Ratei e Risconti – Guida pratica

Ratei e risconti, vediamo in questa guida pratica cosa sono e come si usano per arrivare a pagare il giusto carico fiscale

Leandro D'Addario Leandro D’Addario

I ratei e i risconti rappresentano quote di costi o di ricavi che fanno riferimento a due o più esercizi contabili.

Ratei e risconti sono annoverati tra le scritture di assestamento che vengono effettuate a fine esercizio, in modo da redigere il bilancio.

Uno dei principi basilari da seguire al momento della formazione del bilancio, è il principio della competenza economica secondo il quale il momento della contabilizzazione di costi e ricavi corrisponde con quello della loro maturazione e non con quello dell’effettivo pagamento o incasso. E’ in questo ambito che ratei e risconti trovano la propria ragion d’essere.

Il codice civile disciplina il principio della competenza economica nell’art. 2423-bis. Tale principio è altresì stato recepito dalla normativa fiscale TUIR poiché dal risultato di esercizio si parte per la determinazione dei redditi di impresa soggetti a tassazione.

Ulteriore disciplina dei ratei e dei risconti la troviamo nel documento 18 dell’OIC (Organismo Italiano di Contabilità).

I ratei attivi e passivi fanno parte di quelle che vengono chiamate “operazioni di integrazione”.

La loro funzione è quella di rilevare un costo o un ricavo che è di competenza dell’esercizio in corso (quello per il quale stiamo redigendo il bilancio), ma che avrà manifestazione finanziaria (e quindi il pagamento o la riscossione effettiva) nell’esercizio successivo.

Si tratta quindi di inserire, attraverso lo strumento delle operazioni di integrazione, variazioni positive o negative che non possono essere imputate all’esercizio in corso (e che quindi non vengono registrati) in quanto non ancora incassati o pagati.

I risconti attivi e passivi, sono invece considerati nell’ambito delle “operazioni di rettifica”, poiché in questo caso andiamo a rettificare quote di costi o ricavi che abbiamo già registrato, essendosi verificato nell’anno in corso il pagamento o la riscossione, ma che in realtà sono di competenza di esercizi futuri.

Vediamoli singolarmente per capirne meglio il funzionamento.

RATEO ATTIVO: si tratta di quote di ricavi di competenza del corrente esercizio che saranno però incassate in esercizi futuri.

Supponiamo che abbiamo in essere un finanziamento i cui interessi vengono liquidati posticipatamente. Supponiamo che gli interessi facciano riferimento al periodo 30/09/2010 – 31/03/2011 e che l’importo totale sia di euro 7.500.

Vediamo che gli interessi sono in parte di competenza del 2010 (per un totale di 92 giorni) e in parte di competenza del 2011 (90 giorni).

Essendo incassati posticipatamente nel 2011 sarà registrata l’effettiva movimentazione di cassa, mentre nel 2010 avremo una quota di interessi che è di competenza dell’anno, ma che di fatto non andrà a movimentare la cassa. Il 31/12/2010, registreremo quindi un rateo attivo relativamente alla quota di competenza 2010 pari a:

rateo attivo =

[importo totale] * [gg competenza anno corrente] / [gg totali di riferimento] =

(7.500 €*92)/182 =

3791,20 €

RATEO PASSIVO: sono quote di costi relativi all’esercizio corrente che saranno liquidati in esercizi futuri.
Facciamo l’esempio degli interessi posticipati su mutuo.
Supponiamo di avere come periodo di riferimento per la rata 01/11/2010 – 31/01/2011.
La quota di interessi sul mutuo relativa al periodo 01/11/2010-31/12/2010 rappresenta un rateo passivo, poiché di fatto gli interessi verranno corrisposti alla banca il 31/01/2011.
Supponiamo che il totale interessi sia 850€, avremo che:

rateo passivo =

[importo totale] * [gg competenza anno corrente] / [gg totali di riferimento] =

(850 €*61)/92 =

563, 58 €

RISCONTO ATTIVO: parliamo di un costo già rilevato nell’esercizio corrente, ma di competenza (totale o parziale) dell’esercizio successivo.

Ad esempio pensiamo a un canone di locazione. Supponiamo che il 31/10/2010 abbiamo pagato il canone relativo al periodo 31/10/2010 – 30/04/2011 pari a € 2000.
Avremo quindi pagato un canone di affitto che è di competenza del 2010 per 62 giorni, mentre è di competenza del 2011 per 120 giorni (quota di risconto)

risconto attivo =

[importo totale] * [gg competenza anno corrente] / [gg totali di riferimento] =

(2000 €*120)/182 =

1318, 68 €

RISCONTO PASSIVO: parliamo di un ricavo già contabilizzato, ma di competenza dell’anno successivo. Facciamo l’esempio dei canoni di locazione attivi.

Supponendo di aver incassato il 01/12/2010 un canone di locazione pari ad euro 10.000 relativo al periodo 01/12/2012 – 28/02/2011, l’importo di competenza del 2011 (59 gg) da registrare come riconto passivo sarà pari a:

risconto passivo =

[importo totale] * [gg competenza anno corrente] / [gg totali di riferimento] =

(10.000 €*59)/90 =

6.555,55 €

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