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Riaddebito delle spese

Blog di Fattura24

Riaddebito delle spese

Il riaddebito delle spese ai fini IVA delle infragruppo nazionali

 

Capita a tutti, professionisti ed imprese, di procedere al riaddebito delle spese sostenute in nome proprio perché imputabili per una determinata quota ad altri soggetti o aziende. Le casistiche tipo possono essere:

 

  • tra società che appartengono al medesimo “gruppo” e che si suddividono le spese in base a specifici accordi
  • tra professionisti che condividono i medesimi spazi e si ripartiscono le spese comuni

 

In merito a queste due casistiche sorgono tanti dubbi sul trattamento che si riserva per la procedura del riaddebito delle spese ai fini IVA.

 

Cosa s’intende per riaddebito?

 

Da un punto civilistico della questione il Ministero delle Finanze (R.M. 6/E/1998) ha avvalorato l’esistenza di un rapporto che esiste tra il soggetto attivo ed il passivo nella fase del riaddebito e questo deve esser qualificato come “mandato senza rappresentanza” mentre l’operazione ai fini IVA deve essere inquadrata secondo quanto stabilito dall’art.3, comma 3 del D.P.R. 633/1972:

 

le prestazioni rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra mandante e il mandatario

 

Il Codice Civile (art. 1703)  definisce il concetto di “mandato” con due formule contrattuali tra il mandatario e il mandante:

 

  • con rappresentanza (CC art. 1704)
  • senza rappresentanza (CC art. 1705)

 

Il Ministero delle Finanze a ribadito (13/E del 18/02/1998) che il riaddebito è il corrispettivo di un servizio e che mantiene la stessa natura intrinseca dell’operazione ricevuta dal mandatario e ribaltata al mandante in un secondo momento:

 

  • compenso da svolgimento di un servizio o prestazione soggetta autonomamente ad IVA e svincolata dalla natura della prestazione ricevuta dal mandatario
  • i servizi resi senza rappresentanza siano della medesima tipologia di quelli ricevuti

 

Il Ministero delle Finanza ritiene applicabile al riaddebito le medesime caratteristiche oggettive dell’operazione principale; in regime di tassazione la stessa aliquota di esenzione.

 

Riaddebito infragruppo nello stesso paese

 

Caso tipico in Italia; si tratta di una società  che appartiene ad un gruppo e che sostiene dei costi di proprio interesse e in parte d’interesse dello stesso gruppo; quindi abbiamo una situazione di riaddebito (totale o parziale) delle spese nei confronti di chi ha goduto del servizio prestato.

 

Nel pratico è molto rilevante la questione in quanto se il riaddebito venisse applicato tra società che non recuperano l’IVA sugli acquisti (art. 19, D.P.R. 633/1972) questa causerebbe una lievitazione del costo del servizio fruito.

 

Al riaddebito dei costi si configura un corrispettivo, ampiamente documentato, e ai fini IVA non è applicabile il regime di esclusione (comma 3, art. 15 D.P.R. 633/1972) se parliamo di riaddebiti di spese sostenute “per nome e per conto”; quindi con un mandato.

 

Situazione opposto è quando non esiste mandato (comma 3, art. 3 D-P-R- 633/1972) le prestazioni di servizi resi o ricevuti sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra il mandante e il mandatario.

 

In questa ultima ipotesi rientra il nostro caso di riaddebito delle spese infragruppo; i destinatari dei servizi avrebbero un mandato senza rappresentanza per l’acquisizione totale o parziale  del servizio.

 

Per ricapitolare in base del fatto che il riaddebito delle spese sostenute “per conto” di altri soggetti sono soggette ai regimi IVA e che il servizio reso soggetto di riaddebiuto è dello stesso tipo di quello ricevuto abbiamo:

 

  • se il servizio è esente saranno esenti i riaddebiti (art. 10, D.P.R. 633/1972)
  • se il servizio è soggetto all’aliquota ordinaria (22%) i riaddebiti avranno la stessa aliquota
  • se il servizio è soggetta ad aliquota agevolata (4% o 10%) i riaddebiti avranno la stessa aliquota

 

Ad esempio prendiamo due ditte del medesimo gruppo; la A (ATECO F41.20.00) che opera nel settore “costruzione di edifici residenziali e non residenziali” e la ditta B (ATECO F43.21.01) che opera nel settore  “installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione, manutenzione e riparazione“.

 

La ditta B si occupa per la sua normale attività di comprare materiale elettrico per tutto il gruppo quindi anche per la ditta A ovviamente la ditta A avrà un riaddebito del costo sostenuto da B, di norma in proporzione al materiale usato. Dato che si tratta di materiale per la costruzione di edifici questo rientra nell’aliquota agevolata dell’IVA pari al 4%.

 

La ditta B ha quindi un contratto di approvvigionamento con un fornitore per l’acquisto di materiale elettrico che sotto mandato distribuisce per le altre ditte del gruppo: in questo caso la ditta A.

 

Il costo di A lo ipotizziamo di un 1/4 del totale sostenuto da B; quindi B riceve a fine mese una fattura di:

 

  • 1000 € + (1000 € x 4%) = 1.000 € + 40 € = 1040 €

 

La ditta B a questo punto procede con il riaddebito di 260€ ad per il materiale che è stato usato sul totale acquistato:

 

  • 1000 € + (1000 € x 4%) = 1.040 € x 1/4 = 260 €

 

Si applica la stessa aliquota IVA (4%) in quanto si tratta del medesimo servizio di quello ricevuto; e successivamente inoltrata all’AdE con regolare fattura elettronica (art.1 Dlgs 127/2015)

 

IVA agevolata nell’edilizia

 

Per “beni finiti” intendiamo tutti quei beni che non perdono della loro individualità se pur impiegati in immobili di nuova costruzione o ristrutturati. Nel nostro caso l’IVA agevolata si applica perché si tratta di “beni finiti” e può essere del 4% o del 10%.

 

Per ottenerla bisogna consegnare al venditore un dichiarazione contente le seguenti informazioni:

 

  • Dati dell’impresa costruttrice o del soggetto che costruisce in autonomia
  • Estremi dell’autorizzazione all’intervento
  • Qualifica del tipo d’intervento
  • Ubicazione del fabbricato

 


 

Approfondimenti:

 

ATECO
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IVA

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