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La deducibilità fiscale dei buoni pasto elettronici e cartacei è complessa e comunque sono da considerarsi dei fringe benefits e sono esentasse.

 

Possono essere usati in contemporanea fino a 8 buoni pasto

I buoni pasto rappresentano uno dei benefit più utilizzato sia nel settore pubblico e sia in quello privato, sono una soluzione strategica per una buona politica interna aziendale.

 

Il loro utilizzo rende più efficace il monitoraggio, specialmente per il formato elettronico; questo sistema permette:

  • il conteggio;
  • il ritiro;
  • la conservazione a fini fiscali;
  • il controllo negli appalti pubblici (Autorità di Vigilanza)
  • di impostare periodo di utilizzo;
  • l’emissione (Dm 122/2017);
  • di definire il quantitativo spendibile giornaliero o per singola operazione d’acquisto;
  • di gestire le fatturazioni e detrazioni..

 

Tassazione sui buoni pasto

La deducibilità fiscale è stata scorporata in tre soglie:

  • 4 €: buoni pasto cartacei;
  • 8€: buoni pasto elettronici;
  • 5,29 €: agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.

 

Secondo quanto stabilito dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) possono essere utilizzati solo dai prestatori di lavoro subordinato (tempo pieno o parziale) anche in assenza di pausa per il pranzo, e dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato.

 

Non sono cedibili e né cumulabili oltre il limite stabilito (D.M. 07/06/2012), né commercializzabili (venderli o acquistarli) in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare esclusivamente per l’intero valore facciale, quindi non convertibili in denaro.

 

Detrazione l’IVA

La PMI e il Libero Professionista possono detrarre l’IVA al 4% per quelli erogati ai dipendenti mentre sono deducibili al 75%, con IVA detraibile al 10% fino a un importo massimo pari al 2% del fatturato per quelli che utilizza direttamente lui (soggetto IVA); la stessa condizione è valida anche per le partite IVA senza dipendenti.

 

Non sono considerati reddito da lavoro dipendente quindi l’azienda non versa nessun contributo:

  • fino a 8 euro a persona al giorno per i buoni in formato elettronico;
  • fino a 4 euro a persona al giorno per quelli in formato cartaceo.

 

IRPEF e buoni pasto (persone fisiche)

L’art.51, comma 2 lettera C del TUIR stabilisce che i buoni pasto sono esenti da oneri fiscali per il dipendente fino all’importo stabilito nella misura delle nuove soglie massimali stabilite in base alla tipologia emessa.

 

Tipologie di buoni pasto:

  • cartacei;
  • elettronici con chip e/o contactless;
  • elettronici con smartphone.

 

Fino a tale cifra i buoni pasto non concorrono a formare reddito da lavoro dipendete. L’eventuale eccedenza rientra nel regime fiscale di tassazione.

 

IRES e buoni pasto (persone giuridiche)

Poiché i buoni pasto rientrano, tra le voci di bilancio, nei costi del personale, essi sono deducibili al 100% per le aziende ai fini IRAP e IRES.

 

La Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate spiega che la totale deducibilità dipende dalla considerazione che il costo sostenuto dall’azienda riguarda un servizio complesso non riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande (cfr. Circ. IRDCEC n.9/IR del 27/4/2009).

 

Per i liberi professionisti, per i lavoratori autonomi, i freelance, le ditte individuali, gli agenti, i soci e gli amministratori, invece, il costo per l’acquisto dei buoni pasto è deducibile al 75% per un importo massimo pari al 2% del fatturato.

 

Fatturazione e contabilità

Non è possibile il recupero d’imposta su scontrini fiscali con ammontare discordante nelle annotazioni sugli acquisti effettuati con i buoni pasto.

 

La Cassazione (ordinanza n. 347/2014) ha stabilito che nei registri dei commercianti che aderiscono al servizio deve essere segnato il valore all’incasso dei corrispettivi tramite accettazione dei buoni pasto usati per la transazione della merce.

 

L’Agenzia delle Entrate, nel caso di infrazione, può, attraverso organi competenti, avviare delle procedure di accertamento unificate (IRPEF, IRAP e IVA)

 

Buoni pasto e il calcolo dei contributi

I buoni pasto costituiscono un servizio sostitutivo alla mensa; sono esenti dai contributi previdenziali e assistenziali fino all’importo giornaliero di cui abbiamo parlato precedentemente.

 

Tali importi non costituiscono reddito da lavoro dipendente (articolo 51 del TUIR). L’esclusione dalla base imponibile è sancita dall’articolo 17 del DL n.S03 del 30/12/1992.

 

Vediamo quindi che i buoni pasto sono uno strumento molto comodo utilizzabile sia dai lavoratori dipendenti che dai liberi professionisti.

 

Buoni pasto elettronici

Il pagamento da parte del Titolare del buono pasto elettronico, all’esercizio commerciale, avviene attraverso l’utilizzo del POS, collegato alla Società emettitrice.

 

Dal saldo messo a disposizione del Titolare del buono pasto si detrae la spesa effettuata; questa viene registrata sui server della Società che ha emesso i buoni pasto elettronici.

 

Le transazioni registrate sono i dati da inserire nei meccanismi di fatturazione elettronica da parte dell’Azienda e della Società eroganti.

 

L’erogazione dei buoni pasto può avvenire anche tramite App mobile.

 

Un servizio assimilabile ai servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto ( il MISE con decreto 122/2017 in attuazione con il D.L. n° 50/2015 art. 144 comma 5 in vigore dal 9 settembre 2017).

 

Vantaggi per le partite IVA

I buoni pasto possono essere usati dal Titolare di una partita IVA (PMI e Libero Professionista).

 

I loro utilizzo si traduce in un vantaggio pratico nella gestione della contabilità; anziché chiedere la fattura per ogni spesa può limitarsi a conservare soltanto quella dell’acquisto dei buoni pasto.

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