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Libero professionista

Ottimo sei quasi alla fine del tuo percorso formativo, e si perché non è che dopo la laurea e l'iscrizione all'albo può dirti bene è fatta ora devi fare gli ultimi passaggi per avviarti alla professione forense.

In questa pagina vedrai come muoverti per la libera professione anche collaborando con uno studio legale; questo non esclude, poi un giorno, di aprire uno studio legale con la tua targa fuori dalla porta oppure uno studio associato.

Agli inizi ti capiterà spesso di collaboratore con studi e/o professionisti già avviati e ti conviene perché ti farai le ossa, e che ti venga richiesto di aprire la partita IVA perché preferiscono dare luogo a collaborazioni (purchè risulta l'iscrizione all'albo) per non dover sostenere i costi relativi all’assunzione (a breve o lungo termine).

In fase di apertura della patita IVA dovrai essere in possesso di questi dati basi:

  • dati personali;
  • residenza;
  • sede dell'attività se diversa dalla tua residenza.

Come libero professionista che sta agli inizi, e se non hai grossi capitali da investire, conviene inserire la residenza per iniziare subito a collaborare, poi in un secondo momento puoi correggere questo dato.

Codice ATECO

Uno degli aspetti più importanti è la giusta scelta del codice ATECO, questo dato metterà in chiaro, agli occhi dell'Agenzia delle entrate qual'è il tuo campo d'azione professionale; vien da se che da avvocato non ha molto senso comunicare il codice ATECO per vendere gelati se vuoi svolgere l'attività forense.

Il codide ATECO per l'attività degli studi legali è il M69.10.10 e ti permetterò di difendere gli interessi del tuo assistito in un tribunale, o altro organo giudiziario (assistenza e rappresentanza nei processi civili, nei processi penali e in materia di controversie del lavoro) ma anche svolgere l'attività di consulenza giuridica.

Bene, segnati questo codice che poi dovrai inserlo nel modello AA9-12.

Regime fiscale

Anche questa parte è decisamente importante; la scelta del giusto regime ti fa capire come muoverti fiscalmente, quindi i vantaggi e i svantaggi di ogni regime.

Regime forfettario

Specialmente all'inizo questo regime è la scelta più saggia purchè non farai ricavi superiori ai 65.000,00 € in un anno fiscale.

Oltre a questo limite esistono le seguenti clausole di esclusione:

  • la tua attività gode di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfettari per la determinazione del reddito;
  • possiedi anche delle partecipazioni (società di persone, imprese familiari, società a responsabilità limitata, associazioni in partecipazione);
  • l'attività consiste (prevalentemente o esclusivamente) nel settore immobiliare (scambio di fabbricati, porzioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi);
  • non risiedi in Italia e neanche in uno Stato membro dell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo e contemporaneamente devi produrre sul territorio italiano un ammontare di ricavi che rappresenti almeno il 75% del totale;
  • hai percepito o percepisci tutt’ora dei redditi da lavoro dipendente o assimilati (massimno 30.000,00 €/annui), esercitando nello stesso tempo attività d’impresa prevalentemente nei confronti di uno dei datori di lavoro dei due anni precedenti (o soggetti a questi riconducibili);
  • hai spese per compensi di impiegati e/o collaboratori sopra i 20.000,00 €/annui.

Ma ci sono anche dei vantaggi se adotti questo regime:

  • franchigia IVA (tariffe più accessibili e competitive);
  • esonero dalla fatturazione elettronica obbligatoria;
  • esonero da esterometro e studi di settore;
  • assenza di contabilità cioè non dovrai registrare le fatture ma solo porle in conservarle e numerarle.

Fai attenzione anche se non superi i tetto massimo dei ricavi (65.000,00 €) ma rientri in uno dei casi di esclusione non puoi aderire a questo regime.

Coefficente di redditività

È la percentuale utilizzata per chi è in Regime Forfettario e viene applicata ai ricavi per ottenere il sul quale si calcola l'imposta sostitutiva e i contributi previdenziali che dovrai pagare.

Il coefficente di redditività che devi applicare è associato al codice ATECO per svolgere l'attività forense che è pari al 78%, la differenza (22%) sarà automaticamente sottratta per le spese di gestione dell'attività.

Imposta sostitutiva

Se aderisci o vuoi o puoi aderire a questo regime fiscale avrai un'unica imposta sostitiva con un'aliquota del 15% e nel caso sei agli inizi, cioè non hai mai svolto nei tre anni precedenti a questo nessuna attività di impresa in forma associata o familiare, puoi usufruire di un aliquota al 5% per i primi 5 anni di attiità.

Per l'aliquota al 5% non ci sono vincoli di età.

Un'altra condizione per avere un imposta agevolata è che l'attività che andrai a svolgere non sia una continuazione di un'attività precedente svolta come lavoratore autonomo o dipendente ad esclusione dei periodi di pratica obbligatori per l'esercizio delle arti e professioni.

Nell'eventualità in cui rilevi un'attività forense è importante che verifichi, o fai verificare, che l'ammontare dei ricavi generati l'anno precedente non superiono il tetto massimo dei 65.000,00 €.

Modello AA9-12

Ma con i piaceri arrivano anche i doveri, come l’iscrizione alla Cassa Forense con il relativo obbligo di versare i contributi (che per i primi anni saranno agevolati). Dopo aver seguito la procedura su come diventare avvocato, si hanno di fronte a sé diverse opzioni:

esercitare la funzione di avvocato individualmente aprire uno studio in associazione con altri colleghi avvocati (dividendosi le spese) aprire un vero e proprio studio associato con altri avvocati (dividendosi anche i guadagni) Alternative all’esame di abilitazione Innanzitutto, le seguenti figure possono iscriversi all’Albo senza sostenere l’esame di abilitazione:

i professori universitari di ruolo in materie giuridiche per cinque anni i magistrati ordinari, militari, amministrativi o contabili gli Avvocati dello Stato Inoltre, in caso non si riuscisse a superare l’esame, si può comunque esercitare come avvocato senza abilitazione l’attività stragiudiziale, che comprende ad esempio la redazione di contratti e di pareri, le consulenze, le messe in mora o gli arbitrati. In questo caso si diventa un consulente legale, la cui attività è lecita purché non finalizzata alla successiva difesa in giudizio.

Come diventare avvocato... notaio o magistrato Gli avvocati possono partecipare all’iter per diventare notaio, a patto che abbiano esercitato almeno per un anno. In questa maniera la pratica notarile obbligatoria per accedere al concorso da notaio durerà solo 8 mesi. Inoltre hanno anche modo di diventare magistrati: devono essere iscritti all’albo degli avvocati, dopodiché potranno affrontare il tirocinio presso gli uffici giudiziari. Altrimenti, allontanandosi dalle aree strettamente legali, l’avvocato potrà anche lavorare nel campo della Pubblica Amministrazione o nelle imprese private, occupandosi di organizzazione del lavoro e del personale.

Quanto guadagna un avvocato in Italia? Dopo aver visto come diventare avvocato, vediamo anche quanto guadagna: possiamo dire che inizia a percepire qualcosa sin dal momento del praticantato, quando il dominus determina un “rimborso spese” da assegnargli in base all’impegno e al concreto lavoro svolto. Quando poi l’avvocato inizia a esercitare a tutti gli effetti, lo aspetta inizialmente uno stipendio di circa 30.000 euro annui, che vanno poi ad attestarsi sui 40.000/50.000 euro all’anno quando si ritrova alle spalle almeno una quindicina di anni di carriera. Queste cifre possono tuttavia variare in base a diversi fattori; ad esempio, le avvocatesse o gli avvocati che esercitano al Sud scontano solitamente un divario salariale non indifferente, in quanto risulta difficile che arrivino ai 50.000 euro citati precedentemente