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Nota di Credito

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Nota di Credito

La nota di credito è lo strumento che viene utilizzato per correggere contabilmente una fattura che ha portato ad errati accrediti e/o addebiti.

 

Nello specifico quando l’importo addebitato in fattura è più alto di quello realmente dovuto dal cliente, si parla di nota di credito mentre si parlerà di nota di debito nel caso opposto.

 

Di fatto la nota di credito è un documento attestante un credito da parte del cliente nei nostri confronti (come storno dell’errato conteggio in precedenza effettuato in fattura) e, allo stesso modo la nota di debito rappresenta un debito che il cliente ha nei nostri riguardi.

 

Generalmente l’emissione di una nota di variazione si rende necessaria quando:

 

  • E’ stata calcolata un’imposta non corretta;
  • La base imponibile inserita in fattura non è corretta;
  • Viene applicata un’aliquota IVA non corretta;
  • Viene applicata uno sconto per materiale dichiarato difettoso dal cliente;
  • Ci si è dimenticati di inserire in fattura una scontistica già concordata col cliente;
  • Il contratto è annullato o rescisso.

 

Di seguito tratteremo nello specifico la nota di credito, avendo tuttavia a mente che essa rappresenta un caso specifico di una generica nota di variazione.

 
LEGGI ANCHE: Fatture – 3 errori da non fare
 

Una nota di credito (genericamente una nota di variazione) è identica a una fattura, con l’indicazione di data di emissione e numerazione della nota di credito, inserendo in vece della dicitura “fattura n°” l’indicazione “nota di credito n°” e indicando il riferimento alla fattura originaria dalla quale va stornato l’importo indicato nella nota stessa.

 

Come le fatture, anche la nota di credito va inserita nei Registri IVA e nel Libro Giornale essendo anche essa un documento valido ai fini fiscali.

Quando si esegue una modifica attraverso nota di credito, di fatto si va a modificare anche l’importo relativo all’IVA dovuta che avremmo dovuto versare con la fattura originaria.

 

Secondo la Legge IVA, articolo 26 del D.P.R. 633/72, se a seguito di:

 

  • Dichiarazione di nullità
  • Annullamento
  • Revoca
  • Risoluzione
  • Rescissione e simili
  • Mancato pagamento (parziale/totale) per procedure concorsuali
  • Procedure esecutive rimaste infruttuose
  • Applicazione di sconti o abbuoni previsti da contratto

 

viene meno (totalmente o parzialmente) un’operazione o se ne riduce l’ammontare imponibile, il cedente del bene (o della prestazione) ha diritto di detrarre l’imposta relativa alla suddetta variazione. Questo è possibile per i casi in cui sia già stata emessa fattura successivamente alla registrazione in prima nota.

 

Tali correzioni hanno un limite temporale di un anno a partire dall’effettuazione dell’operazione imponibile se dipendono da sopravvenuto accordo tra le parti o in caso di inesattezze in fattura.

 

In alcuni casi di mancato incasso della fattura già emessa, invece, si può evitare il pagamento dell’imposta. Tra questi casi possiamo annoverare il mancato pagamento del debitore che è soggetto a procedure concorsuali e/o esecutive che non hanno avuto esito. In tal caso il creditore può emettere una nota di variazione in diminuzione dell’importo dovutogli (imponibile e imposta).

 

La nota di credito rappresenta un potente strumento per rettificare le fatture già emesse con errori nel calcolo dell’imponibile e dell’IVA. Tramite di essa possiamo applicare sconti non precedentemente applicati per errore e recuperare l’IVA (quindi il 22% dell’importo fatturato) quando per problematiche di mancato incasso non riusciamo ad incassare il credito già contabilizzato.

 

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Carlo Camusso
Carlo Camusso

Founder di Fattura24.com

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