Regime dei minimi 2016. Guida pratica.

Regime dei minimi 2016 – Cosa cambia e chi può usufruirne

Regime dei minimi 2016 - Leandro D'Addario Leandro D’Addario

La finanziaria 2008 ha introdotto un regime di partita IVA agevolato e semplificato. Stiamo parlando del cosiddetto regime dei minimi, una modalità “speciale” di partita IVA esente da IRAP, IVA, Irpef e vincoli imposti dagli studi di settore.

Il regime dei minimi ha il beneficio di essere soggetto di tassazione esclusivamente attraverso il versamento dell’imposta sostitutiva e il pagamento dell’imposta di bollo, al momento pari a due euro da applicare esclusivamente per le fatture che superano l’importo di 77,47 euro.

L’ingresso nel regime dei minimi è assoggettato ad alcuni requisiti specifici:

  • L’attività di impresa deve essere stata avviata successivamente al 31 dicembre 2007 (e precedentemente al 31 dicembre 2015, vedremo poi le motivazioni);
  • Non bisogna aver conseguito ricavi o percepito compensi superiori ai 30000 euro annuali;
  • Nel triennio solare precedente l’avvio dell’attività, non bisogna aver effettuato cessioni all’esportazione né acquistato beni strumentali per importi superiori a 15000 euro;
  • Non aver sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori (non occasionali), né corrisposto borse di studio, assegni o sussidi e somme come utili da partecipazione agli associati che apportano esclusivamente lavoro;
  • Allo stesso modo nel triennio precedente l’avvio dell’attività, i professionisti, non devono aver esercitato un’attività artistica, professionale o di impresa e tale attività (ossia quella svolta avvalendosi del regime dei minimi) non deve essere stata già svolta in maniera dipendente o autonoma..

Chi non possiede tali requisiti non può avvalersi del regime agevolato.

Successivamente con il DL 98/2011, viene introdotta una modifica che apporta alcune innovazioni, seppur mantenendo fermi i principi generali dettati dalla Finanziaria 2008.

In particolare:

  • l’imposta sostitutiva passa dal 20% al 5%;
  • non si deve più inserire la ritenuta d’acconto nelle fatture. Questa misura è stata introdotta per porre rimedio al fatto che i cosiddetti contribuenti minimi venivano a trovarsi costantemente in una situazione di credito;
  • Viene rimosso il limite di età anagrafica precedentemente previsto. La modifica prevede di poter usufruire del regime dei minimi in due casistiche:
    • Per 5 anni indipendentemente dall’età anagrafica;
    • Fino al compimento del trentacinquesimo anno di età.

    Questo ha permesso di allargare la possibilità di accesso al nuovo regime agevolato anche a chi avesse superato i 35 anni di età.

Chi si avvale di questo regime agevolato è esente dal pagamento dell’IVA non addebita l’imposta a titolo di rivalsa e per ovvie ragioni, non ha diritto alla detrazione dell’IVA.

Un altro beneficio risiede nel fatto che il reddito dei “contribuenti minimi” è assoggettato al pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, la cui aliquota è pari al 5%.

Il regime dei minimi rappresenta un regime semplificato e agevolato. Chi ne usufruisce non è tenuto alla registrazione e alla tenuta delle scritture contabili e, come già illustrato, si può beneficiare di un’aliquota molto vantaggiosa. E’ tuttavia necessario presentare la dichiarazione dei redditi e conservare tutta la documentazione.

Per quanto riguarda l’anno corrente, con la legge di stabilità 2016, il regime dei minimi viene abrogato e di fatto trasformato nel nuovo regime forfettario (leggi la nostra guida qui).

Il regime dei minimi resterà in vigore per chi ne ha usufruito prima del 31/12/2015 fino alla naturale scadenza, ovvero il compimento del trentacinquesimo anno di età o il superamento dei 5 anni (5 periodi di imposta consecutivi), non è più possibile scegliere il regime dei minimi come regime agevolato a partire dal 01/01/2016. L’unica forma agevolata in vigore è il regime forfettario 2016.

Consulta anche il nostro articolo: Regime Forfettario – La prima fattura.

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