Studi di settore, cosa sono e a cosa servono?

Gli studi di settore sono da sempre lo spauracchio di liberi professionisti e imprese. Vediamo cosa sono.

Leandro D'Addario Leandro D’Addario

Gli studi di settore sono uno strumento del fisco che si basa su una raccolta sistematica di dati che caratterizzano l’attività e il contesto economico d’impresa e che hanno come fine ultimo quello di valutare la reale capacità di produrre reddito.

Si tratta quindi di uno strumento che l’Agenzia delle Entrate utilizza come forma di accertamento del reddito del contribuente, basato sull’elaborazione di un insieme definito di dati che consente all’Agenzia delle entrate di presumere quale sia il reddito di professionisti e imprese.

In Italia sono stati introdotti con il DL 30/08/93 n.331 che è poi stato convertito nella legge 427/1993.

Gli studi di settore vengono classificati per area/settore. Ve ne sono quattro:

  • Servizi (TG, UG, VG);
  • Commercio (TM, UM, VM);
  • Manifatture (UD, VD);
  • Professionisti (TK, UK, VK).

Questi raggruppamenti permettono di suddividere le imprese in gruppi omogenei denominati cluster e attraverso un calcolo matematico vengono messi in relazione le caratteristiche dell’attività con i presunti ricavi o compensi.

Gli studi di settore sono riservati a tutti quei soggetti che svolgono attività d’impresa, artistiche e professionali (imprenditori e lavoratori autonomi) e vanno presentati unitamente alla dichiarazione dei redditi, compilando un modello in cui bisogna inserire tutti i dati necessari richiesti dallo studio di settore.

Tali moduli vanno compilati ed inviati per mezzo di un software.

Gli adempimenti per aziende e liberi professionisti in merito agli studi di settore sono quindi rappresentati da:

  • l’individuazione del proprio cluster di appartenenza;
  • indicazione di congruità: bisogna indicare se i ricavi o compensi dichiarati sono congrui con quanto previsto dallo studio di settore, rientrano cioè nell’Intervallo di Confidenza Parametrale;
  • l’individuazione della coerenza, ovvero l’appartenenza dei propri indicatori economici al range prefissato dallo studio di settore per il cluster cui la propria attività appartiene.

Nel caso in cui fossero riscontrati dall’Agenzia delle Entrate delle anomalie tra redditi dichiarati e quanto previsto dagli studi di settore, si attiverà in automatico la procedura di contraddittorio obbligatorio con il contribuente. Questo risulterà in ulteriori indagini e controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate nei confronti del contribuente.

Al contribuente è data possibilità di adeguarsi agli studi di settore indicando cioè i maggiori ricavi derivanti dagli studi di settore in dichiarazione (rispetto alla dichiarazione dei redditi) e pagare una maggiorazione del 3%.

Ci sono novità per l’anno 2016?

Ebbene si. Nel 2015 gli studi di settore sono stati elaborati considerando le informazioni degli anni 2013 e 2014. Attraverso la circolare 24/2016 è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate che, in caso sia necessario procedere a controlli fiscali, verranno utilizzati in maniera retroattiva gli studi di settore evoluti del 2015 per determinare il reddito per le annualità a partire dal 2013.

Pertanto nel caso di contraddittorio obbligatorio, si potranno applicare i risultati derivanti dagli Studi evoluti per il 2015 a tali annualità.

Non vanno invece considerati i correttivi anticrisi (previsti dal DM 12/5/2016), poichè si tratta di specificità per il solo anno 2015.

L’Agenzia delle Entrate ha tenuto a ribadire quanto già precisato con la circolare 23/E/2013, ovvero che:

  • sarà fatta verifica che l’attività esercitata nel periodo di imposta siano le medesime di quelle previste nello Studio di settore Evoluto e che lo stesso le colga compiutamente;
  • l’uso dei risultati degli Studi Evoluti per determinare la pretesa tributaria relativa ad annualità precedenti è possibile esclusivamente nel caso non emergano incoerenze negli indicatori previsti dagli studi evoluti;
  • nel caso invece di anomalie nei precedenti indicatori, i risultati degli studi evouti potranno essere utilizzati per definire la pretesatributaria solo nel caso in cui emerga che la non coerenza degli indicatori stessi derivi da insufficienze produttive dell’azienda e non dall’infedeltà delle informazioni utilizzate per la stima.

Per il 2016 si possono trovare tutte le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate per la compilazione degli studi di settore qui.

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