprire la partita IVA senza recarsi allo sportello quindi puoi utilizzare i seguenti modelli:
- AA9/12: per persone fisiche, freelance, professionisti, ditte individuali;
- AA7/10: per società, enti, associazioni e altri soggetti non fisici:
E inviarli nel seguente modo:
- tramite SPID o CIE sul portale dell’Agenzia delle Entrate;
- con invio telematico tramite i servizi online;
- via PEC alla Direzione Provinciale competente;
- tramite intermediario abilitato.
L’attribuzione della partita IVA è gratuita e avviene generalmente in tempi rapidi; il certificato viene inviato via PEC o reso disponibile nel cassetto fiscale.
Tipo di attività
Quando si apre una partita IVA, bisogna inquadrare correttamente l’attività, perché da questa scelta dipendono adempimenti, contributi previdenziali, scelta del regime fiscale e codici ATECO.
Esistono 2 tipologie di attività:
La determinazione di una delle due tipologie comporta diversi adempimenti in fase di apertura della partita IVA.
Attività professionali
Sono attività svolte da persone fisiche che prestano servizi basati su competenze specifiche.
Esempi:
- liberi professionisti iscritti a albi o ordini (ad esempio avvocati, ingegneri, architetti, medici, commercialisti e geometri);
- professionisti non iscritti ad albi (ad esempio traduttori, web designer, consulenti marketing, formatori e sviluppatori software freelance).
Caratteristiche principali:
- si apre la partita IVA come persona fisica (modello AA9/12);
- obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti senza cassa previdenziale privata; per chi è iscritto a una cassa di categoria (ad esempio Inarcassa, Cassa Forense e ENPAM) si applicano le regole della cassa stessa;
- contabilità semplificata possibile con regime forfettario, oppure contabilità ordinaria se scelto il regime ordinario;
- non è necessario iscriversi alla Camera di Commercio se l’attività è esclusivamente professionale senza commercio di beni.
Ditta individuale
Sono attività commerciali, artigianali o agricole svolte da una persona fisica che opera in proprio.
Esempi:
- commercianti al dettaglio o all’ingrosso;
- artigiani (ad esempio falegnami, idraulici, elettricisti, parrucchieri);
- attività agricole marginali o di piccola dimensione (ad esempio coltivazione diretta, allevamento di piccola scala).
Caratteristiche principali:
- si apre la Partita IVA come ditta individuale, sempre modello AA9/12;
- obbligatoria l’iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio;
- obbligatoria l’iscrizione alla gestione INPS Artigiani o Commercianti; per attività agricole valgono regole specifiche in base al tipo e alla dimensione dell’azienda;
- se l’attività comporta rischio per i lavoratori, è obbligatoria l’iscrizione INAIL.
Possibile regime forfettario o ordinario, a seconda dei ricavi e delle scelte fiscali.
Scelta del regime fiscale
Questa scelta determinerà il vostro rapporto fiscale con l’Agenzia delle Entrate, quindi, anche la gestione contabile dell’attività svolta.
Esistono due macro categorie:
Il forfettario è conveniente per le nuove attività mentre l’ordinario conviene alle attività che sostengono molte spese per la propria attività soprattutto se sono superiori a quelle determinate forfettariamente per il proprio codice ATECO nel Regime Forfettario.
Analizziamoli di seguito.
Regime forfettario
È scelto dalle partite IVA individuali e permette di fruire di alcune agevolazioni fiscali e contabili rispetto al regime ordinario.
Per aderirvi vi sono due parametri da rispettare:
- limite dei compensi e dei ricavi: massimo 85.000,00 € annui;
- limite delle spese per personale dipendente o per lavoro accessorio: tali spese non possono superare 20.000,00 € lordi annui;
- non avere debiti verso il fisco superiori a 20.000,00 €;
- non avere partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o SRL che esercitano attività riconducibile alla propria partita IVA;
- non rientrare in regimi IVA speciali (ad esempio editoria, agricolo speciale, agenzie di viaggio, vendita beni usati/margine, vendita tabacchi o giornali in regime monofase);
- risiedere in Italia o in UE/SEE e produrre almeno il 75% del reddito complessivo in Italia (per residenti extra-UE l’accesso non è consentito).
Soddisfacendo queste condizioni, il contribuente in regime forfettario dovrà adeguarsi alle norme minime sulle scritture contabili, conservazione dei documenti e alla Dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF), ma non è obbligato alla registrazione IVA o alla compilazione dei registri IVA.
Il reddito imponibile viene calcolato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi effettivamente conseguiti; tale coefficiente varia in base al codice ATECO e determina:
- la quota dei ricavi su cui verranno applicate imposta sostitutiva e contributi;
- la quota già riconosciuta a titolo di spese forfettarie, non soggetta a tassazione.
| Gruppo di settore | Codici attività ATECO 2007 | Coefficiente di redditività |
| Industrie alimentari e delle bevande | (10-11) | 40% |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | (45); (da 46.2 a 46.9); (da 47.1 a 47.7); (47.9) | 40% |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | (47.81) | 40% |
| Commercio ambulante di altri prodotti | (47.82–47.89) | 54% |
| Costruzioni e attività immobiliari | (da 41 a 43); (68) | 86% |
| Intermediari del commercio | (46.1) | 62% |
| Servizi di alloggio e di ristorazione | (55-56) | 40% |
| Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi | (da 64 a 66); (da 69 a 75); (85); (da 86 a 88) | 78% |
| Altre attività economiche | (da 01 a 03); (da 05 a 09); (da 12 a 33); ( da 36 a 39); ( da 49 a 53); (da 58 a 63); (da 77 a 82); (da 90 a 93); (da 94 a 96); (97 e 98); (99); (35); (84) | 67% |
Se sei un consulente freelance (coefficiente 78%) e fatturi 50.000,00 € all’anno:
Reddito imponibile = 50.000 × 0,78 = 39.000 €
Su 39.000,00 € si calcolano imposta sostitutiva e contributi INPS e non puoi dedurre le pese singole (ad esempio affitto, cancelleria, telefono) perché sono già “assorbite” dal coefficiente.
Viene applicata l’imposta sostitutiva al posto dell’IRPEF e delle addizionali previste dal regime ordinario; l’aliquota standard è 15%, mentre per i primi 5 anni di attività può essere ridotta al 5% (condizione start-up).
Per le attività di impresa (artigiani e commercianti) è prevista la possibilità di ridurre del 35% i contributi INPS rispetto al minimale ordinario, ad esempio da 3.820,00 € a circa 2.483,00 € annui, con riduzione proporzionale delle settimane accreditate ai fini pensionistici.
Non ci sono obblighi ed esenzioni secondo il CPB (Concordato Preventivo Biennale) per quanto riguarda:
- registrare vendite, acquisti e corrispettivi;
- conservare documenti e registri, ad eccezione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, mentre i corrispettivi devono essere certificati e conservati;
- addebitare l’IVA sulle fatture emesse, con conseguente mancata detraibilità dell’IVA sulle fatture passive;
- presentare dichiarazioni e comunicazioni IVA;
- operare la ritenuta d’acconto sui compensi, non agendo quindi come sostituto d’imposta.
I soggetti che decidono di abbandonare il regime forfettario possono optare per il regime ordinario, applicando quindi l’IVA e calcolando le imposte sui redditi secondo le regole ordinarie.
Regime ordinario
Il regime ordinario è il regime fiscale in cui la tassazione avviene tramite IRPEF calcolata secondo scaglioni di reddito, a partire da un’aliquota minima del 23% sul reddito imponibile, con incremento progressivo in base agli scaglioni successivi.
Con questo regime è possibile detrarre tutti i costi documentati legati all’attività, compresi acquisti di beni e servizi, spese per personale e altre spese operative.
L’adozione del regime ordinario comporta anche l’obbligo di applicare l’IVA sulle vendite di prodotti o servizi e di rispettare tutti gli adempimenti contabili e fiscali relativi.
Possono adottare il regime ordinario:
- le società di capitali e altri enti simili;
- le società di persone e le imprese individuali che superano i limiti di ricavi/compensi previsti dal regime forfettario (400.000,00 € per prestazioni di servizi, 700.000,00 € per altre attività);
- gli enti pubblici e privati;
- gli enti non commerciali.
I contribuenti in regime ordinario devono tenere e presentare i seguenti registri e libri contabili:
- libro giornale;
- libro degli inventari;
- scritture di magazzino;
- libro mastro;
- registro dei beni ammortizzabili;
- libri sociali (per le società);
- registri IVA.
Scelta del codice ATECO
La scelta del codice ATECO è un passaggio fondamentale per chi apre una nuova partita IVA, perché determina il settore economico in cui si presume che svolgerai la tua attività e influisce su aspetti fiscali e previdenziali.
È possibile associare più codici ATECO a una stessa attività, ma è consigliabile non superare due codici principali, in modo da descrivere in maniera chiara e precisa la tua attività principale e, eventualmente, un’attività secondaria.
Nel regime forfettario, il codice ATECO è essenziale per determinare il coefficiente di redditività, che stabilisce la percentuale dei ricavi incassati soggetta a tassazione. Questo coefficiente varia in base al settore di appartenenza e rappresenta il meccanismo con cui il fisco applica l’imposta sostitutiva sul reddito.
Inoltre, la scelta del codice ATECO influisce sulla cassa previdenziale a cui dovrai versare i contributi. Ad esempio:
- Professionisti iscritti ad albi o ordini generalmente versano alla propria cassa previdenziale di categoria (ad esempio Cassa Geometri e Cassa Avvocati);
- Liberi professionisti senza cassa specifica versano alla Gestione Separata INPS;
- Ditte individuali artigiane o commerciali versano alla gestione INPS artigiani o commercianti, a seconda dell’attività esercitata.
Infine, il codice ATECO sarà utilizzato anche per eventuali comunicazioni fiscali, statistiche e obblighi di settore, quindi è importante selezionarlo correttamente già in fase di apertura della Partita IVA.
Previdenza e contributi
I contributi previdenziali servono a finanziare la tua pensione e variano in base al tipo di attività e al codice ATECO scelto. In generale, esistono tre tipologie principali di contribuenti: artigiani/commercianti, professionisti in gestione separata e professionisti iscritti a casse private.
Artigiani e commercianti hanno contributi minimi fissi, quindi pagano anche se l’attività non rende molto.
Liberi professionisti in Gestione Separata pagano solo in proporzione al reddito, quindi se non fatturano, non versano contributi.
Scegliere il giusto codice ATECO e indicare correttamente la categoria previdenziale all’apertura della Partita IVA è fondamentale per evitare errori nei versamenti.
Cassa privata
Alcune professioni regolamentate hanno una cassa previdenziale propria (ad esempio avvocati, ingegneri, architetti e commercialisti iscritti all’albo). I contributi sono calcolati secondo le regole della cassa professionale e variano in base al reddito e alle percentuali stabilite dall’ente.
Riguarda i professionisti iscritti a un Ordine regolamentato:
- CNPADC (Dottori commercialisti / revisori contabili);
- Cassa Forense (Avvocati);
- Inarcassa (Ingegneri e architetti liberi professionisti);
- ENPAM (Medici e odontoiatri);
- ENPAV (Veterinari);
- ENPAF (Farmacisti);
- ENPAP (Psicologi);
- ENPAPI (Infermieri ossia professionisti sanitari non medici);
- ENPACL (Consulenti del lavoro);
- ENPAB (Biologi);
- EPPI (Periti industriali);
- EPAP (Attuari, chimici, dottori agronomi/forestali, geologi e alcune professioni tecnico‑scientifiche);
- ENPAIA (Professionisti del settore agricolo ossia addetti / impiegati in agricoltura, periti agrari, agrotecnici);
- ENASARCO (Agenti e rappresentanti di commercio - liberi professionisti);
- FASC (Agenti, spedizionieri e corrieri in alcune categorie professionali);
- CIPAG (Geometri);
- INPGI o sua gestione separata (Giornalisti);
- Cassa Nazionale del Notariato (Notai).
L’iscrizione a queste casse è obbligatoria per i professionisti titolari di partita IVA iscritti all’albo, salvo casi in cui siano già soggetti ad altra forma di previdenza obbligatoria.
Le aliquote, contributi minimi e regole di versamento variano in base alla cassa e al reddito del professionista.
Alcune casse coprono professioni molto specifiche; è quindi fondamentale verificare sempre sul sito ufficiale della cassa di riferimento.
Ogni cassa ha:
- contributi minimi obbligatori
- aliquote variabili
- regole proprie per forfettario/ordinario
- scadenze specifiche
Non versano nulla alla Gestione Separata (salvo casi particolari).
Gestione Artigiani e Commercianti (INPS)
I contributi sono versati alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS. Comprendono:
- una quota fissa annuale, dovuta indipendentemente dal reddito (pagamento trimestrale).
- una quota aggiuntiva proporzionale al reddito se questo supera 16.243,00 € annui:
- 24% per artigiani;
- 24,49% per commercianti;
Caratteristiche principali:
- pagamento trimestrale anche se non si fattura nulla;
- possibilità di riduzione del 35% dei contributi fissi per chi rientra nel regime forfettario e ne fa richiesta;
- applicabile sia al regime ordinario sia al forfettario.
Esempi di attività: negozianti, venditori online/e-commerce, parrucchieri, falegnami, elettricisti, idraulici e altre attività artigianali o commerciali.
Gestione Separata INPS
Se sei un professionista senza cassa previdenziale dedicata, i contributi si versano alla Gestione Separata INPS.
La contribuzione è proporzionale al reddito ossia il 26,23% sul reddito imponibile (variabile in base all’eventuale iscrizione ad altre casse o collaborazioni).
Non sono previsti contributi fissi perché paghi solo in base al fatturato.
Obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata anche per collaboratori occasionali o per chi svolge più attività professionali contemporaneamente.
Esempi di professioni in Gestione Separata: copywriter, social media manager, videomaker freelance, traduttori, consulenti aziendali, grafici e web designer.
Regime Forfettario vs Regime Ordinario
Quando si apre la partita IVA, è fondamentale scegliere il regime fiscale più adatto alla propria attività. La scelta influisce su tasse, adempimenti e costi di gestione.
Regime Forfettario
Condizioni di accesso al regime forfettario:
- essere persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni;
- limite di ricavi annui: 85.000,00 € (aggiornato 2026);
- non aver sostenuto spese per lavoro dipendente o collaboratori superiori a 20.000,00 € lordi annui;
- non partecipare a società di persone o associazioni professionali.
Fattori positivi del regime forfettario:
- tassazione agevolata: imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni, poi 15%;
- contabilità semplificata, niente IVA da versare;
- adempimenti fiscali ridotti.
Fattori negativi del regime forfettario:
- non è possibile detrarre costi e IVA sugli acquisti;
- contributi previdenziali da pagare comunque, seppur ridotti in alcune categorie;
- limiti di fatturato e restrizioni sulle collaborazioni.
Costi principali del regime forfettario:
- contributi INPS ridotti o minimi fissi:
- imposta di bollo sulle fatture esenti da IVA (> 77,47 €);
- PEC e software contabile facoltativi.
Le seguenti condizioni sono fondamentali perché molti utenti pensano erroneamente che il forfettario dipenda solo dal limite dei ricavi (85.000,00 €), mentre esistono numerosi casi di esclusione automatica:
- se superi il limite di ricavi/compensi con un fatturato annuale maggiore di 85.000,00 € (si esce dal forfettario dall’anno successivo);
- ha delle partecipazioni in società, quindi se ricorri in uno dei seguenti casi, sei escluso dal forfettario:
- società di persone (SNC, SAS);
- associazioni professionali;
- imprese familiari;
- SRL che esercitano attività riconducibile alla tua (controllo o influenza);
- SRL che ti corrispondono utili da attività attinenti alla tua partita IVA;
- se sostieni spese per lavoro dipendente o collaboratori superiori a 20.000,00 € lordi nell’anno precedente;
- non puoi entrare nel forfettario se rientri in uno di questi regimi IVA speciali:
- editoria;
- agricoltura speciale;
- agenzie di viaggio;
- vendite beni usati/margine;
- vendite all’asta;
- attività manifestazioni giochi e intrattenimento;
- vendita tabacchi o giornali con regime monofase;
- se risiedi all’estero puoi aderire al regime forfettario solo se:
- risiedi in UE/SEE (con scambio info fiscale);
- almeno il 75% del reddito complessivo deve essere prodotto in Italia;
- se risiedi in territorio extra-UE/SEE non puoi accedere;
- se hai un lavoro dipendente prevalente puoi entrare nel regime forfettario se:
- non ti sei licenziato dal tuo lavoro dipendente prima di aprire la partita IVA e poi fatturare allo stesso datore di lavoro;
- se fatturi al tuo ex datore di lavoro della stessa attività nei 2 anni successivi (clausola anti-abuso);
- se ha redditi da lavoro dipendente, o assimilato, maggiori (35.000,00 €) dei redditi da partita IVA puoi aderire solo se i redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente non superano i redditi da attività autonoma a meno che il rapporto di lavoro dipendente sia cessato;
- in caso di regimi di vantaggio o ex-minimi non puoi avere contemporaneamente più regimi e se sei nei “minimi”, devi scegliere se rimanere per poi passare al forfettario l’anno dopo oppure uscire e aderire al forfettario subito.
Regime Ordinario (o “ordinario semplificato”)
Condizioni di accesso al regime ordinario (o “ordinario semplificato”):
- nessuna limitazione di fatturato (ma attenzione alle scadenze IVA e contabilità);
- adatto a chi supera i limiti del forfettario o vuole detrarre IVA e costi.
Fattori positivi del regime ordinario (o “ordinario semplificato”):
- possibilità di detrarre IVA sugli acquisti;
- deduzione completa dei costi aziendali;
- nessun limite di fatturato.
Fattori negativi del regime ordinario (o “ordinario semplificato”):
- contabilità più complessa, adempimenti periodici IVA, dichiarazioni annuali;
- tassazione IRPEF progressiva più alta;
- costi di gestione più elevati (ad esempio commercialista e software);
Costi principali del regime ordinario (o “ordinario semplificato”):
- contributi INPS pienamente dovuti;
- adempimenti fiscali periodici (IVA, dichiarazioni);
- PEC, software e commercialista quasi sempre necessari.
Costi e adempimenti
Aprire la partita IVA non ha nessun costo in quanto la presentazione del modulo AA9/12 e AA7/10 è gratuita ma vanno considerate altre spese:
- Regime ordinario:
- “Contributi INPS”: gestione separata o commercianti/artigiani con aliquote ordinarie, contributi minimi fissi più alti rispetto al forfettario (3.500,00–4.000,00 €/anno per artigiani/commercianti);
- “Commercialista / software”: quasi sempre necessario; gestione contabile ordinaria complessa, costo 500,00–2.000,00 €/anno + software (20–50 €/mese);
- “IVA e adempimenti fiscali”: obbligatoria la registrazione delle fatture, liquidazioni periodiche IVA e dichiarazioni annuali;
- “PEC*: obbligatoria, 10,00–15,00 €/anno;
- “INAIL”: se obbligatoria per l’attività, costo variabile:
- “Imposizione di bollo” (Marca da bollo): documenti cartacei particolari, 2,00–16,00 €;
- Regime forfettario:
- “Contributi INPS”: aliquota agevolata del 25–27% per professionisti e contributi minimi fissi ridotti per artigiani e commercianti nel regime ordinario: minimo fisso + aliquota eccedente 24–24,49%;
- “Commercialista / software”: facoltativo; molti professionisti lo usano per semplificare la contabilità, costo da 0,00 € (autogestito) a 500,00 €/anno:
- “PEC”: necessaria per comunicazioni ufficiali, circa 10–15 €/anno;
- “INAIL”: solo se l’attività è soggetta a rischio (ad esempio artigiani e operai), costo variabile;
- “Imposizione di bollo” (Marca da bollo): solo per documenti cartacei particolari (2–16 € per documento).
Il regime forfettario prevede contabilità semplificata, nessuna IVA da versare e minor carico burocratico mentre il regime ordinario richiede una contabilità completa e maggiori adempimenti fiscali, quindi i costi complessivi sono più elevati.
L’imposta di bollo è un tributo previsto dalla normativa fiscale italiana.
La marca da bollo è la modalità tradizionale cartacea per assolvere l’imposta. Oggi può essere assolta anche elettronicamente.
Il bollo si applica su fatture esenti IVA (ad esempio nel regime forfettario o operazioni escluse da IVA) solo se l’importo della fattura supera 77,47 €.
Modalità di pagamento:
- cartacea: applicazione della marca da bollo fisica da 2,00 €;
- elettronica: pagamento tramite adempimenti telematici previsti dall’Agenzia delle Entrate.
Il forfettario deve applicare il bollo sulle fatture esenti IVA superiori a 77,47 €.
L’obbligo è del fornitore, non del cliente. Il cliente non può detrarre il bollo.
Obblighi fiscali
Un ultimo aspetto da sottolineare riguarda gli obblighi fiscali delle partite IVA nel regime ordinario. Queste infatti sono obbligate per legge ad emettere fattura con tutti i dati previsti al suo interno:
- numero di fattura progressivo;
- la data del documento;
- prodotti con quantità e descrizione;
- denominazione;
- e altri dati che il consulente fiscale (Commercialista, Tributarista, Esperto contabile e/o Ragioniere) segnalerà di inserire.
È necessario inoltre inserire i dati nei registri contabili, fare la liquidazione dell’IVA e la dichiarazione annuale tramite il modello UNICO.
Dobbiamo precisare che non sempre è necessario aprire una partita IVA per svolgere l’attività professionale o imprenditoriale; in questo caso, l’importante, è rispettare la condizione della prestazione occasionale.
Conclusioni
Il regime forfettario è molto semplice: applica una percentuale fissa ai ricavi per determinare il reddito imponibile, e su quel reddito si applica un’imposta sostitutiva (15% o 5% per i primi anni). Non si detrae praticamente nulla: i costi aziendali reali non influenzano il reddito imponibile.
Il regime ordinario, invece, permette di dedurre i costi effettivi dall’imponibile e di calcolare l’IRPEF su quello che resta. Questo comporta più complessità contabile e adempimenti, ma può essere vantaggioso per chi ha costi elevati.
| Voce | Regime forfettario | Regime ordinario |
| Reddito imponibile | Ricavi per il coefficiente di redditività (percentuale fissa in base all’attività) | Ricavi meno i costi deducibili reali |
| Imposta | Imposta sostitutiva 15% (5% per start-up) | IRPEF progressiva 23%-43% più addizionali regionali/comunali |
| IVA | Non addebitata e non detraibile (esenzione IVA) | Addebitata ai clienti, detraibile su acquisti |
| Contributi previdenziali | Gestione separata/INPS artigiani/commercianti calcolati sul reddito forfettario | Come sopra, ma calcolati su reddito netto reale |
| Adempimenti contabili | Minimi: registro fatture, conservazione, modello fiscale annuale | Completa contabilità IVA, libri contabili, dichiarazioni periodiche |
| Costi deducibili | Nessuna deduzione reale: tutto incluso nel coefficiente | Deduzione di spese reali (affitti, strumentazioni, collaboratori, ecc.) |
| Convenienza in caso di costi elevati | Svantaggioso se le spese sono alte | Vantaggioso perché abbassa il reddito imponibile |
Il forfettario conviene di più quando ha ricavi contenuti e pochi costi (ad esempio freelance che lavorano da casa, senza collaboratori, con strumenti propri già disponibili) e svolge l’attività con basse spese operative: servizi digitali, consulenze, lavori professionali leggeri.
Questo porta ad avere un vantaggio operativo perché ci sono meno adempimenti, ha una gestione contabile semplificata e niente IVA da addebitare/detraibile.
Per l’avvio dell’attività c’è un’aliquota ridotta (5%) che può aiutare nei primi anni.
Il regime ordinario risulta essere più vantaggioso quando ci sono costi elevati (ad esempio affitti, strumenti costosi, attrezzature, collaboratori e pese per dipendenti).
Ci sono da sostenere costi d’investimenti significativi come, ad esempio, se prevedi di acquistare beni strumentali o software costosi, il regime ordinario permette di dedurre questi costi.
Ci sono dei ricavi medio-alti e che vanno oltre la soglia in cui il coefficiente di redditività non copre le spese e per questo conviene dedurre i costi effettivi.
Se hai altri redditi, come lavoro dipendente o pensione, potresti ottimizzare la tassazione combinando deduzioni e regimi fiscali
Qui di seguito riportiamo una tabella comparativa immaginando dei ricavi annuo di 50.000,00 €, dei costi effettivi di 20.000,00 € e un coefficiente di redditività del 78% (tipico per i consulenti professionali):
- Regime forfettario:
- Reddito imponibile = 50.000,00 € × 78% = 39.000,00 €
- Imposta sostitutiva 15% = 5.850,00 €
- Contributi INPS stimati (ad esmepio 25%) ≈ 9.750,00 €
- Totale tasse + contributi ≈ 15.600,00 €
- Regime ordinario:
- Reddito imponibile = 50.000,00 € – 20.000,00 € = 30.000,00 €
- IRPEF media (supponendo 23% prima fascia) ≈ 6.900,00 €
- Contributi INPS ≈ 7.500,00 €
- Totale tasse + contributi ≈ 14.400,00 €
In questo esempio, il regime ordinario permette un risparmio di circa 1.200,00 €, grazie alla deduzione dei costi reali.
Contratto di prestazione occasionale
Prima di andare avanti precisiamo che, per l’Agenzia delle Entrate, il contratto di prestazione occasionale è rivolto a diverse categorie di utilizzatori, ognuno con propri limiti e caratteristiche che svolgono prestazioni lavorative sporadiche e saltuarie, nel rispetto dei limiti economici previsti dalla norma:
- professionisti;
- lavoratori autonomi;
- imprenditori;
- associazioni;
- fondazioni e altri enti di natura privata;
- imprese agricole;
- pubbliche amministrazioni;
- enti locali;
- aziende alberghiere e strutture ricettive del settore turismo;
- onlus e associazioni.
I limiti economici (al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione), tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa, per l’utilizzo di contratto di prestazione occasionale variano in base al soggetto:
- Prestatore: compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000,00 €;
- Utilizzatore: compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000,00 € (le società sportive che utilizzano steward negli stadi sono escluse dall’applicazione del limite di 5.000,00 €, relativo ai compensi erogabili dal singolo utilizzatore alla totalità dei prestatori impiegati come steward);
- Prestazioni: complessive rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500,00 € (elevato a 5.000,00 € per gli steward nei confronti delle società sportive).
Divieto di utilizzo
Il divieto per l’utilizzo è previsto:
- per i soggetti con più di cinque dipendenti a tempo indeterminato;
- da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
- nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.
Non è inoltre possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionale da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.
Compenso
Viene calcolato sulla base del 75% (circolare INPS 5 luglio 2017, n. 107) del suo effettivo importo per le seguenti categorie di prestatori:
- titolari di pensione (vecchiaia o di invalidità);
- giovani con meno di 25 anni di età (regolarmente iscritti presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado);
- persone disoccupate (articolo 19, d.lgs. 14 settembre 2015, n. 150);
- percettori di prestazioni integrative del salario, di Reddito di Inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di Sostegno all’Inclusione Attiva attualmente vigente e destinata a essere sostituita dal REI).
Il compenso giornaliero non può essere inferiore a 36,00 € (quattro ore lavorative).
Il compenso orario è liberamente fissato dalle parti, ma non può mai essere inferiore a 9,00 € l’ora, salvi i diversi limiti previsti per il settore agricolo.
Al compenso si applicano alcuni oneri a carico dell’utilizzatore come la contribuzione alla Gestione Separata, nella misura del 33% e l’assicurazione INAIL, nella misura del 3,5%.
Sui versamenti complessivi effettuati è trattenuto dall’INPS l’onere di gestione nella misura dell’1%.
Se la fattura supera i 77,47 € dovrà essere apposta anche la marca da bollo di 2,00 €.
Accesso
Per poter accedere alle prestazioni occasionali bisogna registrarsi sulla piattaforma delle prestazioni occasionali e alimentare il proprio portafoglio elettronico virtuale; vai al portale del INPS e, successivamente, clicca su Accedi al servizio.
Per effettuare la scelta confrontati con il consulente fiscale (Commercialista, Tributarista, Esperto contabile e/o Ragioniere).
Completata la registrazione si procede all’invio della comunicazione della prestazione lavorativa tramite la piattaforma delle prestazioni occasionali dell’INPS.
Si possono effettuare i versamenti tramite F24 modello Elide, con causale CLOC, oppure tramite il Portale dei pagamenti.
Almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione bisogna comunicare:
- i dati identificativi del prestatore;
- il compenso pattuito;
- il luogo di svolgimento della prestazione;
- la durata;
- la tipologia;
- il settore dell’attività lavorativa;
- altre informazioni per la gestione del rapporto.
Nel caso di revoca si può procedere entro tre giorni dalla data in cui la prestazione stessa si sarebbe dovuta svolgere; dopo questo arco temporale, l’INPS tratterrà la somma corrispondente al compenso pattuito tra le parti, indipendentemente dal fatto che la prestazione si sia effettivamente svolta, procedendo al pagamento al prestatore e al versamento in favore dello stesso della contribuzione previdenziale e INAIL.
Il lavoratore occasionale potrà confermare lo svolgimento della prestazione giornaliera entro i tre giorni successivi. In tal caso, è inibita la possibilità per l’utilizzatore di revocare la prestazione.
Per le imprese agricole, del turismo e gli enti locali la dichiarazione preventiva deve prevedere un monte orario complessivo presunto con riferimento a un arco temporale non superiore a dieci giorni consecutivi e comunicata almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione.
Aziende Agricole
Nel settore agricolo (meno cinque dipendenti) è possibile usare il contratto di prestazione occasionale per le attività dei lavoratori appartenenti alle seguenti categorie:
- titolari di pensione (vecchiaia o di invalidità);
- giovani con meno di 25 anni di età (regolarmente iscritti presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado);
- persone disoccupate (articolo 19, d.lgs. 14 settembre 2015, n. 150);
- percettori di prestazioni integrative del salario, di Reddito di Inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di Sostegno all’Inclusione Attiva attualmente vigente e destinata a essere sostituita dal REI).
Si deve effettuare una dichiarazione preventiva prima dell’inizio della stessa (almeno un’ora).
Il compenso minimo giornaliero non può essere inferiore alla misura minima fissata per la remunerazione di quattro ore lavorative. Dalla quinta ora in poi è liberamente fissata dalle parti, nel rispetto della misura minima oraria prevista per il settore agricoltura.
In particolare, sono previsti tre importi orari differenti, a seconda dell’area di appartenenza del lavoratore:
- Area 1 (lavori complessi o richiedenti specifica specializzazione): 9,65 €;
- Area 2 (conoscenze e capacità professionali): 8,80 €;
- Area 3 (mansioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali): 6,56 €.
Aziende alberghiere e strutture ricettive del turismo
Nel settore del turismo (fino a otto lavoratori a tempo indeterminato), è possibile avvalersi della prestazione occasionale esclusivamente per le attività lavorative rese da lavoratori appartenenti alle seguenti categorie:
- titolari di pensione (vecchiaia o di invalidità);
- giovani con meno di 25 anni di età (regolarmente iscritti presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado);
- persone disoccupate (articolo 19, d.lgs. 14 settembre 2015, n. 150);
- percettori di prestazioni integrative del salario, di Reddito di Inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di Sostegno all’Inclusione Attiva attualmente vigente e destinata a essere sostituita dal REI).