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Analisi di bilancio

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L’analisi di bilancio è uno strumento tecnico che consente di verificare e studiare i risultati dell’esercizio sulla situazione:

  • economica;
  • finanziaria;
  • patrimoniale.

 

L’analisi di bilancio si effettua mediante lo studio del Bilancio d’esercizio che riporta la situazione patrimoniale e finanziaria di un’impresa.

 

Lo scopo è quello di determinare i fattori di guadagno, le risorse che il pagamento di eventuali debiti e di conseguenza il grado di debito.

 

I documenti da allegare sono:

  1. stato patrimoniale;
  2. conto economico;
  3. nota integrativa;
  4. rendiconto finanziario.

 

Qui di seguito diamo una veloce spiegazione.

 

STATO PATRIMONIALE

Prima di procedere all’analisi di bilancio è necessario elaborare lo stato patrimoniale secondo i criteri finanziari che ordinano le risorse in base alla liquidità se è attiva o passiva.

 

CONTO ECONOMICO

Il conto economico richiede specifici criteri per sua una elaborazione e sono:

  • funzionali;
  • di valore aggiunto – determinati dai fattori a cui sono legati i guadagni;
  • del margine di contribuzione: che suddivide i costi in fissi e variabili a seconda della loro natura.

 

RENDICONTO FINANZIARIO

È una fotografia sulla salute della natura contabile aziendale.

 

E serve a illustrare e verificare le cause sulle variazioni  finanziarie in un determinato periodo di tempo per le entrate e le uscite che questa rende.

 

La sostenibilità sugli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei propri mezzi rispetto a quello di terzi è un dato cruciale per l’analisi di bilancio.

 

NOTA INTEGRATIVA

È un documento analitico che fornisce informazioni complementari e integrative presenti nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico e sono indipendenti dal contenuto contabile.

 

Come iniziare l’analisi di bilancio

L’analisi di bilancio può essere statica e/o dinamica.

 

Per l’analisi statica ci si basa studiando gli indici e i margini mentre per l’analisi dinamica si analizzano i flussi.

 

Da questi tre parametri si evidenzia come i risultati che essi generano si differenziano tra di loro anche perché subentrano altre varianti tipo il numero e la tipologia delle informazioni e, molto importante, se l’analisi viene condotta da un analista interno o esterno all’organizzazione aziendale.

 

Per iniziare ad elaborare un’analisi di bilancio bisogna prendere lo studio effettuato sull’azienda sottoposta ad analisi nelle seguenti tematiche:

  • equilibri economico:
    • ricavi a confronto con i costi per la determinazione del valore residuale;
    • potenza finanziaria:
  • profitto;
  •  sviluppo;
  • sopravvivenza; 
  • tempo economico tecnico necessario alla produzione:
    • tecnologia presente;
    • mercato;
  • tempo monetario per la posticipazione dell’incasso del fatturato per crediti verso i clienti.

 

Per la determinazione del profitto, quindi degli elementi che lo compongono, si deve attuare un ciclo produttivo per ricavare il fatturato nelle tre seguenti fasi:

  • acquisto elementi produttivi:
    • materie prime;
    • servizi;
    • lavoro;
  • trasformazione degli elementi producendo semilavorati;
  • vendita del prodotto sul mercato.

 

Indici per l’analisi di bilancio

Oltre alle modalità sopra indicate è possibile analizzare le voci dello stato patrimoniale e del conto economico tramite gli indici di redditività.

 

Questi indici possono essere riutilizzati per valutare la salute dell’azienda e anche per programmare e controllare la sua futura gestione.

 

Prima di procedere dobbiamo visualizzare  i seguenti argomenti:

  • struttura del patrimonio dell’impresa: la composizione delle fonti, degli impieghi e le relative correlazioni; in questo caso si parla di indici strutturali;
  • capacità dell’impresa di essere solvibile nel medio-lungo periodo: parliamo della solvibilità degli indici patrimoniali;
  • capacità dell’impresa di raggiungere e mantenere un equilibrio finanziario nel breve periodo: parliamo degli indici finanziari.
  • attitudine dell’impresa a conseguire risultati economici positivi nel tempo: parliamo della redditività.

 

Come si costruiscono gli indici per l’analisi

Partendo dai vari scenari sopra elencati è possibile creare una regola per il calcolo dell’utile netto:

fatturatocosto materie primecosto servizi = valore aggiunto

 

valore aggiuntocosto del personale = MOL (margine operativo lordo)

 

MOLaccantonamenti = margine operativo netto

 

margine operativo nettoammortamenti (materiali, immateriale e svalutazioni) = EBIT (eamings before interests and taxes)

 

Nel caso non serva utilizzare l’EBIT possiamo prendere:

EBIT o margine operativo netto o reddito operativooneri finanziari + tasse = utile netto

 

Una volta misurato l’ebit è possibile calcolare i seguenti indici sono:

  1. ROI (Return on Investment): è il ritorno di valore ottenuto dagli investimenti;
  2. ROS (Return on Sales): è il guadagno al netto delle imposte;
  3. ROE (Return on Equity): è il capitale investito che genera valore;

 

1. Indice di analisi ROI

Il ritorno sull’investimento si ricava dividendo l’EBIT (numeratore) con il Capitale Investito (denominatore).

 

Il risultato ci fornisce il parametro sulla redditività, relazione tra investimento e gestione aziendale.

 

La redditività è direttamente influenzata dal fatturato, dai costi aziendali tipici e dal capitale investito.

 

Il ROI è un indice ricavabile dalla moltiplicazione del ROS e del AT (Assets Turrnover).

 

Per ottenere lo stesso ROI bisognerà tenere basso il valore del capitale investito (attivo fisso e attivo circolante).

 

ASSETS TURNOVER

Conosciuto con l’acronimo di AT o ATO ed è un rapporto finanziario sulla misurazione dell’efficienza della capacità di utilizzo delle risorse aziendali che generano ricavi e si ricava rapportando il fatturato (numeratore) con il Capitale investito (denominatore).

 

CAPITALE INVESTITO

Può essere diviso  in attivo fisso e attivo circolante e la sua determinazione genera una necessità finanziaria sopperita dal capitale proprio (CP) e dal capitale di credito (CC) dove la ricompensa del CP è garantita dall’utile di esercizio mentre il CP genera il flusso passivo degli oneri finanziari (interessi per il pagamento di capitale prestato da terzi alla propria attività).

 

TASSO DI RENUMERAZIONE o ONERI FINANZIARI

Viene generalmente indicato con la lettera i e si calcola dal rapporto tra oneri finanziari (numeratore) e il capitale di credito (denominatore).

 

È importante sottolineare la sua importanza ma anche la sua incostanza in quanto è un parametro variabile nel tempo in base all’accordo economico che si instaura tra cliente e fornitore oltre ad essere soggetto alle variabili di mercato.

 

2. Indice di analisi ROS

La redditività delle vendite si ricava dividendo l’EBIT (numeratore) con il Fatturato (denominatore).

 

Il risultato ci fornisce il parametro sulla redditività delle vendite, relazione tra il risultato operativo e i ricavi netti sulle vendite.

 

È particolarmente utile per valutare l’efficienza di segmenti diversi di vendita.

 

3. Indice di analisi ROE

La redditività qualitativa del capitale aziendale e si ricava dividendo l’EBIT (numeratore) con il capitale proprio (denominatore).

 

Il risultato ci fornisce il parametro sulla redditività qualitativa della struttura, relazione tra il reddito netto (NT) prodotto in un anno e i mezzi propri (MP).

 

È uno degli indici più sintetici sui risultati economici aziendali e viene espresso in percentuale.

 

Il ROE è ricavabile anche attraverso i tre indici sviluppati dalla DuPont (schema DuPont):

 

ROI x (capitale investito / capitale proprio) x (utile netto / EBIT)

 

Se ne deduce che il ROE si ricava dal ROI, capitale di indebitamento e dal tasso di incidenza della gestione atipica del MON.

 

MARGINE OPERATIVO NETTO

È un indicatore di redditività usato per riclassificare il conto economico come valore aggiunto e si ottiene sottraendo dal margine operativo lordo (MOL) gli accantonamenti e ammortamenti.

 

Struttura patrimoniale

La scelta delle fonti di finanziamento viene valutata secondo i seguenti elementi:

  • intensità del margine operativo;
  • costo dei capitali;
  • caratteristiche del fabbisogno finanziario (capitale investito);
  • mantenimento del rapporto di indebitamento (leverage).

 

La determinazione degli indici fornisce una relazione fra le classi:

  • impieghi dell’attivo;
  • fonti di  finanziamento.

 

In sostanza, ricordiamo che il capitale investito è costituito dall’attivo fisso (AF) ed dall’attivo circolante (AC).

 

Sulla base di queste considerazioni oggettive nascono i seguenti indici di struttura patrimoniale:

  1. CP/CF: capitale proprio (numeratore) e attivo fisso (denominatore);
  2. (CP+Dml)/AF: capitale proprio più i debiti a medio lungo termine (numeratore) e attivo fisso (denominatore).

 

Questi indici possono essere espressi in valore assoluto per creare i margini di struttura:

  • CP-AF:  margine di struttura primario;
  • (CP+Dml)-AF: margine secondario.

 

Struttura monetaria

L’analisi della struttura monetaria si effettua prendendo in esame il patrimonio circolante netto, current ratio.

 

PATRIMONIO CIRCOLANTE NETTO

Del patrimonio circolare netto (PCN) si prendono essenzialmente le due seguenti nozioni sul capitale circolante netto (CCN):

  • finanziario: il capitale circolante netto ricavato dalla differenza fra l’attivo circolante (AC) e le passività correnti (PC);
  • economico: è la differenza fra capitale d’esercizio e la passività sulla gestione.

 

Il finanziario, anche detto allargato, deriva dal criterio di riclassificazione finanziaria con la contrapposizione fra elementi attivi liquidi ed elementi passivi che richiedono liquidità, tutti e due entro l’anno.

 

Il finanziario ha l’obbiettivo di misurare il grado di liquidità aziendale.

 

L’economico, anche detto proprio o stretto, si forma dal capitale d’esercizio meno le passività di gestione e risulta diverso rispetto al finanziario.

 

CURRENT RATIO

Questo indice viene determinato dal rapporto fra le attività correnti (numeratore) e le passività correnti (denominatore).

 

Il calcolo dell’indice di disponibilità è utile per capire se le attività correnti in entrata entro l’anno riescono a soddisfare le passività su pagamenti dovuti richiesti entro l’anno.

 

Questo indice fornisce un quadro statico della situazione aziendale al momento della chiusura d’esercizio quindi per ovvia a questo problema gli vengono, generalmente, affiancati si seguenti indici:

  • GGM: la giacenza media di magazzino si calcola dal rapporto fra il magazzino (numeratore) e i ricavi di vendita (denominatore) il cui risultato viene moltiplicato per 365 (giorni dell’anno);
  • GGC: i giorni di dilatazione media per i clienti si calcolano dal rapporto fra la liquidità differita (numeratore) e i ricavi di vendita (denominatore) il cui risultato viene moltiplicato per 365 (giorni dell’anno);
  • GGF: i giorni di dilatazione media per i fornitori si calcolano dal rapporto fra i debiti di gestione (numeratore) e i costi tipici (denominatori) il cui risultato viene moltiplicato per 365 (giorni dell’anno).

 

Il raggruppamento di GGM, GGC e GGF creano il gruppo degli indici di rotazione che qualificano la liquidità aziendale.

 

Analisi dei flussi di cassa

Analizzare i flussi di cassa significa determinare il cash flow operativo (UFCF acronimo di Unlevered Free Cash Flow).

 

In sostanza bisogna analizzare le entrate e le uscite di cassa dell’attività e questa analisi è essenziale per comprendere se il business sia sostenibile.

 

Per il calcolo del UFCF ci sono due procedimenti:

  • UFCF è dato dai ricavi tipici – costi gestionali tipici – incremento crediti – variazioni di magazzino + incremento debiti non bancari;
  • CF operativo è dato dal MOL ± ΔCCN – investimenti.

 

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