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Fattura elettronica – ravvedimento operoso

Blog di Fattura24

Fattura elettronica – ravvedimento operoso

Quando costa rimediare ad una fattura elettronica inviata allo SdI in ritardo ?

In riferimento all’articolo 6 del DLgs. 471/1977 (Violazione degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione, ed individuazione delle operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto) sappiamo che la violazione dei tempi di comunicazione e registrazione allo SdI di una fattura elettronica comporta una sanzione amministrativa.

 

Qui di seguito vi riportiamo le sanzioni amministrative secondo i commi dell’articolo poc’anzi citato;

  • tra il 90% e il 180% dell’imposta riferita all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell’esercizio; è soggetto ad imposta anche chi denuncia il ritardo con una sanzione inferiore al dovuto calcolato. Se la violazione non incide sulla corretta liquidazione del tributo è dovuto un minimo di 250 € ad un massimo di 2.000 €;
  • tra il 5% e il 10% dei corrispettivi non documentati o non registrati di operazioni non imponibili, esenti, non soggette a IVA o soggette all’inversione contabile (art. 17 e 18, commi 7 e 8 del D.P.R. 633/1972). Se la sanzione non è rilevante ai fini della dichiarazione del reddito si applica da un minimo di 250 € ad un massimo d i 2.000 €;
  • 150% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato (mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto) anche se di minore al reale. Nel caso ci fosse l’annotazione sul registro ma con tardiva chiamata d’intervento per la manutenzione si è soggetti alla sanzione amministrativa da un minimo di 250 € ad un massimo di 2.000 €. Rientra anche:
    • l’omissione dell’annotazione su apposito registro dei corrispettivi relativi a ciascuna operazione;
    • di mancato o irregolare funzionamento degli apparecchi dei misuratori fiscali;
  • 20% del corrispettivo della cessione non integrata con documento regolare. Mancata integrazione del documento attestante la vendita dei mezzi tecnici (art.74, comma 1 lettera d del D.P.R. 633/1972) con la denominazione e la p.IVA del soggetto che ha assolto l’imposta;
  • 20% del corrispettivo della cessione non documentata regolarmente. Mancata inserimento la denominazione e la partita IVA del soggetto che ha assolto l’imposta nel documento attestante la vendita dei mezzi tecnici e l’installazione diretta o per conto terzi (art.74, comma 1 lettera d quarto periodo del D.P.R. 633/1972) dei supporti fisici atti a veicolare i mezzi stessi. Nel caso le informazioni riportate non siano veritiere (art. 74, primo comma lettera d terzo e quarto periodo del D.P.R. 633/1972) la violazione viene aumentato del 40%;
  • 90% dell’ammontare della detrazione compiuta nel caso di computo illegittimo per la detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata in via di rivalsa. In caso di applicazione in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta del cedente o prestatore, fermo restando il diritto alla detrazione (art 19 e successivi del D.P.R. 633/1972) si va da un minimo di 250 € ad un massimo di 10.000 €. In caso di frode fiscale non avviene la restituzione;
  • Si applica una sanzione anche nel caso di acquisto intracomunitario (L. 427/1993), operazione assoggettata ad imposta ad un altro Stato membro;
  • 100% dell’imposta con un minimo di 250 € nel caso di omissione della fattura nei termini di legge o con emissione di fattura irregolare da parte dell’altro contraente, sempre ché non si provveda alla regolarizzazione dell’operazione nel caso di fattura irregolare o che non si riceve fattura;
  • tra i 500 € e i 20.000 €  nel caso di omissione agli adempimenti connessi all’inversione contabile; in caso l’operazione non risulti in contabilità la sanzione amministrativa è elevata ad una misura tra il 5% e il 10% con un minimo di 1.000 €.;
  • tra i 250 € e i 10.000 €  se nel caso di prestazione o cessione sia stata erroneamente assolta dal cedente o prestatore;
  • tra il 5% e il 10% dell’imponibile con un minimo di 1.000 €  nel caso si applica l’inversione contabile per operazioni esenti, non imponibili o comunque non soggette a imposta, in sede di accertamento devono essere espunti sia il debito computato nelle liquidazioni che la detrazione operata nelle liquidazioni;
  • tra il 10% e il 20% del corrispettivo d’acquisto, nel caso in cui il cessionario acquisti mezzi tecnici e sui documenti rilasciati non risulti l’indicazione della denominazione e del soggetto passivo che ha assolto l’imposta;

 

Nel caso di violazione di più obblighi inerenti (documentazione e registrazione) ad una medesima operazione la sanzione si applica una sola volta.

 

Esempio concreto

Mettiamo che, nel nostro esercizio d’impresa, ci siamo dimenticati di trasmettere una fattura allo SdI; questa dimenticanza ha inciso sulla liquidazione dell’IVA per un importo pari a 6.000 €.

 

Inviamo in modo tardivo, ma entro i 90 giorni, la fattura elettronica allo SdI sperando che questo risolva il problema e faccia chiudere all’AdE un “occhio” nei nostri riguardi; ci viene applicata una sanzione di 600 €, corrispondente al 10% dell’IVA esposta in fattura.

 

In questo caso ci troviamo al primo punto:

  • tra il 90% e il 180% dell’imposta riferita all’imponibile non correttamente documentato o registrato

 

La sanzione base applicabile è del 90% dell’IVA esposta che si riduce a un 1/9 se ci si ravvede entro i 90 giorni e di 1/8 se ci si ravvede entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA riferito all’anno della violazione.

 

Attenzione: nel caso vi trovaste in una situazione del genere Fattura24 vi consiglia di rivolgervi al vostro commercialista. L’articolo riporta i dati da testi di legge ma non suggerisce la soluzione più idonea per le singole casistiche qui riportate.