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Il reverse charge (o inversione contabile) è un meccanismo che si applica al pagamento dell’IVA in fase di compravendita di beni e/o servizi tra due soggetti IVA.

 

Requisiti necessari sono che entrambi i soggetti siano soggetti passivi di imposta (IVA), non è quindi concesso effettuare il reverse charge ad esempio tra un’azienda e un privato privo di partita IVA. Altro requisito sostanziale consiste nel vincolo che il destinatario del bene e/o servizio risieda all’interno del territorio dello Stato.

 

Il processo di inversione contabile si può applicare a tutti i casi previsti nell’articolo 17 del Dpr 633/22 e dalla circolare n.37/E del 2015 dell’agenzia delle entrate che mira a chiarire alcuni aspetti di applicazione di inversione contabile per il settore edile.

 

Di fatto il reverse charge è stato introdotto principalmente per evitare che il destinatario del bene o servizio procedesse alla detrazione dell’IVA in assenza del pagamento di questa da parte del venditore/fornitore ed evitare in questa maniera le cosiddette frodi “carosello”.

 

È stata la legge di stabilità 2015 ad estendere l’utilizzo di tale pratica ad una lunga serie di operazioni.

 

 
Come si applica? Vediamolo con un esempio.

 

Ipotizziamo una compravendita tra due soggetti nella quale l’acquirente risulta essere soggetto passivo IVA residente nello Stato Italiano:

  1. Viene emessa fattura senza IVA da parte del cedente o prestatore di servizio, con indicazione che l’operazione è soggetta a inversione contabile (come da articolo 17, comma 3,5,6, del DPR 633/72). Si avrà la seguente scrittura in partita doppia:“Credito verso compratore per cessione di beni/prestazione di servizi”;
  2. Il compratore o destinatario del bene/servizio per il quale si è optato per il reverse charge, procede all’integrazione della fattura indicando l’aliquota IVA relativa all’operazione stessa;
    L’acquirente registrerà quindi due operazioni, una per l’acquisto del bene/servizio (per l’importo senza applicazione IVA) e una per l’autofattura (per l’IVA), ad esempio:

    1. Per l’acquisto del bene inserirà in partita doppia: “Merci conto acquisti e IVA su acquisti a Fornitore esente Reverse charge IVA”;
    2. Per l’autofattura, invece inserirà: “Cliente per autofattura a Vendite fittizie di merci e IVA su vendite”.

 

Con la circolare n.37/E del 2015 sono stati forniti chiarimenti per il settore edile. Nello specifico, il reverse charge non può essere applicato se:

  • vi è un contratto unico d’appalto, che comprende anche prestazioni soggette a inversione contabile, che ha per oggetto interventi edilizi di frazionamento/accorpamento di unità immobiliari. Tali interventi vengono classificati come “manutenzione straordinaria” e non nella “ristrutturazione edilizia” come accadeva in precedenza (vedi DL n.133/2014);
  • vi è un contratto unico d’appalto per la demolizione e successiva costruzione di un edificio nuovo. In tal caso l’attività di demolizione è effettuata funzionalmente alla realizzazione del nuovo stabile;
  • si tratta di prestazioni di servizi che riguardano i parcheggi. Eccezione fatta se i parcheggi sono parte integrante dell’edificio (ad esempio parcheggio interrato);
  • si tratta di servizi di derattizzazione, spurgo fosse/tombini e rimozione neve. Non sono infatti considerati come servizi di pulizia (vedi circolare n.14/E 2015).

 

E’ infine possibile applicare il meccanismo di inversione contabile:

  • se si tratta di installazione di un impianto che risulta funzionale o servente all’edificio;
  • per le prestazioni di manutenzione/riparazione di impianti e per l’installazione di impianti fotovoltaici integrati o semi integrati agli edifici;
  • per attività di installazione, manutenzione, e riparazione di impianti di spegnimento antiincendio effettuate verso soggetti passivi IVA e relative agli edifici;
  • per l’installazione di porte tagliafuoco e delle uscite di sicurezza.

 

Sintetizzando, l’inversione contabile è uno strumento che è stato introdotto per evitare l’evasione IVA e per cercare di fermare le cosiddette “frodi carosello”.

 

Esso si concretizza attraverso l’emissione dell’autofattura, per far si che colui che corrisponde l’IVA all’erario sia il destinatario del bene/servizio e non più il fornitore.

 

Bisogna verificare, prima di applicare il meccanismo del reverse charge che per l’operazione in oggetto sia consentito dalla legge (vi sono infatti casistiche nelle quali non è possibile applicarlo).

 

Riportiamo il link alla Circolare n. 37/E del 22/12/15 dell’Agenzia delle Entrate.

Il reverse charge (o inversione contabile) è un meccanismo che si applica al pagamento dell’IVA in fase di compravendita di beni e/o servizi tra due soggetti IVA.
 
Requisiti necessari sono che entrambi i soggetti siano soggetti passivi di imposta (IVA), non è quindi concesso effettuare il reverse charge ad esempio tra un’azienda e un privato privo di partita IVA. Altro requisito sostanziale consiste nel vincolo che il destinatario del bene e/o servizio risieda all’interno del territorio dello Stato.

 
Il processo di inversione contabile si può applicare a tutti i casi previsti nell’articolo 17 del Dpr 633/22 e dalla circolare n.37/E del 2015 dell’agenzia delle entrate che mira a chiarire alcuni aspetti di applicazione di inversione contabile per il settore edile.

 
Di fatto il reverse charge è stato introdotto principalmente per evitare che il destinatario del bene o servizio procedesse alla detrazione dell’IVA in assenza del pagamento di questa da parte del venditore/fornitore ed evitare in questa maniera le cosiddette frodi “carosello”.

 
E’ stata la legge di stabilità 2015 ad estendere l’utilizzo di tale pratica ad una lunga serie di operazioni.

 

 
Come si applica? Vediamolo con un esempio.
Ipotizziamo una compravendita tra due soggetti nella quale l’acquirente risulta essere soggetto passivo IVA residente nello Stato Italiano.

 

  1. Viene emessa fattura senza IVA da parte del cedente o prestatore di servizio, con indicazione che l’operazione è soggetta a inversione contabile (come da articolo 17, comma 3,5,6, del DPR 633/72). Si avrà la seguente scrittura in partita doppia:“Credito verso compratore per cessione di beni/prestazione di servizi”
  2. Il compratore o destinatario del bene/servizio per il quale si è optato per il reverse charge, procede all’integrazione della fattura indicando l’aliquota IVA relativa all’operazione stessa.
    L’acquirente registrerà quindi due operazioni, una per l’acquisto del bene/servizio (per l’importo senza applicazione IVA) e una per l’autofattura (per l’IVA), ad esempio:
    Per l’acquisto del bene inserirà in partita doppia:“Merci conto acquisti e IVA su acquisti a Fornitore esente Reverse charge IVA”
    Per l’autofattura, invece inserirà:
    “Cliente per autofattura a Vendite fittizie di merci e IVA su vendite”

 
Con la circolare n.37/E del 2015 sono stati forniti chiarimenti per il settore edile. Nello specifico, il reverse charge non può essere applicato se:

 

  • vi è un contratto unico d’appalto, che comprende anche prestazioni soggette a inversione contabile, che ha per oggetto interventi edilizi di frazionamento/accorpamento di unità immobiliari. Tali interventi vengono classificati come “manutenzione straordinaria” e non nella “ristrutturazione edilizia” come accadeva in precedenza (vedi DL n.133/2014)
  • vi è un contratto unico d’appalto per la demolizione e successiva costruzione di un edificio nuovo. In tal caso l’attività di demolizione è effettuata funzionalmente alla realizzazione del nuovo stabile.
  • si tratta di prestazioni di servizi che riguardano i parcheggi. Eccezione fatta se i parcheggi sono parte integrante dell’edificio (ad esempio parcheggio interrato).
  • si tratta di servizi di derattizzazione, spurgo fosse/tombini e rimozione neve. Non sono infatti considerati come servizi di pulizia (vedi circolare n.14/E 2015)

 

E’ infine possibile applicare il meccanismo di inversione contabile:

 

  • se si tratta di installazione di un impianto che risulta funzionale o servente all’edificio
  • per le prestazioni di manutenzione/riparazione di impianti e per l’installazione di impianti fotovoltaici integrati o semi integrati agli edifici
  • per attività di installazione, manutenzione, e riparazione di impianti di spegnimento antiincendio effettuate verso soggetti passivi IVA e relative agli edifici
  • per l’installazione di porte tagliafuoco e delle uscite di sicurezza

 
Sintetizzando, l’inversione contabile è uno strumento che è stato introdotto per evitare l’evasione IVA e per cercare di fermare le cosiddette “frodi carosello”. Esso si concretizza attraverso l’emissione dell’autofattura, per far si che colui che corrisponde l’IVA all’erario sia il destinatario del bene/servizio e non più il fornitore. Bisogna verificare, prima di applicare il meccanismo del reverse charge che per l’operazione in oggetto sia consentito dalla legge (vi sono infatti casistiche nelle quali non è possibile applicarlo).
 
Riportiamo il link alla Circolare n. 37/E del 22/12/15 dell’agenzia delle entrate.

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